Jack London.
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La legge della vita.
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Titolo originale: The law of life.
Dai volumi: The God of his fathers, Children of the frost, e altri.
1938. Sonzogno Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Nicoletta Ceolin, Paolo Alberti e Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice.
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LA LEGGE DELLA VITA.
LA MALATTIA DEL CAPO LONE.
LA SAGGEZZA DELLA PISTA.
LA SFORTUNA DI BIDARSHIK.
IL PREZZO DELLA SPOSA.
LA MORTE DI LIGOUN.
L'ASTUZIA DI KEESH.
IL CUORE DI UNA DONNA INDIANA.
NEGORE IL VILE.
IL PADRONE DEL MISTERO.
IL GRIDO DEL CORVO.
LA MOGLIE SIWASH.
LA SPARIZIONE DI MARCUS O' BRIEN.
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Fine indice.
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LA LEGGE DELLA VITA.
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Il vecchio Koskoosh ascoltava avidamente. Bench la sua vista fosse scomparsa da tempo, l'udito era ancora buono, e il suono leggerissimo penetrava fin nella vaga intelligenza che dimorava ancora dietro la fronte rugosa, ma che non contemplava pi le cose concrete del mondo. Ah! Il rumore era prodotto da Sit-cum-to-ha, che ingiuriava i cani, mentre li costringeva a forza di scapaccioni sotto la bardatura. Sit-cum-to-ha era la figlia di sua figlia, ma in quel momento era troppo occupata per dedicare un pensiero al misero nonno seduto solo l nella neve, abbandonato e disperato. Bisognava disfare il campo. La lunga pista attendeva, mentre il breve giorno si rifiutava di attendere. La ragazza sentiva il richiamo della vita, non della morte. E il vecchio era ormai prossimo alla morte.
A questo pensiero, il panico invase per un momento Koskoosh, che tese le mani paralizzate, tastando con gesti tremanti la piccola catasta di legna secca che aveva accanto. Rassicurato che il combustibile fosse veramente l, la mano si ritir al riparo delle pellicce spelate, ed egli si mise ad ascoltare. Il cupo crepitare delle pelli a met gelate, gli disse che avevano smontata la capanna del capo, e che ne ripiegavano i var pezzi per renderla trasportabile. Il capo era suo figlio, forte e robusto, condottiero della trib e gran cacciatore. Mentre le donne faticavano col bagaglio del campo, la sua voce si lev sgridandole per la loro lentezza. Il vecchio Koskoosh tese l'orecchio. Era l'ultima volta che avrebbe udita quella voce. Ecco che se ne andava la capanna di Geehow! E quella di Tusken! Sette, otto, nove; restava solo quella dello shaman. Ecco! Erano ormai al lavoro su essa. Il vecchio udiva lo shaman grugnire, mentre ammucchiava le pelli sulla slitta. Un bambino piagnucol e una donna lo calm con voce gutturale. Il piccolo Koo-tee, pens il vecchio, un bambino scontroso e non troppo robusto. Sarebbe morto ben presto, forse e gli avrebbero scavato una buca nella terra gelata, e vi avrebbero ammucchiato sopra delle rocce per proteggerlo dagli animali.
Ebbene, che importava? Era il destino di tutti: un po' di anni trascorsi a ventre vuoto, qualche altro a ventre pieno, poi la fine... La morte, pi affamata di tutti, non mancava mai di visitare la trib.
Che era questo? Oh, gli uomini che legavano le slitte e stringevano le cinghie. Il vecchio ascolt: il vecchio che non avrebbe pi ascoltato. Le fruste schioccarono e morsero i cani. Uditeli mugolare! Come odiano la fatica e la pista! Eccoli partiti! Le slitte si allontanarono l'una dopo l'altra, svanendo nel silenzio. Erano partiti. Erano  usciti dalla sua vita, ed egli affrontava da solo l'ultima ora amara. No. La neve scricchiolava sotto un paio di mocassini; un uomo si teneva accanto a lui; sulla sua testa una mano si appoggiava dolcemente. Suo figlio era buono, per compiere quell'atto. Il vecchio ramment gli altri, i cui figli non avevano atteso, dopo che la trib era partita. Ma suo figlio aveva atteso. La sua mente si smarr nel passato finch la voce del giovane la riport al presente.
- Hai tutto quel che ti occorre? - domand.
E il vecchio rispose:
- Tutto.
- Hai accanto una catasta di legna - continu il giovane - e il fuoco arde brillantemente. La mattina  grigia e il freddo  venuto. Nevicher fra breve. Comincia gi a nevicare.
- S, comincia gi a nevicare.
- Gli uomini della trib hanno fretta. Le loro balle sono pesanti, il loro ventre  piatto per mancanza di cibo. La pista  lunga ed essi viaggiano rapidamente. Devo andarmene, ora. Va bene?
- Va bene. Sono come una foglia dell'anno scorso, attaccata leggermente per il gambo. Il primo alito di vento e cade. La mia voce  divenuta come quella d'una vecchia. Gli occhi non mi mostrano pi il cammino e i piedi sono pesanti ed io sono stanco. Va bene.
Curv la testa tranquillamente, finch gli ultimi scricchiolii della neve si spensero in lontananza, ed egli comprese che il figlio non era pi a portata di voce. La sua mano si port in fretta alla legna. Solo questa si trovava fra lui e l'eternit. Rappresentava la misura della sua vita. Una manciata di fascine. Una dopo l'altra, sarebbero andate ad alimentare il fuoco; e proprio cos, passo per passo, la morte si sarebbe avvicinata a lui. Quando l'ultimo pezzo di legna avesse ceduto il suo calore, il gelo avrebbe cominciato ad acquistar forza. Prima i piedi, poi le mani; e poi l'assideramento si sarebbe insinuato piano piano dalle estremit al corpo. La testa gli sarebbe caduta avanti sulle ginocchia, e allora avrebbe trovato il riposo. Era facile. Tutti devono morire.
Non si lamentava. Era la legge della vita, ed era giusta. Egli era nato vicino alla terra, era vissuto, e la legge perci non gli era nuova. Era la legge di tutti gli animali. La natura non  buona col singolo. Non si preoccupa dell'essere concreto chiamato individuo. Il suo interesse  riposto nella specie, nella razza. Questa era la pi profonda astrazione di cui fosse capace la mente barbara di Koskoosh, ma la comprendeva bene. Vedeva in tutta la vita l'esempio di quella legge. Il sollevarsi della linfa, lo sbocciare dei bottoni verdi, la caduta delle foglie gialle: bastava questo a dire l'intera storia. Ma un compito la natura assegnava all'individuo. Se egli non l'adempiva, veniva a morte. Se l'adempiva era lo stesso: moriva. La natura non se ne curava; erano tanti gli ubbidienti, e quello che importava era l'ubbidienza. La trib di Koskoosh era antichissima. I vecchi che egli aveva conosciuto da ragazzo avevano conosciuto alla loro volta dei vecchi prima di loro. Perci era vero che la trib viveva, che esisteva per l'ubbidienza di tutti i suoi membri, su su fino al passato dimenticato. Ma i singoli non contavano; erano semplici episod. Erano scomparsi come nuvole in un cielo estivo. Anche lui era un episodio e sarebbe scomparso. La natura non se ne curava. La vita assegnava un solo compito, dava una sola legge: perpetuare era il compito della vita, la sua legge era la morte. Adempiuto il compito l'individuo, al primo periodo di carestia o alla prima pista difficile, sarebbe stato abbandonato, come avevano abbandonato lui nella neve, con una catasta di legna accanto. Tale era la legge.
Depose accuratamente un ramo sul fuoco e riprese la sua meditazione. Era lo stesso dappertutto, in tutte le cose. Le zanzare sparivano ai primi geli. I piccoli scoiattoli andavano a nascondersi per morire. Quando invecchiava, il coniglio diveniva lento e pesante, e non poteva pi vincere i nemici nella corsa. Anche il grande orso diveniva incerto e cieco e irritabile, per essere abbattuto alla fine da un branco di cagnetti ululanti. Rammentava come lui stesso aveva abbandonato il padre un inverno, sul corso superiore del Klondike: l'inverno prima che il missionario venisse col libro di preghiere e la cassetta delle medicine. Molte volte Koskoosh s'era leccato le labbra al ricordo di quella cassetta. L'"ammazza-dolori" era stato specialmente gradevole. Ma il missionario era un peso, dopo tutto, perch non portava carne al campo, e mangiava abbondantemente, e i cacciatori brontolavano. Ma si gel i polmoni sulle montagne del Mayo, e qualche tempo dopo i cani ficcarono il naso fra le pietre e trovarono le sue ossa.
Koskoosh mise un altro ramo sul fuoco e torn al passato. Era stata l'epoca della Grande Fame, quando i vecchi si accoccolavano col ventre vuoto intorno al fuoco, e rammentavano le vaghe leggende dei giorni antichi, allorch lo Yukon scorse libero per tre inverni e poi rest gelato per tre estati di seguito. In quella carestia egli aveva perduta la madre. Il passaggio del salmone era venuto meno nell'estate, e la trib aveva atteso l'inverno sperando nel caribu. Poi venne l'inverno ma i caribu non apparvero. Non s'era mai veduto nulla di simile, ricordavano i pi vecchi. Ma i caribu non vennero, e giunse il settimo anno, e i conigli non s'erano riprodotti, e i cani non erano altro che mucchi di ossa. E durante le lunghe tenebre i bambini gemevano e morivano, e morivano le donne e i vecchi; e neppure uno su dieci della trib sopravvisse per vedere il sole, quando esso ritorn nella primavera. Che grande carestia!
Ma egli aveva veduto anche tempi di abbondanza, quando la carne si sciupava e i cani erano grassi e incapaci di lavorare per la supernutrizione: tempi quando lasciavano passare indisturbata la selvaggina e le donne erano feconde e le capanne riboccavano di bambini. Allora fu che gli uomini divennero sdegnosi, e ravvivarono antiche lotte, e attraversarono le montagne a sud per uccidere i Pelly, e ad ovest per sedere accanto ai fuochi spenti del Tanana. Rammentava da ragazzo un'epoca di abbondanza, quando vide un alce abbattuto dai lupi. Zing-ha era disteso con lui nella neve e guardava; Zing-ha che pi tardi divenne il pi esperto dei cacciatori, e che alla fine cadde in una tasca d'aria sullo Yukon gelato. Lo trovarono un mese dopo, irrigidito dal ghiaccio nella posizione in cui era restato, mentre tentava di uscir fuori dalla buca.
Ma la sua mente torn all'alce. Zing-ha e lui erano usciti quel giorno per giocare alla caccia, imitando i loro padri. Sul letto del fiume rilevarono le tracce fresche di un alce, e con esse le tracce di molti lupi.
- Un vecchio animale - disse Zing-ha che era pronto a leggere i segni. - Un vecchio che non riesce a seguire il suo branco. I lupi l'hanno tagliato fuori e non lo lasceranno pi.
E fu cos! Era la maniera dei lupi. Di giorno e di notte, mai riposandosi, ringhiando ai suoi talloni, saltandogli sotto il naso, gli restarono accanto sino alla fine. Come i due ragazzi avevano sentito accendersi la sete del sangue! La fine doveva essere uno spettacolo da vedersi!
Coi piedi doloranti, seguirono la pista, che anche lui Koskoosh, lento di vista o poco esperto, avrebbe potuto seguire alla cieca, tanto era larga. Sapevano di trovarsi vicinissimi alla caccia, leggendo in ogni passo la truce tragedia scritta di fresco sulla neve. Giunsero al punto dove l'alce aveva affrontato gli assalitori. In lungo e in largo in ogni direzione, la neve era calpestata e sconvolta. In mezzo erano le profonde impressioni della selvaggina dagli zoccoli spaccati, e tutt'intorno, dovunque, si vedevano le orme pi leggere dei lupi. Alcuni, mentre i loro fratelli assalivano per uccidere, s'erano distesi su un fianco per riposarsi. Le lunghe impronte dei loro corpi sulla neve erano perfette come se le avessero lasciate un momento prima. Un lupo era stato abbattuto dalla vittima impazzita e calpestato a morte.
E poi giunsero al punto dove l'alce si era trovato davanti a un argine, che doveva superare per guadagnare la foresta. Ma ora i suoi nemici l'avevano assalito alle spalle, finch egli aveva dovuto indietreggiare, cadendo su loro e schiacciandone due. Era chiaro che la fine era imminente, perch i lupi avevano lasciati intatti i loro fratelli caduti. Due altri combattimenti erano seguiti, rapidi e in breve successione. La pista era rossa e il passo deciso della grande bestia era divenuto incerto e irregolare. Allora udirono i primi suoni della battaglia: non il coro pieno della caccia, ma i latrati brevi e ringhiosi, che parlavano d'una lotta corpo a corpo e dei denti affondati nella carne. Poich si trovavano a sottovento, Zing-ha strisci nella neve, e con lui si trascin Koskoosh, che negli anni a venire doveva essere il capo della trib. Insieme scostarono i rami inferiori d'un giovane abete e guardarono davanti a s. Assistettero alla fine.
Il quadro, come tutte le impressioni dei giovani, era ancora forte in lui, e i suoi occhi rividero la fine selvaggia e violenta, come l'avevano contemplata in quei giorni antichi. Koskoosh si meravigli di questa nettezza di ricordo, perch nei giorni che seguirono, quando egli era capo di uomini, aveva compiuto delle grandi gesta, e aveva fatto maledire il suo nome dai Pelly, per non dir nulla dei bianchi che aveva ucciso coltello a coltello, in aperto combattimento.
Medit a lungo sui giorni della sua giovinezza, finch il fuoco si abbass e il gelo cominci a morderlo. Lo ravviv questa volta con due ramoscelli, e fece il conto della vita che gli restava. Se Sit-cum-to-ha avesse solo pensato al nonno, raccogliendo una bracciata pi grande, le sue ore sarebbero state pi lunghe. Sarebbe stato facile, allora. Ma ella era stata sempre una ragazza incurante e non onorava l'antenato, dall'epoca che il Castoro, figlio del figlio di Zing-ha, aveva gettato per la prima volta gli occhi su lei. Ebbene, che importava? Non aveva egli fatto lo stesso nella sua viva giovinezza? Per qualche tempo ascolt in silenzio.
Tese l'orecchio. Non un movimento, nulla. Lui solo esisteva in mezzo al vasto silenzio! Ascolta! Che cos'era? Un brivido gli attravers il corpo. Il lungo urlo familiare ruppe l'incantesimo del silenzio: era vicinissimo. Allora ai suoi occhi annebbiati apparve la visione dell'alce: i fianchi laceri e sanguinanti, la criniera arruffata e le grandi corna ramificate cadenti al suolo, alla fine. Vide le forme grige che si avventavano, gli occhi lampeggianti, le lingue rosse, le zanne coperte di bava. E vide il cerchio inesorabile serrarsi, finch diveniva un'unica macchia nera in mezzo alla neve calpestata.
Un muso freddo gli si appoggi alla guancia, e a questo contatto l'anima del vecchio torn al presente con un balzo. La sua mano corse al fuoco e trasse una fascina fiammeggiante. Sopraffatto dalla paura ereditaria dell'uomo, il bruto si ritir, lanciando un grido prolungato ai fratelli; ed essi gli risposero prontamente, finch un cerchio di forme grige si form intorno. Il vecchio ascoltava il serrarsi di questo cerchio. Agit selvaggiamente il suo ramo, e gli sbuffi si trasformarono in ringhi; ma gli animali ansanti si rifiutarono di disperdersi. Ora uno strisciava avanti, ora un altro, ora un terzo; ma nessuno si ritirava d'un pollice. Perch aggrapparsi alla vita? si domand il vecchio, lasciando cadere nella neve il ramo fiammeggiante. Questo sibil e si spense. Il cerchio grugn, inquieto, ma rest immobile. Koskoosh rivide l'ultima battaglia del vecchio alce, e lasci cadere con aria stanca la testa sulle ginocchia. Che importava dopo tutto? Non era la legge della vita?
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LA MALATTIA DEL CAPO LONE.
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Eravamo seduti, io e i due vecchi indiani, presso ad un fuoco che doveva proteggerci col suo fumo dagli assalti delle zanzare. A destra, sotto di noi, a venti piedi dalla sponda che si sgretolava, scorrevano le acque calme del Yukon. A sinistra, sopra la cima verde delle basse colline, rosseggiava il sole semispento della giornata artica, quel sole che n quella notte - poich era mezzanotte - n per molte altre notti sarebbe tramontato.
I due vecchi che sedevano accanto a me erano il capo Lone e Mutsak, un tempo compagni di combattimenti, ed ora decrepiti depositari delle tradizioni della trib. Erano gli ultimi sopravvissuti della loro generazione, ed i giovani, che erano cresciuti in contatto col mondo dei minatori, non testimoniavano pi loro il minimo rispetto.
Che cosa diventava ormai la potenza dei riti spaventosi e dei misteri da stregone, quando tutti i giorni si sentiva sbuffare e strepitare, a monte e a valle del Yukon, il vapore, questo mostro che, a dispetto di tutte le leggi, respira il fuoco?
In verit i due vecchi, il capo Lone e Mutsak, essendo vissuti troppo a lungo, passavano ora dei tristi giorni e, nel rinnovato ordine delle cose, non ricevevano pi alcun onore n pi era riconosciuta la loro dignit. Cos attendevano mestamente che la morte venisse a liberarli.
Eppure quel giorno si erano sentiti attratti verso questo strano uomo bianco che sopportava con loro la tortura del fuoco, delle zanzare e che si preparava ad ascoltare attentamente le storie del tempo passato, le storie di quando ancora sul Yukon non era apparso il vapore.
- Mi si scelse dunque una giovane donna... - diceva il capo Lone riandando al passato. - Perch mio padre, Kasata-ka, detto La Lontra, vedeva con dispiacere la mia indifferenza ad accasarmi. Egli era vecchio ed era il capo della trib. Di tutti i suoi figli io ero l'unico sopravvissuto ed ero quindi l'unico dal quale egli poteva sperare di veder perpetuata la sua stirpe.
"Ma sappi, o Uomo Bianco, che io ero molto ammalato, che n la caccia n la pesca avevano pi attrattive per me e che il mio stomaco non digeriva pi la buona carne. Come avrei potuto in queste condizioni, guardare con piacere la fidanzata, prepararmi al festino del matrimonio e desiderare di udire il balbetto dei fanciulli?
-  giusto - interruppe Mutsak. - Perch non  forse vero che il capo Lone si era dibattuto nella stretta di un grosso orso, il quale gli aveva compresso il cranio a tal punto che il sangue era zampillato dalle orecchie?
Il capo Lone scosse vigorosamente la testa:
- Mutsak dice il vero. In seguito la mia ferita guar, ma io soffrivo. Sebbene le carni si fossero cicatrizzate, il male continuava di dentro. Quando camminavo, le mie gambe tremavano; quando volgevo gli occhi alla luce essi mi si riempivano di lacrime. Quando li aprivo mi sembrava che ogni cosa traballasse e che tutto turbinasse vorticosamente nella mia testa. Sentivo al di sopra degli occhi una grande sofferenza: come se un peso mi schiacciasse o come se una stretta benda mi fasciasse la fronte. Parlavo lentamente e bisognava che pensassi a lungo prima di trovare la parola appropriata. Se volevo affrettarmi, vocaboli di ogni specie mi si affollavano alle labbra, e dicevo delle sciocchezze. Ero molto ammalato, e quando mio padre, La Lontra, port davanti a me Kasaan...
- Che era bella, giovane, forte, e figlia di mia sorella - interruppe ancora Mutsak. - Kasaan faceva i sandali rneglio di qualunque altra fanciulla della trib; e la corda di fibra che ella tesseva era la pi forte. I suoi occhi sorridevano sempre e il riso non lasciava mai le sue labbra; era di umore dolce e non dimenticava che gli uomini impongono la legge alla quale ogni donna deve obbedire.
- ...Come vi ho detto, io ero ammalato - prosegu il capo Lone. - E quando mio padre, La Lontra, mi port innanzi Kasaan, risposi: "Preparate piuttosto i miei funerali, invece del mio matrimonio". Al sentire queste parole, il volto di mio padre si oscur dalla collera. "Il tuo desiderio sar appagato - grid. - Sebbene tu sia ancora vivo, preparati a morire, poich noi vediamo in te un cadavere!
- Questo modo di agire non  nei nostri costumi - interruppe vivamente Mutsak. - Sappi, al contrario, che la cerimonia che doveva aver luogo per il capo Lone, di ordinario sono riservate solo ai morti. Ma La Lontra era fortemente corrucciato.
- Cos  infatti! - riprese il capo Lone. - Mio padre, La Lontra, parlava poco ma agiva presto. Ordin dunque che tutta la trib si riunisse davanti alla tenda nella quale io giacevo. Quando tutti furono arrivati, comand loro che piangessero la morte di suo figlio. Davanti alla tenda la gente della trib incominci a salmodiare la lugubre melopea: "O-o-o-o-o-o-a-haa-hai-ich-klu-kuk-ich-kla-kuk". Ad un ordine di mio padre, Okiakuta, mia madre, che si trovava dentro la tenda, cominci a insudiciarsi il viso di fuliggine, a cospargersi il capo di cenere, e a piangermi come se fossi veramente morto. Essa faceva gran rumore picchiandosi violentemente il petto e strappandosi i capelli. Houniak, mia sorella, e Seenatah, la sorella di mia madre, si unirono a lei, e il loro assordante baccano non fece che aggravare di molto il mio male alla testa, tanto che mi sembrava che la mia ultima ora fosse davvero gi scoccata.
"Gli anziani della trib si unirono intorno al mio giaciglio e discussero sul viaggio che la mia anima doveva intraprendere. Uno di essi parlava di folte e sterminate foreste nelle quali gli spiriti smarriti erravano piangendo; quella doveva essere la mia sorte per l'eternit... Un altro vedeva per me dei fiumi immensi, dalle correnti rapidissime e traditrici, in mezzo ai quali i genii del male, gettando alte grida, afferrano le anime per i capelli e le trascinano in fondo alle acque.
"Gli anziani parlarono poi delle tenebre e del silenzio dei grandi spazi attraverso i quali la mia anima avrebbe dovuto vagare. Mia madre ricominci allora a piangere pi rumorosamente e a cospargersi il capo di cenere, e Kasaan mi si avvicin, calmissima e timida, e lasci cadere sopra agli oggetti destinati al mio pellegrinaggio, un piccolo sacco nel quale sapevo che essa aveva messo la selce, l'acciarino e l'esca, perch la mia anima potesse accendere il fuoco.
"Furono scelte delle coperte per avvolgermi, e gli schiavi che sarebbero stati uccisi perch la loro anima facesse compagnia alla mia. Ce n'erano sette, perch mio padre era ricco e potente, e bisognava che io, suo figlio, avessi dei funerali degni del suo stato. Noi avevamo catturato quegli schiavi durante una guerra contro i Mukumuks che vivevano a valle del Yukon.
"Il giorno dopo Skolka, lo stregone, li avrebbe uccisi uno alla volta, e le loro anime sarebbero venute colla mia, a interrogare i segreti della Morte. Tra le altre cose esse avrebbero portato la mia piroga fino al gran fiume dalle acque rapide e traditrici, e poi, siccome non ci sarebbe stato posto per loro, non mi avrebbero pi seguito, ma sarebbero rimaste a urlare eternamente nella nera e folta foresta.
"Guardavo i miei morbidi e bei vestiti, e pensando ai sette schiavi che sarebbero stati uccisi., mi sentivo fiero dei funerali che si preparavano per me, perch, certamente, molti uomini me li avrebbero invidiati.
"Durante questo tempo, mio padre, La Lontra, rimaneva seduto, triste e taciturno. Per tutta la giornata e per tutta la notte i componenti la trib urlarono i loro canti funebri e picchiarono sui tamburi in mio onore, al punto che mi parve di morire un migliaio di volte.
"Alla mattina mio padre si alz e prese la parola. Egli disse che durante tutta la sua vita era stato un guerriero, il che non era ignorato da nessuno. La gente della trib sapeva anche come fosse pi glorioso morire in battaglia che sdraiati su comode pelli, accanto al fuoco. E poich, in ogni modo, io, suo figlio, stavo per morire, era ancor meglio che io combattessi i nemici della trib, i Mukumuks, e che mi facessi uccidere da loro. Cos avrei meritato gli onori e il grado di capo nell'ultima dimora dei morti, ed il mio valore avrebbe dato gloria a mio padre, La Lontra.
"Diede dunque gli ordini perch un centinaio di uomini della trib si mettesse sul piede di guerra e discendesse il fiume con me. Appena incontrato il nemico io dovevo, solo, uscire dalle file, fingere di combattere e correre cos incontro a una morte certa.
- No! Non  esatto, o Uomo Bianco! - grid Mutsak, incapace di dominarsi pi a lungo. - Devi sapere che Skolka, lo stregone, aveva quella notte, parlottato molto all'orecchio di La Lontra e che  per suo consiglio che il capo Lone fu mandato a morte. La Lontra era ormai vecchio, il capo Lone era il solo rimasto a regnare in sua vece. Dopo che, per tutto un giorno e tutta una notte, la gente della trib si fu invano spolmonata, col solo risultato di constatare che il capo Lone era ancora vivo, Skolka vide con terrore che egli avrebbe potuto non morire del tutto. In realt fu lo stesso Skolka che, celebrando con parole altisonanti l'onore e le azioni valorose, aveva parlato per bocca di La Lontra.
-  vero! - rispose il capo Lone. - Io sapevo con certezza che tutto era opera dello stregone, ma la malattia mi aveva a tal punto abbattuto che non avevo pi la forza n di ribellarmi n di ingiuriare Skolka. Rimanevo indifferente e non pensavo pi che a morire per essere liberato da tutta quella commedia.
"Cos fu, o Uomo Bianco, che la piccola schiera fu pronta per il combattimento. In essa non vi era neppure un guerriero, n un anziano, ma solo un centinaio di giovani che di guerra nulla o ben poco sapevano.
"Tutto il villaggio si radun sulla sponda del fiume per assistere alla nostra partenza. Ci allontanammo salutati da grandi applausi e da canti che celebravano il mio valore. Tu stesso, o Uomo Bianco, non saluteresti con entusiasmo un giovinetto che parte per la guerra, anche quando lo sapessi gi predestinato alla morte?
"Dunque, tutti quei giovani partirono, compreso fra essi Mutsak, che era come gli altri, giovane di anni e di esperienza. La mia piroga fu attaccata con due corregge a quella di Mutsak e a quella di Kamakuk, di modo che, come mio padre aveva ordinato, io non sprecassi le mie forze nel remare e potessi poi, nonostante la malattia, far buona figura nel combattimento. Cos scendemmo il fiume.
...
"Non ti annoier con i particolari del viaggio che, del resto, fu breve. A una certa distanza dal villaggio dei Mukumuks vedemmo due dei loro guerrieri su due piroghe. Scorgendoci essi presero la fuga. In questo preciso momento i miei uomini, obbedendo all'ordine di mio padre, staccarono la mia imbarcazione e mi lasciarono discendere da solo, alla deriva, la corrente. Essi avevano anche avuto l'ordine di restare l per apprezzare il mio contegno davanti alla morte ed esserne testimoni al loro ritorno. Mio padre, La Lontra, e Skolka, lo stregone, volevano cos; e li avevano anche minacciati di una terribile punizione in caso di disubbidienza.
"Immersi la mia pagaia e urlai ai fuggitivi tutto il mio disprezzo. Ai miei insulti, essi si voltarono e videro che, mentre i giovani che erano con me restavano indietro, io solo mi avvicinavo a loro. Allora scostarono un poco le loro piroghe una dall'altra e attesero, ciascuno dalla sua parte, che io passassi in mezzo a loro. Arrivai infatti, colla lancia in mano, cantando l'inno di guerra della mia trib. Ciascuno dei due volle colpirmi, ma io mi curvai e le due lance fischiarono sopra alla mia testa. Mi raddrizzai. Eravamo ora in tre ad affrontarci lealmente: colpii colla lancia quello di destra. La punta della mia arma disparve nella sua gola ed egli cadde nell'acqua.
"Immensa era la mia sorpresa: avevo ucciso un uomo! Mi voltai allora a quello di sinistra e mi accinsi ad affrontare faccia a faccia la Morte. La seconda lancia del mio nemico - l'ultima - non fece che scalfirmi una spalla. Essendo ormai vicinissimo a lui, gli immersi la punta acuminata della mia arma nel petto. Non cadde: anzi, mentre io spingevo con forza per attraversarlo da parte a parte, egli mi tempest il capo di colpi di remo. Rimasi abbagliato come da una folgore che mi fosse scoppiata dinanzi agli occhi, e sentii che nella mia testa qualcosa cedeva. Liberato dal peso che, da tanto tempo, mi opprimeva gli occhi, mi sembr che la benda che mi stringeva la fronte si spezzasse. Una grande dolcezza mi invase e il cuore mi si emp di allegrezza.
"Pensai che fosse la Morte, una Morte dolcissima. Ma, vedendo le due piroghe vuote, compresi che la mia ultima ora non era suonata e che, al contrario, risuscitavo. I colpi che il mio avversario mi aveva dati sul capo avevano compiuto il miracolo. Avevo ora coscienza di aver ucciso i miei due nemici, e questa idea mi inferociva; immersi la pagaia nell'acqua e, a tutta velocit, spinsi la mia piroga verso il villaggio dei Mukumuks.
"I giovani che erano dietro di me gettarono alte grida. Voltai la testa e vidi l'acqua, tutta bianca, schiumeggiare sotto i loro colpi di remo.
...
- S, era bianca, la schiuma, sotto i nostri colpi di remo disse Mutsak - perch noi ricordavamo gli ordini di La Lontra e di Skolka e volevamo vedere, coi nostri occhi, come il capo Lone si sarebbe comportato davanti alla morte. Un giovane Mukumuks che andava ad esaminare una rete per salmoni, si ferm vedendo il capo Lone che, seguito da cento uomini, vogava verso il villaggio. Il giovane fugg rapidamente nella sua piroga allo scopo di dare l'allarme ai suoi. Ma il capo Lone raddoppi di velocit e noi gli tenemmo dietro.
"All'altezza del villaggio, quando il capo Lone vide il giovane scendere a terra, si rizz sulla piroga e gett la lancia. Colpito nella schiena il giovane Mukumuks cadde con la faccia contro il suolo.
"Il capo Lone balz a terra con la clava in mano, gett un lungo grido di guerra e si slanci nel villaggio. Il primo uomo che egli incontr fu Itwilie, capo dei Mukumuks. Il capo Lone gli assest sul cranio un colpo di clava e lo distese a terra cadavere. Temendo di non poter essere testimoni della sua morte, anche noi saltammo tutti a riva e seguimmo il capo Lone. I Mukumuks non comprendendo nulla di questa manovra e credendo che anche noi fossimo venuti per combattere, fecero vibrare i loro archi e fischiare in mezzo a noi i loro giavellotti. Allora noi dimenticammo la nostra missione e li attaccammo a colpi di lancia e di bastone, e, poich eravamo piombati loro addosso all'improvviso, fu una vera carneficina.
- Ho sgozzato con le mie mani lo stregone - proclam il capo Lone il cui volto emaciato si rianimava di quei giorni lontani. - L'ho ucciso colle mie mani. Ed era uno stregone pi grande di Skolka. Ogni volta che affrontavo un nemico dicevo a me stesso: "Ecco la Morte". Ogni volta lo uccidevo e la Morte non compariva. Mi sembrava che non avrei potuto morire... Mutsak continu:
- Seguimmo il capo Lone attraverso tutto il villaggio e ritornammo con lui. Eravamo come una banda di lupi. Ben presto non rimasero pi Mukumuks da combattere. Radunammmo allora cento schiavi maschi, il doppio di donne e una quantit di fanciulli, poi incendiammo tutte le case e le capanne, e partimmo. Ecco come finirono i Mukumuks.
- S, ecco come finirono - ripet il capo Lone. - Quando tornammo al nostro villaggio la gente della trib rest sbalordita nel vederci carichi di ricchezze e circondati da tale quantit di schiavi, ma pi ancora si meravigli che io fossi ancora vivo.
"E mio padre, La Lontra, fremette di gioia apprendendo i miei atti di valore. Perch egli era vecchio ed io ero l'ultimo dei suoi figli. Tutti i guerrieri si avvicinarono e presto l'intera trib fu riunita intorno a me. Allora io mi rizzai, e con voce di tuono ordinai allo stregone di avvicinarsi...
- S, o Uomo Bianco - conferm Mutsak - con voce di tuono; e tutti tremarono di paura...
- E quando Skolka fu davanti a me - prosegu il capo Lone io gli gridai che non avevo affatto l'intenzione di morire. Aggiunsi che non bisognava deludere in quel modo i cattivi spiriti che attendevano oltre la tomba. Dissi che io ritenevo fosse buona cosa mandare anche l'anima di Skolka ad errare e ad urlare eternamente nelle folte e sterminate foreste. E, davanti a tutta la trib, gli tagliai la gola. Io, capo Lone, uccisi Skolka con le mie mani, in presenza di tutti. E, quando sentii elevarsi dei mormorii, gridai con tutte le mie forze...
- Con voce di tuono - precis Mutsak.
-  esatto: con voce di tuono gridai: "Guardate! Io sono il capo Lone e ho ucciso Skolka, il falso stregone. Solo, fra tutti gli uomini, io sono passato oltre i cancelli della Morte e ne sono ritornato. I miei occhi hanno contemplato l'invisibile, e le mie orecchie hanno sentito le parole misteriose. Io sono anche un capo pi grande di La Lontra, mio padre. Egli ha combattuto durante tutta la sua vita contro i Mukumuks ed ecco che a me  bastato un solo giorno per sterminarli. Poich mio padre, La Lontra,  vecchio, e Skolka lo stregone, non  pi, io mi proclamo capo e stregone; e come tale, o uomini della mia trib, regner d'ora innanzi su di voi. E se vi  qualcuno che osi contraddirmi, questo tale venga davanti a me!
"Attesi, ma nessuno fiat. Allora io gridai ancora: "Oh, io ho gustato il sangue! Mi si porti ora della carne, perch ho fame. Preparate un superbo banchetto. Voglio che la gioia sia tra di noi! Basta con i canti funebri! Si celebrino i miei sponsali! E, finalmente, sia portata davanti a me la giovane Kasaan, colei che diventer la madre dei figli del capo Lone!
"Sentendo queste parole, e poich era molto vecchio, mio padre, La Lontra, si mise a piangere come una donna e mi abbracci le ginocchia.
"Da quel giorno io fui il capo e lo stregone della mia trib. Ero colmato d'onori, tutti gli uomini s'inchinavano davanti alla mia volont...
- Fino all'arrivo del vapore - sussurr Mutsak.
- Ahim, s! - disse il capo Lone - fino all'arrivo del vapore.
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LA SAGGEZZA DELLA PISTA.
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Sitka Charley aveva compiuto l'impossibile. Altri indiani potevano avere imparato dalla saggezza della pista tanto quanto lui; ma solo lui conosceva la saggezza dell'uomo bianco, l'onore della pista, e la legge. Ma queste cose non erano venute in un giorno. La mente aborigena  lenta a generalizzare, e molti fatti, ripetuti di frequente, sono necessari per giungere alla comprensione. Sitka Charley, dalla fanciullezza, era stato continuamente in contatto con uomini bianchi, e, come un uomo, aveva scelto di tentar la fortuna con loro, abbandonando, e per sempre, il proprio popolo. Anche allora, pur rispettando quasi venerando il loro potere, e ragionandovi sopra, non era ancora riuscito ad indovinarne la segreta essenza: l'onore e la legge. E fu soltanto a seguito dell'accumulata evidenza di anni che era finalmente giunto a comprendere. Essendo uno straniero, quando riusc a comprendere, comprese meglio dello stesso uomo bianco; essendo un indiano, egli aveva compiuto l'impossibile.
E tutte queste cose avevano fatto nascere in lui un certo disprezzo per il suo popolo; un disprezzo che egli aveva sempre tenuto celato, ma che ora scoppiava in un turbine d'imprecazioni poliglotte sulle teste di Kah-Chucte e di Gowhee. Essi strisciavano davanti a lui come un paio di cani lupi ringhiosi, troppo codardi per saltare alla gola, troppo selvaggi per tener nascoste le zanne. Non erano creature d'aspetto piacevole. N era tale Sitka Charley. Non v'era carne sulla loro faccia; le ossa facciali erano coperte di orribili piaghe, che si erano aperte e congelate alternativamente sotto l'intenso gelo; mentre gli occhi brillavano foscamente della luce nata dalla disperazione e dalla fame. Di uomini di quella specie, situati oltre il confine dell'onore e della legge, non era possibile fidarsi. Sitka Charley lo sapeva; e questa era la ragione per cui li aveva costretti ad abbandonare le loro carabine, col resto del campo, dieci giorni prima. La sua carabina e quella del capitano Eppingwell, erano le sole che rimanevano.
- Venite, accendiamo il fuoco - comand, tirando fuori la preziosa scatola di fiammiferi, avvolta nelle strisce asciutte di corteccia di betulla.
I due indiani cominciarono, torvi, a raccogliere rami morti.
Un leggero soffio d'aria venne dal sud, pungendo le parti esposte del loro corpo e lanciando il gelo, in nastri di fuoco, attraverso la pelle e la carne fino alle ossa. Cos, quando il fuoco fu abbastanza vivo e disgel un ampio cerchio di neve tutt'intorno, Sitka Charley costrinse i suoi riluttanti camerati a dargli una mano per tendere uno schermo. Era qualche cosa di primitivo una semplice coperta, tesa parallelamente al fuoco e a sopravvento di esso, ad un angolo di circa quarantacinque gradi. Questo arrest il vento pungente, e rimand il calore su quelli che erano al suo riparo. Poi fu disteso uno strato di rami verdi d'abete, affinch il loro corpo non fosse a contatto con la neve. Quando anche quest'altro lavoro fu compiuto, Sitka Charley ritorn sul cammino che aveva seguito. Anche lui provava un invincibile bisogno di sedere accanto al fuoco e di riposare le carni piagate, ma l'onore e la legge glielo proibivano. Si affatic penosamente lungo il fiume gelato, con una protesta ad ogni passo, ma la sua crescente ansiet svan quando scorse due indiani che apparivano a un gomito del fiume. Essi vacillavano e s'incurvavano come sotto pesanti carichi; eppure i pacchi che portavano sulle spalle pesavano appena qualche libbra. Li interrog ansiosamente e le loro risposte parvero rassicuranti. Prosegu in fretta. Apparvero allora due uomini bianchi, che sostenevano una donna. Anch'essi camminavano come ebbri, e le loro membra tremavano di stanchezza. Ma la donna s'appoggiava leggermente su loro, cercando di proseguire solo con le proprie forze. Alla vista di lei, un lampo di gioia attravers il viso di Charley. Provava un gran rispetto per mistress Eppingwell. Aveva veduto molte donne bianche, ma quella era la prima che viaggiava sulla pista con lui. Quando il capitano Eppingwell propose la rischiosa impresa, e gli fece un'offerta per i suoi servizi, egli aveva scosso il capo gravemente; perch era un viaggio ignoto attraverso la triste immensit del Northland, e sapeva che era del genere di quelli che provavano al pi alto grado l'animo degli uomini. Ma quando apprese che la moglie del capitano doveva accompagnarli, aveva nettamente rifiutato di avere a che fare con la cosa. Se fosse stata una donna della propria razza, non vi avrebbe fatto caso; ma quelle donne del Sud... no, no, erano troppo deboli, troppo tenere per simili imprese.
Sitka Charley non conosceva quel genere di donna. Cinque minuti prima, non aveva neppure sognato di assumere l'incarico della spedizione; ma, quando ella venne a lui col suo meraviglioso sorriso ed il suo discorso diritto, chiaro, giungendo subito al nodo della questione, senza parole inutili di supplica o di persuasione, aveva immediatamente acconsentito. Se vi fosse stata una dolcezza o un appello alla compassione in quegli occhi, un tremito in quella voce, un prender vantaggio del sesso, egli si sarebbe irrigidito in un rifiuto; invece, gli occhi che guardavano diritto, la voce che risonava chiaramente, l'assoluta franchezza e la tacita assunzione di uguaglianza, avevano rimosso ogni difficolt. Sent, allora, che quello era un nuovo genere di donna; e dopo che furono compagni di pista per molti giorni, comprese perch i figli di simili donne dominavano la terra e il mare, e perch i figli della propria razza non potevano prevalere contro di loro.
Ella aveva sempre un sorriso e una parola d'incoraggiamento, da cui neppure il pi umile dei portatori era escluso. Mentre il cammino diveniva pi buio, ella sembrava irrigidirsi e acquistare una maggiore forza; e quando Kah- Chucte e Gowhee, i quali avevano detto di conoscere ogni punto del cammino come un bambino pu conoscere gli angoli del proprio tepee, confessarono invece che non sapevano dove si trovassero, fu lei che pronunci parole di perdono, in mezzo alle imprecazioni degli uomini. Ella aveva cantato, quella notte, finch tutti sentirono la stanchezza involarsi e furono pronti ad affrontare il futuro con una nuova speranza. E quando il cibo venne a mancare e le scarse razioni furono misurate gelosamente, fu lei a ribellarsi contro le macchinazioni del marito e di Sitka Charley, e chiese e ricevette una razione n pi grande n pi scarsa di quella degli altri.
...
Il volto dei due uomini e della donna si rischiararono quando lo videro, perch, dopo tutto, egli era il bastone sul quale si appoggiavano. Ma Sitka Charley, rigido come sempre, celando ugualmente la sofferenza e il piacere sotto una maschera di ferro, annunci loro il benessere del riposo, disse la distanza che li separava dal fuoco, e prosegu la sua ispezione sulla pista. Poco dopo incontrava un indiano isolato, privo di carichi, zoppicante, con le labbra serrate e gli occhi sbarrati per la sofferenza del piede, in cui la carne viva combatteva l'ultima battaglia con la morte. Ogni possibile cura gli era stata prodigata, ma nell'ora suprema il debole e lo sfortunato devono perire, e Sitka Charley pensava che avesse ancora solo pochi giorni di vita.
L'uomo non poteva proseguire a lungo, cos Charley gli rivolse qualche rude parola di conforto. Dopo quello vennero ancora due indiani, ai quali egli aveva affidato il compito di aiutare Joe, il terzo uomo bianco della spedizione. Sitka Charley li vide balzare da una parte per nascondersi dietro una roccia, e comprese che essi si erano alla fine sottratti al suo dominio; cos non fu colto impreparato quando ordin loro di tornare indietro in cerca del loro carico abbandonato, e vide il balenare dei coltelli che essi avevano sguainato.
Un pietoso spettacolo, tre uomini sfiniti che raccoglievano le loro ultime forze in mezzo alla desolata immensit; ma i due si curvarono sotto la canna minacciosa di una carabina, e si volsero come cani battuti al guinzaglio. Due ore pi tardi, con Joe vacillante fra loro, e Sitka alla retroguardia, tornarono al fuoco, dove il resto della spedizione era accovacciato al riparo della coperta.
- Poche parole, camerati, prima che vi mettiate gi a dormire - disse Sitka Charley, dopo che ebbero divorata la loro minuscola razione di pane non lievitato.
Parlava agl'indiani nella loro lingua, dopo aver accennato ai bianchi il contenuto del suo discorso.
- Poche parole, camerati, per il vostro bene, affinch possiate possibilmente salvare la vita. Vi dar la legge: la morte sar sul capo di colui che la viola. Abbiamo oltrepassato le Colline del Silenzio, ed ora viaggiamo alle sorgenti dello Stuoart. Potr passare una notte, potranno passarne parecchie, ma a tempo debito giungeremo fra gli uomini sullo Yukon, che hanno molto cibo. Sar bene che osserviamo la legge. Oggi, Kah-Chucte e Gowhee, ai quali avevo comandato di aprire la pista, hanno dimenticato di essere uomini, e come bambini paurosi sono fuggiti via. Vero, essi hanno dimenticato; cos dimentichiamo anche noi. Ma da ora in avanti, devono ricordare. Se accadr di nuovo che essi dimentichino... (tocc la carabina con significato, ferocemente). Domani quei due porteranno la farina e guarderanno che l'uomo bianco Joe non rimanga sulla pista. Le tazze di farina sono contate; se alla sera dovesse mancarne sia pure un'oncia... Avete compreso? Oggi vi sono stati altri che hanno dimenticato. Moose-Head e Three-Salmon hanno abbandonato l'uomo bianco Joe sulla neve. Anch'essi non dovranno dimenticar pi. Con le prime luci del giorno essi andranno avanti e apriranno la pista. Abbiamo udita la legge. Cerchiamo di non violarla.
Sitka Charley trov superiore alle sue forze mantenere serrata la linea di marcia. Da Moose-Head e Three-Salmon, che aprivano la pista in avanti, a Kah-Chucte, Gowhee e Joe, essa si distendeva sopra la lunghezza d'un miglio. Ciascuno barcollava, cadeva o si riposava.
Anche le labbra di mistress Eppingwell si erano alla fine irrigidite in un sorriso di pietra, e i suoi occhi, guardando, non vedevano. Spesso, s'arrestava, comprimendosi il cuore con la mano inguantata, ansante e presa dalle vertigini.
Joe, l'uomo bianco, aveva oltrepassato lo stadio della sofferenza, n invocava pi la morte, ma era sereno e contento sotto l'incoscienza del delirio. Kah-Chucte e Gowhee lo trascinavano rudemente lanciandogli sguardi feroci.
Joe cadde con maggior frequenza mentre la luce del giorno si affievoliva, e cos faticoso era il rilevarlo, che i tre uomini rimanevano sempre pi indietro, sempre pi lontani dal resto della spedizione. Alle volte cadevano tutti e tre nella neve, cos deboli erano divenuti gl'indiani. Eppure sulle loro spalle era la vita, e la forza, e il calore. Nei sacchi di farina erano tutte le potenzialit dell'esistenza. Non potevano fare a meno di pensarvi, e non era strano che dovesse accadere quel che accadde. Si erano arrestati in vicinanza di un grande mucchio di tronchi morti, dove un migliaio di rami asciutti attendevano il fiammifero. Vicino v'era un foro d'aria attraverso il ghiaccio. Kah-Chucte guard la legna e l'acqua, e lo stesso fece Gowhee; poi si guardarono l'un l'altro. Non una parola fu pronunciata. Gowhee accese un fuoco; Kah-Chucte emp d'acqua una piccola tazza e la riscald: Joe balbettava, parlando vagamente di cose di un'altra terra, in una lingua che essi non comprendevano. Mescolarono la farina con l'acqua calda, finch formarono una pasta fluida e ne bevvero molte tazze, l'una dopo l'altra. Non ne offrirono nessuna a Joe; ma questi non vi fece caso. Egli non faceva caso a nulla, neppure ai suoi mocassini che bruciavano e fumavano tra i carboni.
Sottili cristalli di neve caddero intorno a loro, lentamente, carezzevolmente, coprendo di bianco i loro abiti. Ed i loro piedi avrebbero calpestato ancora molte piste, se il destino non avesse spezzato le nuvole di nebbia laterali e rischiarata l'aria. Forse un ritardo di dieci minuti sarebbe stata la salvezza. Sitka Charley, volgendosi indietro, vide la colonna di fumo del loro fuoco, e indovin. E guard avanti, verso coloro che erano fiduciosi e verso mistress Eppingwell.
...
- Cos, miei buoni camerati, avete di nuovo dimenticato che eravate uomini? Bene, benissimo! Vi sar minor numero di stomachi da nutrire.
Sitka Charley rilegava i sacchi di farina mentre parlava, riunendoli insieme con una correggia e mettendoseli sulle spalle. Diede dei calci a Joe, finch la sofferenza si apr la strada attraverso la beatitudine del povero diavolo, e lo costrinse a levarsi in piedi vacillando. Allora lo spinse sulla pista, e lo fece partire avanti. I due indiani tentarono di svignarsela.
- Fermati, Gowhee! Ed anche tu, Kah-Cucte! La farina ha dato tale forza alle tue gambe che esse possano portarti lontano dal tuo capo? Cercate di non truffare la legge. Siate uomini per l'ultima volta, e siate contenti di morire con lo stomaco pieno. Venite, tornate verso quegli alberi spalla a spalla. Avanti!
I due uomini ubbidirono, tranquillamente, senza spavento; perch  il futuro che pesa sull'uomo, non il presente.
- Tu, Gowhee, hai moglie e bambini e una capanna di pelli nel Chippewyan. Quale  la tua volont in proposito?
- Dalle i beni che sono miei per promessa del capitano: le coperte, le perle di vetro, il tabacco, la scatola che produce strani suoni alla maniera degli uomini bianchi. Dille che sono morto sulla pista, ma non di pi.
- E tu, Kah-Chucte, che non hai moglie ne bambini?
- Ho una sorella, la moglie del fattore di Koshim. Egli la batte, ed ella non  felice. Dalle i beni che sono miei per contratto, e dille che farebbe bene a tornare fra il suo popolo. Se tu incontrassi l'uomo e volessi ucciderlo, la sua sarebbe una morte meritata. Egli la batte ed ella  spaventata.
- Siete contenti di morire per la legge?
- Siamo contenti.
- Allora addio, miei buoni camerati. Possiate sedere con la tazza ben piena, in calde capanne, prima che il giorno sia compiuto.
Mentre parlava, spian la carabina, e numerosi echi ruppero il silenzio. Essi erano appena svaniti, quando altri colpi di carabina risonarono in lontananza. Sitka Charley trasal. V'era stato pi di un colpo, eppure v'era solo un'altra carabina fra gli uomini della spedizione. Rivolse un rapido sguardo alle due creature, che giacevano cos tranquille, sorrise amaramente alla saggezza della pista, e s'affrett per incontrare gli uomini dello Yukon.
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LA SFORTUNA DI BIDARSHIK.
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- Fare la mia cucina al vostro fuoco, e dormire sotto il vostro tetto questa notte.
Ecco quel che avevo detto al vecchio Ebbits, entrando nella sua capanna; egli mi aveva guardato con un occhio cisposo e vago, mentre Zilla mi aveva favorito di uno sguardo corrucciato e di un grugnito di disprezzo. Zilla era la moglie, e sullo Yukon non si sarebbe trovato una vecchia squaw pi implacabile, n pi cattiva lingua. Non mi sarei fermato l se i miei cani fossero stati meno stanchi o se il resto del villaggio fosse stato abitato; ma quella capanna era la sola occupata, e fui costretto a cercarvi un ricovero.
Di tanto in tanto il vecchio Ebbits raccoglieva le sue idee, mentre scintille e segni d'intelligenza andavano e venivano nei suoi occhi. Durante la preparazione della mia cena, cerc varie volte di rivolgermi qualche domanda cortese a riguardo della mia salute, dello stato e del numero dei miei cani e della distanza che avevo percorsa quel giorno. Ed ogni volta, Zilla aveva assunta un'aria pi imbronciata ed aveva brontolato ancora con maggior disprezzo.
Tuttavia, confesso che non c'era nulla che potesse incoraggiarli alla gioia. Erano l entrambi rannicchiati accanto al fuoco, alla fine dei loro giorni, vecchi, pieni di acciacchi, senza forza, lancinati dai reumatismi, morsi dalla fame e tentati dagli odori di frittura e di carne che io avevo in abbondanza. Si dondolavano in avanti e indietro con un movimento lento e macchinale, ed ogni cinque minuti, regolarmente, Ebbits gemeva sordamente. Non era tanto un gemito di dolore, quanto un lamento che derivava dal peso e dal tormento di quella cosa chiamata vita, e pi ancora dal timore della morte.
Quando la mia carne di moose crepit vivamente nella padella, notai che le narici del vecchio Ebbits si contraevano e si aprivano all'odore del cibo. Cess un momento di dondolarsi e dimentic di gemere, mentre un lampo d'intelligenza sembrava illuminargli il volto.
Zilla, dal canto suo, si dondolava pi presto, e per la prima volta diede voce al suo dolore con piccoli gridi acuti. Mi venne in mente che essi agivano come cani affamati, e dopo tutto non sarei stato sorpreso se Zilla avesse improvvisamente mostrata la coda e l'avesse dimenata sul pavimento alla maniera dei cani. Ebbits cess a varie riprese di dondolarsi, per chinarsi in avanti ed avvicinare il naso palpitante al focolare.
Quando passai loro un piatto di carne fritta, mangiarono golosamente facendo rumore; si udiva lo stritolare dei denti logori, le aspirazioni fischianti accompagnate da mormorii e da grugniti continui. Dopo questo, quando diedi a ciascuno di loro una tazza di t bollente, i rumori cessarono. Il sollievo e la soddisfazione apparvero sul loro volto. Zilla rinunci per un istante alla sua smorfia amara, per lanciare un sospiro di soddisfazione. Ne l'uno ne l'altro si dondolavano pi; sembravano esser caduti in una meditazione placida. Poi gli occhi di Ebbits si bagnarono e compresi che era il dolore della piet di se stesso. Le ricerche che fecero per trovare le loro pipe mi mostrarono chiaramente che erano stati senza tabacco da lungo tempo, e l'impazienza del vecchio per il narcotico lo rese impotente al punto che mi occorse accendergli la pipa.
- Perch siete cos soli nel villaggio? - domandai. - Sono forse tutti morti? O vi sono state molte malattie? Siete i soli viventi che restano?
Il vecchio Ebbits scosse il capo, dicendo:
- No, non vi sono state molte malattie. Il villaggio  andato a caccia per avere della carne. Noi siamo troppo vecchi, le nostre gambe non sono forti e non possiamo pi portare sulle spalle i pesi del campo e del viaggio. Perci restiamo qui e ci chiediamo quando i giovani torneranno con la carne.
- Supposto che i giovani torneranno con la carne! - disse Zilla bruscamente.
- Forse torneranno con molta carne - riprese con voce tremula il vecchio.
- Ed anche con molta carne! - continu la squaw pi bruscamente ancora. - Ma che ne guadagneremo, tu ed io? Qualche osso da rosicchiare nella nostra vecchiaia sdentata. Ma il grasso, i rognoni, la lingua, tutto questo andr in altre bocche e non nella nostra, vecchio!
Ebbits dondol il capo e pianse in silenzio.
- Non vi sar nessuno per cacciare della carne per noi! - grid la donna, volgendosi con collera dalla mia parte.
Vi era un'accusa nel suo gesto, ed io mi strinsi nelle spalle per mostrare che non ero colpevole del delitto sconosciuto di cui ero accusato.
- Sappi, uomo bianco, che proprio a causa della tua razza, a causa di tutti i bianchi, il mio uomo ed io non abbiamo cibo nella nostra vecchiaia, e siamo seduti senza riparo contro il freddo e senza tabacco.
- No disse gravemente Ebbits, il cui senso di giustizia era pi sviluppato. - Ci hanno fatto torto,  vero, ma l'uomo bianco non aveva l'intenzione di farci torto.
- Dov' dunque Moklan? - ella chiese. - Dov' il tuo figlio vigoroso, ed il pesce che egli era sempre pronto a portare affinch tu potessi mangiare?
Il vecchio dondol il capo.
- E dov' Bidarshik, il tuo figlio forte? Era sempre un gran cacciatore e sempre ti portava il buon grasso, e le lingue secche del moose e del cariboo. Il tuo stomaco  pieno di nulla per giorni interi e deve venire un uomo di una razza miserabile e mentitrice perch tu possa mangiare.
- No - interruppe il vecchio Ebbits con bont; - l'uomo bianco non  mentitore. L'uomo bianco dice la verit: dice sempre il vero.
Si ferm guardandosi intorno come per cercare delle parole che addolcissero la severit di quello che stava per dire.
- Ma il bianco dice la verit in differenti modi. Oggi dice il vero in una maniera, domani dir il vero in un'altra maniera, ed  difficile comprenderlo o comprendere i suoi modi.
- Dire oggi la verit in un modo, domani dirla in un altro,  mentire - concluse Zilla.
- Non si pu comprendere il bianco - continu Ebbits ostinato.
La carne, il t ed il tabacco sembravano averlo ricondotto alla vita, ed egli padroneggi pi fortemente la sua idea dietro gli occhi cisposi di vecchio. Si raddrizz, s'irrigid, la sua voce perse la nota lamentosa e divenne ferma e positiva. Si gir verso di me con dignit e mi parl come un uomo si rivolge ad un uguale.
- Gli occhi del bianco non sono chiusi - cominci. - Il bianco vede tutte le cose, pensa profondamente ed  molto saggio. Ma il bianco d'un giorno non  quello del giorno successivo e non lo si pu comprendere. Non fa sempre le cose nello stesso modo: quale che sar la prossima azione, non si sa.
Tacque, tir una boccata dalla pipa, vide che era spenta e la pass a Zilla, le cui labbra, rinunciando a dimostrare lo sdegno per l'uomo bianco, si appoggiarono sul cannello della pipa. Ebbits sembrava ricadere nella sua insensibilit senza aver finita la storia, quando gli domandai:
- Che avvenne dei tuoi figli Moklan e Bidarshik? E com' che tu e la tua vecchia siete senza carne sino alla fine dei vostri giorni?
Egli sembr uscire da un sonno e si raddrizz con sforzo.
- Non  bene rubare - disse. - Quando il cane prende la vostra carne, voi battete il cane col bastone...  la legge.  la legge che l'uomo diede al cane, ed il cane deve seguirla sotto pena di essere bastonato. Quando l'uomo prende la vostra carne, il vostro canotto, la vostra donna, voi uccidete quest'uomo...  la legge ed una buona legge.  male dunque rubare,  legge che l'uomo che ruba morr. Chiunque infrange la legge deve soffrire.  una grande sofferenza morire.
- Ma se tu uccidi l'uomo, perch non uccidi il cane?
Il vecchio Ebbits mi guard con una sorpresa infantile, mentre Zilla ghignava apertamente, tanto la mia domanda era assurda.
-  la maniera dei bianchi! - brontol Zilla.
Allora il vecchio Ebbits insegn la saggezza all'uomo bianco e disse dolcemente:
- Il cane non  ucciso perch deve tirare la slitta dell'uomo. Nessun uomo tira la slitta di un altr'uomo: per questo l'uomo  ucciso.
- Oh! - mormorai.
-  la legge - continu il vecchio Ebbits. - Ora ascolta, uomo, bianco, e ti racconter una grande follia. Vi  un indiano, il suo nome  Mobits. Egli ruba due libbre di farina a un bianco; che fa il bianco? Batte forse Mobits? No... Lo uccide? No... Che fa a Mobits? Te lo dir, uomo bianco. Egli ha una casa, vi mette Mobits. Il letto  buono, i muri sono spessi. Egli accende un fuoco affinch Mobits abbia caldo, d a Mobits molto da mangiare, e buon nutrimento. Mobits non ha mai mangiato cos bene in vita sua: vi  del lardo, pane, e fagiuoli in quantit.
"Vi  una grossa serratura alla porta, affinch Mobits non fugga: anche questa  una grande follia. Mobits non se ne va... perch ha tutto il tempo molto da mangiare, coperte calde e un gran fuoco. Sarebbe sciocco andarsene e Mobits non  sciocco. Per tre mesi, egli resta in questa casa: ha rubato due libbre di farina, ed a causa di ci il bianco ha gran cura di lui. Mobits mangia molte libbre di farina, molte libbre di zucchero, lardo e fagiuoli in quantit. Dopo tre mesi, il bianco apre la porta e dice a Mobits che deve andarsene.  come un cane che  stato nutrito a lungo in un posto; egli vuol restare in quel posto, e il bianco deve cacciare Mobits. Cos Mobits torna al suo villaggio ed  molto grasso.  il modo di fare del bianco e non si comprende.  una grande follia.
- Ma i tuoi figli - insistei - i tuoi figli cos forti e la fame che ti segue negli ultimi tuoi giorni di vita?
- Vi era Moklan - cominci Ebbits.
- Un uomo forte - interruppe la madre. - Poteva manovrare la pagaia tutto un giorno e tutta una notte senza mai arrestarsi per riposare. Conosceva il salmone e conosceva l'acqua. Era molto saggio.
- Vi era Moklan - ripet Ebbits, senza rilevare l'interruzione. - Durante la primavera discese lo Yukon coi giovani per trafficare al Forte Campbell. L vi  un posto pieno di cose dell'uomo bianco ed un trader che si chiamava Jones. Vi  anche uno stregone bianco che voi chiamate un missionario. Vi  pure a Fort Campbell un sito pericoloso, dove lo Yukon diviene sottile come una fanciulla e le acque sono rapide e le correnti si slanciano da tutte le parti e s'incontrano, e vi sono dei mulinelli e dei buchi. Le correnti cambiano senza posa e le acque cambiano di modo che non  mai la stessa cosa. Moklan  mio figlio, dunque  coraggioso.
- Mio padre forse non era un uomo coraggioso? - domand Zilla.
- Tuo padre era un coraggioso - ammise Ebbits, con l'aria di un uomo che vuole la pace domestica ad ogni costo. - Moklan  mio figlio e il tuo, dunque  coraggioso. Forse a causa di tuo padre che  coraggiosissimo. Moklan  troppo coraggioso.  come quando si mette troppa acqua in un vaso, esso trabocca: cos troppo coraggio in Moklan, ed esso trabocca.
"I giovani temono molto le cattive acque di Fort Campbell, ma Moklan non ha paura. Ride fortemente, ho! ho! e va nelle acque pericolose. Ma l dove le acque si incontrano, il canotto  capovolto. Un gorgo prende Moklan per le gambe, egli gira e gira, scende sempre pi gi e non lo si rivede.
- Ahi! Ahi! - grid Zilla. - Era bravo e saggio, il mio primo nato!
- Io sono il padre di Moklan - disse Ebbits, dopo aver pazientemente atteso che la moglie avesse finito la sua romorosa interruzione. - Montai nel canotto e discesi il fiume fino a Fort Campbell per farmi pagare il debito.
- Il debito? - esclamai. - Quale debito?
- Il debito di Jones che  il capo trader - fu la risposta. -  la legge, quando si viaggia in paese straniero.
Scossi il capo in segno d'ignoranza; Ebbits mi guard con compassione, mentre Zilla sbuffava sdegnosamente, secondo la sua abitudine.
- Ascolta, uomo bianco; nel tuo campo vi  un cane che morde; quando il cane morde un uomo, tu dai a quest'uomo un regalo perch ti rincresce e perch  il tuo cane. Tu paghi, non  vero? Cos pure, se vi  nel paese cattiva caccia o acqua pericolosa, bisogna pagare.  giusto,  la legge. Il fratello di mio padre non and forse al paese di Tanana, dove fu ucciso da un orso? La trib di Tanana non pag forse a mio padre molte coperte, e belle pellicce? Era giustizia: la caccia era stata cattiva e le genti di Tanana pagarono per la cattiva caccia.
"Dunque io, Ebbits, andai a Fort Campbell per ricuperare il debito. Jones, il capo trader, mi guard e rise. Rise fortemente e non volle pagare. Andai dallo stregone, voi lo chiamate il missionario, e gli parlai a lungo delle acque cattive e del pagamento che mi era dovuto. Ed il missionario parl di altre cose. Mi parl del posto dove era andato Moklan, ora che era morto: vi sarebbe molto fuoco in quel posto; se il missionario dice il vero, io so che Molan ora non avr pi freddo. Il missionario mi disse anche dove andr io quando morr e disse cose cattive. Disse che sono cieco, ci che  menzogna. Disse che sono in una grande oscurit, ci che  una menzogna. E gli risposi che il giorno e la notte vengono ugualmente per ciascuno, e che nel mio villaggio non c' pi buio che a Fort Campbell. Dissi pure che la luce e le tenebre ed il posto dove andiamo quando moriamo non hanno nulla a che fare col pagamento di un debito giusto per le acque cattive. Allora il missionario si mise in una grande collera, mi diede dei brutti nomi e mi disse di andarmene. Cos partii da Fort Campbell, dove non mi pagarono affatto: e Moklan  morto, e nella mia vecchiaia sono senza pesce n carne.
- Per colpa del bianco - disse Zilla.
- Per la colpa del bianco - approv Ebbits. - Vi sono altre cose che sono colpa del bianco. Vi era Bidarshik. L'uomo bianco lo tratt in una certa maniera e tuttavia tratt Yamikan in un'altra maniera. E in un primo luogo devo dirti che Yamikan era un giovane di questo villaggio, al quale accadde di uccidere un uomo di un'altra razza, ci che ha sempre gravi conseguenze.
"Non fu colpa di Yamikan se uccise un bianco. Yamikan parlava sempre dolcemente e fuggiva la collera come un cane fugge il bastone. Ma quel bianco beveva molto whisky, ed una sera and alla casa di Yamikan e volle battersi. Yamikan non vuol morire, allora uccise il bianco.
"Allora tutto il villaggio fu commosso; temevano molto di dover pagare una grossa somma ai parenti del bianco: nascondiamo dunque le nostre coperte, le nostre pellicce e tutta la nostra ricchezza allo scopo di sembrare poveri e di pagare solo una piccola somma.
"Lungo tempo dopo vengono i bianchi. Sono soldati, conducono via Yamikan con loro. La madre fa un gran chiasso e mette le ceneri nei capelli perch crede che Yamikan vada incontro a morte certa. Tutto il villaggio lo sa e si rallegra di questo che nessuna somma  domandata.
"La cosa accadde in primavera, quando il ghiaccio  scomparso dal fiume. Un anno passa, due anni. La primavera  tornata, il ghiaccio  sparito. Allora Yamikan che  morto ritorna. Egli non  morto ed  molto grasso, e sappiamo che ha dormito caldamente e che ha avuto molto da mangiare. Ha begli abiti ed  in tutto come un bianco; ha acquistata molta saggezza, di modo che  presto capo del villaggio.
"Ha strane cose da raccontare sulle maniere del bianco, perch ha veduto molti bianchi ed ha viaggiato molto nel loro paese. In principio, il soldato bianco lo conduce lontano discendendo il fiume: lo conduce fino in fondo al fiume, nel posto dove esso cade in un lago che  pi grande di tutte le terre e pi grande del cielo; sembra una cosa impossibile, ma Yamikan ha veduto. Egli mi ha anche detto che le acque di quel lago sono salate, ci che  strano e difficile a comprendere.
"Ma il bianco conosce anche lui tutte queste meraviglie, ed io non lo stancher col raccontargliele. Soltanto, voglio dirgli quel che accadde a Yamikan. Il bianco d a Yamikan molto buon cibo; tutto il tempo, Yamikan mangia e ce n' sempre ancora. Il bianco vive sotto il sole, a quanto dice Yamikan, in un paese dove c' molto calore. Gli animali non hanno che peli, non la pelliccia, e le piante verdi divengono grandi, e l spuntano la farina, i fagiuoli e le patate. E sotto il sole la fame non esiste. Vi  sempre molto da mangiare: io non so,  quel che Yamikan dice. Una cosa strana accadde a Yamikan: il bianco non gli fece mai alcun male. Gli diedero un letto caldo la notte e molto buon cibo. Lo condussero attraverso il gran lago salato che  grande quanto il cielo. Egli  sul battello a fuoco del bianco, quello che voi chiamate lo "steamboat"; ma il battello  venti volte pi grande dello "steamboat" sulla Yukon. Quel battello  fatto in ferro, eppure non cola. Questo non lo comprendo; ma Yamikan ha detto: "Ho viaggiato lontano sul battello di ferro, e, guardate, sono ancora vivo".  il battello per i soldati dei bianchi, con molti soldati a bordo.
"Dopo molte notti di viaggio, tanto, tanto tempo dopo, Yamikan arriva in un paese dove non c' neve. Questo non posso crederlo. Non  nella natura delle cose che quando l'inverno viene non vi sia neve. Ma Yamikan ha veduto: ho domandato ai bianchi ed essi hanno detto che non c' neve in quel paese. Ma non posso comprenderlo, ed ora domando a voi se veramente la neve non cade in quelle contrade. Vorrei anche sapere il nome di quel paese: l'ho inteso gi; ma vorrei udirlo ancora, se  lo stesso. Sapr cos se ho udito delle menzogne o la verit.
Il vecchio Ebbits mi guard; gli occorreva la verit ad ogni costo, quantunque il suo desiderio fosse di conservare la propria fede in quella cosa meravigliosa che non aveva mai veduta.
- S - risposi -  la verit che avete udita. Non c' neve in quel paese ed il suo nome  California.
- Cal-i-forn-i-a - mormor due o tre volte, ascoltando con attenzione il suono delle sillabe che cadevano dalle sue labbra. - S,  lo stesso paese di cui Yamikan ha parlato.
Compresi che l'avventura di Yamikan era accaduta quando l'Alaska era da poco passata nelle mani degli Stati Uniti. Un caso di assassinio di quella natura, prodottosi prima dell'istituzione dei tribunali sul territorio, era stato giudicato negli Stati Uniti, davanti alla corte federale.
- Quando Yamikan giunse nel paese dove non c' neve - continu il vecchio Ebbits - lo condussero in una grande casa dove numerosi uomini parlano molto. Essi parlano a lungo e domandano a Yamikan molte cose. Pi tardi gli dicono che non gli daranno noie. Yamikan non comprende, perch non l'hanno mai annoiato; perch tutto il tempo gli hanno dato un posto caldo per dormire e molto da mangiare.
"Ma dopo questo gli diedero un cibo ancora migliore, gli diedero del danaro, lo condussero in molti posti del paese dei bianchi ed egli vide tante cose strane che sono al di l della comprensione di Ebbits, che  un uomo vecchio e che non ha viaggiato lontano. Dopo due anni, Yamikan torna al suo villaggio, diviene il capo pieno di saggezza fino alla sua morte.
"Ma prima di morire, egli siede spesso accanto al fuoco, e racconta le cose strane che ha vedute. E Bidarshik, che  mio figlio, siede accanto al fuoco ed ascolta, e i suoi occhi s'ingrandiscono a causa di quello che ode. Una sera, dopo che Yamikan  rientrato nella sua casa, Bidarshik si leva cos, altissimo, e, battendosi il petto col pugno, dice:
" - Quando sar un uomo, viagger lontano, anche fino al paese dove non c' neve e vedr le cose coi miei propri, occhi.
- Bidarshik ha sempre fatto dei viaggi lontano - interruppe Zilla fieramente.
- Questo  vero - assent Ebbits gravemente: - e sempre egli torn per sedersi accanto al fuoco e sospirare per altri paesi pi lontani ancora.
- E sempre ha ricordato il lago salato che  cos grande come il cielo, ed il paese sotto il cielo, dove non c' neve - disse Zilla.
- E sempre ha detto: "Quando avr tutta la forza di un uomo, andr a vedere io stesso se le parole di Yamikan sono vere" - disse Ebbits.
- Ma non c'era mezzo di andare al paese dei bianchi - disse Zilla.
- Non  andato fino al lago salato grande come il cielo? - domand Ebbits.
- Ma non c'era mezzo per lui di attraversare il lago.
- Tranne nel battello a fuoco dei bianchi, che  fatto con ferro e che  pi grande di venti "steamboats" dello Yukon - disse Ebbits.
Guard con aria corrucciata Zilla, le cui labbra avvizzite gi si aprivano per parlare, e le impose silenzio.
- Ma il bianco non voleva lasciarlo attraversare il lago nel battello a fuoco - riprese Ebbits - ed egli torn al focolare, sospirando per il paese sotto il sole dove non c' neve.
- Eppure, aveva veduto sul lago salato il battello a fuoco fatto in ferro e che non andava gi - grid Zilla, incorreggibilmente.
- S - disse Ebbits - e vide che Yamikan aveva detto il vero, parlando di quello che aveva veduto. Ma non c'era alcun mezzo perch Bidarshik viaggiasse nel paese dei bianchi, ed egli divenne malato e scoraggiato come un vecchio e non volle lasciare il fuoco. Non usc pi per uccidere la carne.
- N mangi pi il cibo che gli mettevamo davanti - aggiunse Zilla. - Scoteva il capo e diceva: "Non voglio mangiare che il cibo dei bianchi ed ingrassare come Yamikan".
- E non mangi il cibo - continu Ebbits, - e la malattia di Bidarshik aument a tal punto che credetti stesse per morire. Non era una malattia del corpo, ma della testa: era una malattia del desiderio. Io Ebbits, suo padre, feci una grande riflessione. Non ho pi figli e non voglio che Bidarshik muoia.  una malattia della testa e non c' che una cosa per guarirla. Bisogna che Bidarshik faccia il viaggio attraverso il lago grande come il cielo, nel paese sotto il sole e dove non c'e neve. Penso a lungo ed allora vedo un mezzo.
"Cos una sera che egli  seduto accanto al fuoco, molto malato, la testa bassa, gli dico "Figlio mio, ho appreso il mezzo col quale tu andrai al paese dei bianchi". Egli mi guarda, ed il suo viso  gioioso. "Va, dissi, come Yamikan  andato". Ma Bidarshik  malato e non comprende. "Va, dissi, e trova un bianco, e come Yamikan uccidilo. Allora il soldato bianco verr a prenderti e, come hanno fatto per Yamikan, tornerai molto grasso, con gli occhi pieni di quel che avrai veduto e con la testa piena di saggezza".
"E Bidarshik si leva subito e la sua mano si tende per afferrare il suo fucile. "Dove vai?", dico. "Ad uccidere il bianco", risponde. E vedo che le mie parole sono state buone per le orecchie di Bidarshik e che egli sta per ricuperare la salute. Vedo anche che le mie parole sono sagge.
"Un bianco venne nel villaggio, non cerc l'oro nel suolo, n le pellicce nella foresta. Cerca tutto il tempo mosche e scarabei. Non mangia n le mosche, n gli scarabei, perch li ricerca? Non so. Tutto quel che so,  che egli  un bianco di aspetto strano: cerca le uova degli uccelli, non mangia le uova; tutto quello che  nell'interno, lo getta via e conserva solo il guscio. I gusci d'uovo non sono buoni a mangiare; egli non li mangia, ma li mette dentro scatole molli dove essi non si romperanno. Prende molti piccoli uccelli, non prende che le penne e le mette dentro scatole. Ama anche le ossa; le ossa non sono buone a mangiare: quell'uomo strano preferisce le ossa vecchie che dissotterra dal suolo.
"Ma non  un bianco pericoloso e so che morr molto facilmente. Allora dico a Bidarshik "Figlio mio, ecco il bianco che devi uccidere"; e Bidarshik dice che le mie parole sono sagge. Allora va ad un posto dove sa che vi sono molte ossa nel suolo, dissotterra molte di queste ossa e le porta al campo dello strano uomo bianco. Il bianco  molto contento, il suo volto brilla come il sole, sorride con molta felicit, guardando le ossa. Abbassa la testa, cos per ben vedere le ossa, ed allora Bidarshik lo colpisce fortemente sulla testa con l'ascia una sola volta, in questo modo, ed il bianco strano d un colpo di piede e muore.
" - Ora - dico a Bidarshik - il soldato bianco verr a prenderti per condurti nel paese sotto il cielo dove tu mangerai molto e diverrai grasso". Bidarshik  felice: la sua malattia  gi passata, egli  seduto accanto al fuoco ed attende la venuta dei soldati bianchi.
"Come potevo sapere che la maniera del bianco non  mai due volte la stessa? - domand il vecchio, volgendosi verso di me con ferocia. - Come potevo sapere che ci che il bianco ha fatto ieri non lo far oggi, e che quello che ha fatto oggi non lo far domani?
Ebbits scosse il capo tristemente:
- Impossibile comprendere il bianco: ieri conduce Yamikan nel paese che  sotto il sole e lo ingrassa con molto cibo. Oggi prende Bidarshik e che ne fa? Lasciami dirti quello che fa di Bidarshik.
"Io, Ebbits, suo padre, te lo dir. Egli conduce Bidarshik a Fort Campbell, gli annoda una corda intorno al collo, e cos, quando i suoi piedi non sono pi sul suolo, muore.
- Ahi, ahi - pianse Zilla - e mai egli traversa il lago grande come il cielo, n vedr il paese sotto il sole dove la neve non discende mai.
- E cos - disse il vecchio Ebbits con una dignit grave - non c' nessuno per cacciare il cibo per me nella mia vecchiaia, ed io seggo accanto al fuoco e dico la mia storia al bianco che mi ha dato il nutrimento, il t e il tabacco per la mia pipa.
- A causa del bianco miserabile e mentitore - disse Zilla.
- No - rispose il vecchio positivo con dolcezza - a causa della maniera del bianco che non si comprende, e che non  mai due volte la stessa.
...
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...
IL PREZZO DELLA SPOSA.
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- Cos vi dar sei coperte, calde e pesanti; sei raspe, grandi e dure; sei coltelli della Baia di Hudson, lunghi e aguzzi; due canoe, il lavoro di Mogun; dieci cani dalle spalle poderose e forti al tiro; e tre fucili... il grilletto di uno  spezzato, ma  un buon fucile, e pu essere indubbiamente riparato.
Keesh tacque, e gir gli occhi sul cerchio dei visi intenti. Era l'epoca della Grande Pesca, ed egli chiedeva a Gnob la figlia Su-Su in sposa. Ci accadeva nella Missione Saint George, sullo Yukon, dove s'erano raccolte le trib che abitavano per centinaia di miglia tutt'intorno. Da nord, da sud, da est, da ovest erano venuti, fino da Tozikakat, e fin da Tana-naw.
- E di pi, Gnob, tu sei il capo del Tananaw; ed io, Keesh, il figlio di Keesh, sono il capo dei Thlunget. Perci, quando nasceranno i miei figli, vi sar una grande amicizia fra le trib, e i Tana-naw e i Thlunget saranno fratelli del sangue, nei tempi a venire. Ci che ho detto far. E che ne dite voi, o Gnob?
Gnob abbass gravemente la testa: la sua faccia vecchia e rugosa mascherava inscrutabilmente l'anima. Gli occhi stretti ardevano come carboni sotto le palpebre socchiuse, mentre diceva, con una voce acuta e tremante:
- Ma questo non  tutto.
- Che altro? - domand Keesh. - Non ho offerto abbastanza?  mai esistita una fanciulla Tana-naw che sia stata portata via a un prezzo pi grande? Allora nominatela!
Un sogghigno aperto pass intorno al cerchio, e Keesh comprese di esser canzonato da quella gente.
- No, no, buon Keesh, tu non comprendi - disse Gnob, con un gesto come per calmarlo. - Il prezzo  buono.  un ottimo prezzo. Non mi fermo sul grilletto spezzato. Ma non  tutto. Che mi dite dell'uomo?
- S, che dite dell'uomo? - ringhiarono gli uomini del cerchio.
- Si dice - riprese la voce acuta di Gnob - si dice che Keesh non vada per la via dei suoi padri. Si dice che abbia vagato nelle tenebre, seguendo strani dei, e che sia pauroso.
La faccia di Keesh si rabbui
-  una menzogna - tuon. - Keesh non ha paura di alcun uomo.
- Si dice - continu il vecchio Gnob - che abbia appreso la lingua dell'uomo bianco, lass alla Casa Grande, e che egli curvi il capo davanti al Dio del bianco, e, di pi, che al Dio del bianco dispiaccia il sangue.
Keesh abbass gli occhi e congiunse appassionatamente le mani. Il cerchio selvaggio rise con derisione, e Madwan, lo shaman, il gran sacerdote e stregone della trib, mormor qualcosa all'orecchio di Gnob.
Lo shaman cerc fra le ombre, di l dalla luce del fuoco, e fece levare in piedi un sottile ragazzo, che port di fronte a Keesh; e nella mano di Keesh mise un coltello.
Gnob si curv avanti:
- Keesh, o Keesh! Osi tu uccidere un uomo? Guarda! Questo  Kitz-noo, uno schiavo. Colpisci, Keesh, colpisci con la forza del tuo braccio!
Il ragazzo trem e attese il colpo. Keesh lo guard, e vari pensieri, che partecipavano della moralit pi alta del pastore Brown, gli attraversarono la mente, e fu vivissima la visione delle fiamme dell'inferno particolare del pastore Brown. Il coltello cadde al suolo, e il ragazzo sospir e si allontan dalla luce del fuoco, con le ginocchia tremanti.
Ai piedi di Gnob era disteso un cane-lupo, che scopriva le zanne scintillanti, pronto a balzare dietro il ragazzo. Ma lo shaman lanci il piede contro il corpo del bruto, e quel gesto sugger un'idea a Gnob.
- E allora, Keesh, che faresti tu se un uomo ti trattasse in questa maniera? - E nel parlare Gnob tese un salmone a Zanna Bianca, e, quando l'animale tent di afferrarlo, lo colp fortemente con un bastone sul naso. - E poi, o Keesh, agiresti cos? - aggiunse, mentre Zanna Bianca si accovacciava, leccando la mano di Gnob. - Ascolta! - continu Gnob, levandosi in piedi con l'aiuto del braccio di Madwan. - Sono vecchissimo, e perch vecchissimo posso parlarti con sincerit. Tuo padre, Keesh, era un uomo potente. Ed egli amava la canzone dell'arco nella battaglia, e questi occhi l'hanno veduto avventare la lancia, finch la testa  uscita dall'altra parte del corpo dell'uomo. Ma tu non gli somigli. Da quando hai abbandonato il Corvo per adorare il Lupo, temi il sangue e fai temere il sangue al tuo popolo. Questo non  bene. Perch, vedi, quando eri ragazzo dell'et di Kitznoo, non c'era un bianco in tutta la terra. Ma sono venuti uno per uno, questi bianchi, finch ora sono moltissimi. E sono d'una razza irrequieta, mai contenti di riposare accanto al fuoco, col ventre pieno, lasciando che l'indomani porti la sua carne. Una maledizione fu messa su loro, si direbbe, ed essi devono lavorare nella fatica e nelle privazioni.
Keesh sussult. Gli venne il ricordo vago di una storia raccontata dal pastore Brown, su un tale Adamo, dei tempi antichi, e gli parve che il pastore Brown avesse detto il vero.
- Perci mettono le mani su tutto ci che vedono, questi bianchi, e vanno dovunque e vedono tutto. E altri ancora seguono sempre sui loro passi, sicch, se nulla si far, finiranno col possedere tutta la terra, e non vi sar pi posto per le trib del Corvo. Perci  necessario che li combattiamo tutti, finch non ne rimanga alcuno. Allora terremo tutti i valichi e tutta la terra, e forse i nostri figli e i figli dei nostri figli fioriranno e ingrasseranno. V' una grande lotta a venire, quando il Lupo e il Corvo si abbrancheranno; ma Keesh non combatter, n lascer che il suo popolo combatta. Perci non  bene che egli prenda per s mia figlia. Cos ho parlato, io, Gnob, capo dei Tana-naw.
- Ma i bianchi sono buoni e grandi - rispose Keesh. - I bianchi ci hanno insegnato molte cose. I bianchi ci hanno dato coperte e coltelli e fucili, quali noi non abbiamo mai fatti e mai potremmo fare. Ricordo in che maniera vivevamo prima che essi venissero. Non ero nato ancora, ma lo so da mio padre. Quando andavamo a caccia, dovevamo accostarci assai vicino all'alce, affinch la lancia potesse superare la distanza. Oggi usiamo la carabina del bianco, e l'usiamo da una distanza maggiore da quella da cui si pu udire il vagito d'un bambino. Mangiavamo pesce e carne e bacche... non c'era null'altro da mangiare... e mangiavamo senza sale. Quanti ve ne sono, tra voi, che ci tengono a tornare alla carne e al pesce senza sale?
Le parole di Keesh avrebbero incontrata l'approvazione dei suoi ascoltatori, se Madwan non fosse balzato in piedi, prima ancora che il silenzio cadesse.
- E prima una domanda a te, Keesh. Il bianco lass alla Casa Grande dice che  male uccidere. Eppure non sappiamo che i bianchi uccidono? Abbiamo forse dimenticato la grande battaglia sul Koyokuk? O la grande battaglia del Nuklukyeto, dove tre bianchi uccisero dodici dei Tozikakat? Credete che non rammentiamo pi i tre uomini di Tana-naw che il bianco Macklewrath uccise? Ditemi, o Keesh, perch lo shaman Brown v'insegna che  male combattere, quando tutti i suoi fratelli combattono?
- No, no, non c' bisogno di risposta - grid Gnob, mentre Keesh lottava contro il paradosso -  semplicissimo. Il brav'uomo Brown vorrebbe tener fermo il Corvo, mentre i suoi fratelli gli strappano le penne. - Elev la voce - Ma finch c' un Tana-naw per avventare un colpo, o una fanciulla per dar vita a un Tana-naw, il Corvo non sar spiumato.
Gnob si volt ad un giovane, dall'altra parte del fuoco:
- E che ne dici tu, Makamuk, che sei fratello di Su-Su?
Makamuk si lev in piedi. Una lunga cicatrice facciale gli sollevava il labbro superiore in un perpetuo sogghigno, confermato dall'ardente ferocia degli occhi.
- Oggi - cominci il giovane - sono passato davanti alla capanna del trader Macklewrath. E alla porta ho veduto un bambino che rideva al sole. E il bambino mi ha guardato con gli occhi del trader Macklewrath, e s' spaventato. La madre  corsa per quietarlo. La madre era Ziska, la donna Thlunget.
Si lev un ringhio di rabbia che egli fece tacere, voltandosi drammaticamente su Keesh, col braccio teso e il dito accusatore.
- Date dunque le vostre donne, voi Thlunget, e venite dai Tana-naw per altre? Ma no, noi abbiamo bisogno delle nostre donne, o Keesh, perch dobbiamo allevare molti uomini, per quando il Corvo si abbrancher col Lupo.
Nella tempesta degli applausi, la voce di Gnob si lev chiara e forte:
- E tu, Nossabok, che sei il fratello favorito di Su- Su?
Il giovane era sottile e grazioso, col forte naso aquilino e le alte sopracciglia del suo tipo; ma, per un tic nervoso la palpebra del suo unico occhio si abbassava di tanto in tanto, come per ammiccare. Mentre si levava in piedi, la palpebra si abbass un momento. Ma non fu salutato col solito scoppio di risa. Tutti i visi erano gravi.
- Anch'io son passato davanti alla capanna del trader Macklewrath - cominci, con tono dolce e sommesso, - e ho veduto degli indiani, col sudore sul viso e le ginocchia tremanti per la stanchezza... dico che ho veduto degli indiani che gemevano sotto i tronchi d'albero per il magazzino che il trader Maklewrath sta costruendo. E coi miei occhi li ho veduti spaccar la legna per tener calda la Casa Grande dello shaman Brown durante il gelo delle notti lunghe. Questo  lavoro da squaw. I Tana-naw non faranno mai nulla di simile. Saremo per sangue fratelli di uomini, non di squaw. E i Thlunget sono squaw.
Cadde un profondo silenzio, e tutti gli occhi si concentrarono su Keesh. Questi si guard intorno attentamente, con aria deliberata, fissando bene in viso ciascuno:
- Bene - disse spassionatamente. - Bene, - ripet.
Poi gir sui talloni, senza un'altra parola, e spar nelle tenebre.
Keesh attravers il vasto campo, e al suo confine raggiunse una donna che lavorava alla luce d'un fuoco: con fibre strappate dalle lunghe radici di piante rampicanti, ella intrecciava una corda per la pesca. Per qualche tempo, senza parlare, egli guard le mani agili che riportavano legge e ordine nella massa confusa delle fibre ricciute. Appariva splendida, curva sul lavoro, con le membra forti, il petto ampio, e il bronzo del suo volto appariva dorato alla luce del fuoco, i capelli di un nero azzurrino, gli occhi di giada.
- Su-Su - disse finalmente Keesh - mi hai guardato gentilmente nei giorni che sono passati, e nei giorni ancora giovani...
- Ti guardavo gentilmente, perch eri il capo dei Thlunget - rispose prontamente la fanciulla - e perch eri grande e forte.
- S?
- Ma questo  stato negli antichi giorni della Pesca - ella si affrett ad aggiungere - prima che lo shaman Brown venisse ad insegnarti le cose malvage e a guidare i tuoi piedi per strani sentieri.
- Ma volevo dirti...
Ella sollev la mano, in un gesto che gli ramment il padre:
- No, conosco gi le parole che ti fremono nella gola, o Keesh, e ti rispondo ora. Cos accade che i pesci dell'acqua e le bestie della foresta procreino la loro razza. E questo  bene. Ugualmente accade alla donna. Spetta a lei di procreare la sua razza, e mentre  ancora fanciulla, sente un dolore nel seno e delle piccole manine sul collo. E quando questo sentimento  forte, allora ogni fanciulla guarda intorno con occhi segreti per l'uomo che sar il padre della sua razza. Cos ho sentito io. Cos ho sentito, quando ti guardai, e ti trovai grande e forte, un cacciatore e un lottatore, abile a portare la carne quando io avessi dovuto mangiare per due, abile a tener lontano il pericolo quando avessi avuto bisogno di protezione. Ma questo  stato prima del giorno che lo shaman Brown venisse nella terra e t'insegnasse...
- Ma non  giusto, Su-Su. Ho una buona parola...
- S, che non  giusto uccidere. So quello che vuoi dire. Allora unisciti alla tua razza, la razza che non uccide; ma non venire a cercare una moglie fra i Tana-naw. Perch si dice che nei tempi a venire il Corvo si abbrancher col lupo. Io non so, perch questo dev'essere affare di uomini; ma so che spetta a me di allevare uomini per quel tempo.
- Su-Su - interruppe Keesh, - devi udirmi...
- Un uomo mi picchierebbe con un bastone, e mi costringerebbe ad udire - sogghign la fanciulla. - Ma tu... ecco!
Prese una manciata di fibre:
- Non posso darti me stessa, ma questa s. Sembrano pi adatte nelle tue mani.  un lavoro da squaw, e perci puoi eseguirlo.
Keesh gett lontano con violenza le fibre che la fanciulla gli tendeva, col sangue che gli montava al viso.
- Un'altra cosa - ella prosegu. - V' una vecchia consuetudine, alla quale tuo padre e il mio non erano stranieri. Quando un uomo cade in battaglia, il suo scalpo  portato via in ricordo. Benissimo. Ma tu che hai rinnegato il Corvo devi far di pi. Tu devi portarmi non scalpi, ma teste, due teste, e allora ti dar non fibre di radici, ma una bella cintura ornata di perline e una guaina e un lungo coltello russo. Allora ti guarder di nuovo gentilmente, e tutto sar bene.
- Bene - disse l'uomo con aria meditativa. - Bene.
Poi si volt, e usc dalla luce.
- No, o Keesh - gli grid dietro la fanciulla. - Non due teste, ma tre almeno!
Ma Kesh rest fedele alla sua conversione, visse giustamente, e fece rispettare alla sua trib il Vangelo predicato dal reverendo Jackson Brown. Durante tutta l'epoca della Pesca non si cur dei Tana-naw, ne fece caso delle frecciate che gli rivolgevano, n delle risate delle donne delle molte trib. Dopo la Pesca, Gnob e il suo popolo, con grandi provviste di salmone seccato al sole e curato ai fumo, partirono per i terreni di caccia alle sorgenti del Tana-naw. Keesh li segu con gli occhi, ma non manc al suo servizio alla Missione, dove pregava regolarmente e cantava con la sua voce di basso profondo.
Il reverendo Jackson Brown provava un piacere particolare in quella voce di basso profondo, e, a causa delle sue buone qualit, considerava Keesh come il pi promettente, dei convertiti. Macklewrath ne dubitava. Non credeva nell'efficacia della conversione dei pagani, e non esitava ad esprimere la sua convinzione. Ma il pastore Brown era un uomo notevole, alla sua maniera, e discusse con tale convinzione, durante una lunga notte d'autunno, che il trader, scacciato da una posizione all'altra, annunci finalmente, disperato:
- Gettatemi le mele sulla testa, Brown, se non divengo un convertito io stesso, se Keesh resta fedele per due anni!
Brown non perdeva mai un'opportunit, e cos affront la questione con ardore virile, poich da allora in poi la condotta di Keesh doveva determinare la conversione di Macklewrath.
Ma giunsero notizie, un giorno, dopo che i geli invernali avevano consolidato la neve sulla terra in maniera sufficiente per viaggiare. Un Tana-naw venne alla Missione di Saint George, in cerca di munizioni, e portando l'informazione che Su-Su aveva messo gli occhi su Nee-Koo, un giovane cacciatore, che l'aveva chiesta con successo davanti al fuoco del vecchio Gnob. Fu appunto in quest'epoca che il reverendo Jackson Brown s'imbatt in Keesh, sul sentiero che conduce al fiume. Keesh aveva bardato i suoi cani, e mostr, sotto le corregge della slitta, il suo paio di racchette pi grandi e pi belle.
- Dove vai, o Keesh? A caccia? - domand il pastore Brown.
Keesh lo guard negli occhi per un minuto intero, poi mise in moto i cani. Poi, fissando di nuovo deliberatamente lo sguardo sul missionario, rispose:
- No; vado all'inferno.
...
In uno spazio aperto sorgevano tre tepee, tristi e solitari, come rannicchiati nella neve per proteggersi dalla spaventosa desolazione. Tutt'intorno, a una dozzina di passi, si ergeva la foresta cupa. In alto non si spiegava il cielo puro e azzurro dello spazio nudo, ma una vaga cortina nebbiosa, impregnata di neve. Non c'era vento, non un suono, nulla, all'infuori della neve e del silenzio. Non un fremito di vita nel campo; perch i cacciatori erano caduti sul fianco del branco di cariboo, e l'uccisione era stata grande. Cos, dopo il periodo di digiuno, era venuta la pienezza della saziet, e cos, di giorno pieno, essi dormivano pesantemente sotto i loro tetti di cuoio di alce.
Accanto al fuoco, davanti ad uno dei tepee, cinque paia di racchette erano piantate nella neve, e accanto al fuoco sedeva Su-Su. Il cappuccio del suo parka di pelle di scoiattolo era chiuso sulla testa e ben tirato intorno alla gola; ma le mani erano prive di guantoni, e s'intirizzivano al lavoro con l'ago e il tendine, per completare l'ultimo dei disegni fantastici su una cintura di cuoio, foderata di panno scarlatto. Un cane, dietro uno dei tepee, lanci un latrato breve ed aspro, che cess bruscamente come era cominciato. Ad un certo punto il padre, nel tepee in fondo, gorgogli e grugn nel suo sonno.
- Brutti sogni - mormor sorridendo la fanciulla. - Invecchia, e quell'ultimo pezzo di carne  stato troppo per lui.
Mise a posto l'ultima perlina, annod il tendine, e ravviv il fuoco. Poi, dopo aver guardato a lungo nelle fiamme, sollev la testa, al forte scricchiolio d'un piede coperto di mocassino sulla leggera crosta di neve. Keesh le era al fianco, leggermente curvo sotto un carico che portava sulla schiena.
Il carico era avvolto in una pelle di alce, e Keesh lo lasci cadere con noncuranza nella neve e si mise a sedere. Si guardarono a lungo, senza parlare.
-  un lungo viaggio, o Keesh - disse alla fine. - Un lungo viaggio dalla Missione Saint George sullo Yukon.
- S - fu la risposta che diede Keesh, con tono esitante, gli occhi acutamente fissi sulla cintura. - Ma dov' il coltello? - domand.
- Qui - rispose Su-Su estraendolo di sotto il parka, e facendolo lampeggiare alla luce del fuoco. -  un buon coltello.
- Dammelo! - comand Keesh.
- No, o Keesh - rispose ridendo la fanciulla. - Pu darsi che tu non sia destinato a portarlo.
- Dammelo! - le ripet l'indiano, senza cambiar tono. - Sono destinato.
Ma gli occhi di Su-Su, guardando dietro di lui la pelle di alce, vide che la neve tutt'intorno ad essa si arrossava lentamente.
-  sangue, Keesh? - chiese.
- S,  sangue. Ma dammi la cintura e il lungo coltello russo.
Ella si sent bruscamente spaventata, ma frem, quando Keesh le strapp rudemente la cintura: frem alla sua rudezza. Lo guard dolcemente, e sent una sofferenza nel seno e due piccole mani intorno alla gola.
- Era fatta per un uomo pi piccolo - osserv ferocemente Keesh, tirando forte sul ventre, e allacciando la fibbia al primo foro.
Su-Su sorrise, e i suoi occhi divennero ancora pi dolci. Di nuovo sent le dolci manine alla gola. Egli era buono a guardarsi, e la cintura era veramente piccola, fatta per un uomo pi piccolo; ma che importava? Sapeva di poter fare molte cinture.
- Ma il sangue? - domand, con un fremito di speranza. - Il sangue, Keesh? E... sono teste?
- S.
- Devono essere freschissime, o diversamente il sangue si sarebbe coagulato.
- S, non  coagulato, e sono freschissime.
- Oh, Keesh! - esclam Su-Su, col volto caldo e splendente. - E sono per me?...
- S; per te.
Egli prese un angolo della pelle, e rotol le teste davanti a lei:
- Tre - mormor Keesh selvaggiamente - no, quattro almeno.
Ma ella sedeva impietrita. Giacevano li davanti, i dolci lineamenti di Nee-Koo; la vecchia faccia rugosa di Gnob; Makamuk, che le sogghignava col labbro superiore sollevato, e finalmente Nossabok, con la palpebra abbassata sulla morbida guancia, come per ammiccare. Giacevano l, con la luce del fuoco che lampeggiava e scherzava su esse, e da ciascuna si spandeva un cerchio rosso sulla neve.
Rammollita dal fuoco, la crosta bianca ced sotto la testa di Gnob, che rotol come un oggetto vivo, gir su se stessa, e venne a riposarsi ai piedi di lei. Ma ella non si mosse. Anche Keesh sedeva immobile, con gli occhi fissi ferocemente su lei. Ad un tratto, nella foresta, un abete sopraccarico fece cadere il suo peso di neve, e gli echi tuonarono cupamente lungo la gola; ma nessuno dei due si mosse. Il breve giorno svaniva rapidamente, e le tenebre avviluppavano il campo, quando Zanna Bianca trotterell verso il fuoco. Si arrest per osservare, ma, non vedendosi scacciato, si avvicin di pi. Il suo naso scatt rapidamente da un lato, con le narici tremanti, il pelo irto sulla schiena; e, diritto e fedele, segu l'odore improvviso della testa del suo padrone. La fiut in principio cautamente, e lecc la fronte con la lingua rossa. Poi si mise bruscamente a sedere sulle anche, punt il naso alla prima debole stella, ed elev il lungo ululato del lupo.
Questo richiam Su-Su ai sensi. Guard Keesh, che aveva sguainato il coltello russo e la guardava attentamente. Il suo volto era freddo e duro, e in esso la fanciulla lesse la legge. Lasciando ricadere sulle spalle il cappuccio del parka, ella si denud il collo e si lev in piedi. L si arrest e guard a lungo intorno a s la foresta circostante, le deboli stelle nel cielo, il campo, le racchette nella neve... un lungo sguardo riassuntivo della sua vita passata. Una brezza leggera le mosse i capelli sulla tempia, e per un secondo volt la testa e affront in pieno il vento.
Poi pens ai figli non ancora nati, e si avvicin a Keesh, e disse:
- Sono pronta.
...
.
...
LA MORTE DI LIGOUN.
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- Udite ora la morte di Ligoun...
L'indiano tacque, o meglio fece una pausa, e mi guard con occhio significante. Sollevai la bottiglia fra i nostri occhi e il fuoco, e indicai col pollice il punto dove doveva fermarsi, e gliela tesi; perch non era egli Palitlum, il Bevitore? Mi aveva narrato molte storie, e io avevo atteso a lungo che quello scriba senza scritture parlasse degli avvenimenti concernenti Ligoun: perch egli, fra tutti i viventi, conosceva meglio questi avvenimenti.
Gett indiero la testa con un grugnito che gli discese gi per la gola, e l'ombra d'un torso umano, mostruosa sotto un'enorme bottiglia rovesciata, si agit e danz sulla rupe accigliata alle nostre spalle. Palitlum ritir le labbra dalla bottiglia, succhiandola carezzevolmente e guard con rimpianto la volta del cielo, dove vibrava la pallida luce dell'aurora boreale.
- Strano - disse - freddo come l'acqua e ardente come il fuoco. Al bevitore d forza e al bevitore toglie la forza. Rende vecchi i giovani e giovani i vecchi. L'uomo che  stanco, esso rianima e fa proseguire, e l'uomo che non  stanco, abbatte e fa dormire. Mio fratello possedeva un cuore di coniglio, eppure bevve e uccise quattro dei suoi nemici. Mio padre era come un gran lupo, che mostrava i denti a tutti gli uomini, eppure bevve, e fu ucciso alla schiena, mentre correva velocemente.  stranissimo.
- Questa  la marca "Tre stelle" (cognac), e migliore di quello che avvelena il ventre laggi - risposi, abbracciando con un gesto circolare della mano l'abisso spalancato dalle tenebre, fino laggi in fondo, dove i fuochi della spiaggia brillavano in basso: minuscoli getti di fiamma, che davano proporzione a realt della notte.
Palitlum sospir e scosse il capo:
- Perci io sono qui con te.
E abbracci la bottiglia e me in uno sguardo che parlava, pi eloquentemente di qualsiasi discorso, della sua sete svergognata.
- No - dissi, ficcandomi la bottiglia fra le ginocchia. - Ora parlate di Ligoun. Delle "Tre Stelle" parleremo in seguito.
- Ce n', e in abbondanza, e io non sono stanco - supplic l'indiano sfacciatamente. - Solo la sensazione di esso sulle labbra, e parler grandi parole di Ligoun e dei suoi ultimi giorni.
- Al bevitore toglie la forza - dissi, ripetendo beffardamente le sue parole. - E l'uomo che non  stanco, esso abbatte e fa dormire.
- Tu sei saggio - replic, senza collera e senza fierezza. - Come tutti i tuoi fratelli, sei saggio. Sveglio o addormentato, le "Tre Stelle" sono con te, eppure non ti ho mai veduto bere pi del necessario. E intanto raccogliete per voi l'oro che si cela nelle nostre montagne e il pesce che vive nei nostri mari; e Palitlum e i fratelli di Palitlum scavano l'oro per te e pescano il pesce, e sono contenti di essere allietati, quando con la tua saggezza ritieni giusto che le "Tre stelle" bagnino le nostre labbra.
- Avevo intenzione di udire la storia di Ligoun - dissi con impazienza. - La notte si avanza e domani ci attende un viaggio faticoso.
Sbadigliai e feci come per alzarmi, ma Palitlum trad una pronta ansiet e cominci bruscamente:
- Era desiderio di Ligoun, nella sua vecchia et, che la pace regnasse fra le trib. Da giovane, era stato il primo dei guerrieri e il capo dei capi guerrieri delle Isole e dei Valichi. Tutti i suoi giorni era stato pieno del desiderio di battersi. Vantava pi cicatrici di osso, di piombo e di ferro che chiunque altro. Aveva tre mogli e per ogni moglie due figli; e i figli, dal primo all'ultimo, morirono in battaglia al suo fianco. Temerario come un orso, infuriava in lungo e in largo; al nord fino ad Unalaska e al mare di Behring; a sud fino al Queen Charlottes, s, fino ai kake, si dice, fino a Puget Sound; e uccideva i tuoi fratelli nelle case ben protette.
"Ma, come dico, nella sua vecchia et cercava la pace fra le trib. Non che fosse divenuto vile, o gli piacesse troppo l'angolo del fuoco e la pentola ben piena. Perch uccideva con l'abilit e la sete del sangue dei pi feroci, si stringeva la cintola coi pi giovani nei giorni di fame, e coi pi robusti affrontava il mare in tempesta e la pista faticosa. Ma a causa delle sue molte gesta, e in punizione di esse, una nave da guerra lo trasport lontano nella tua contrada, Faccia Barbuta; e passarono molti anni prima che tornasse; ed io ero cresciuto, ero qualche cosa pi d'un ragazzo e qualche cosa meno d'un giovane. E Ligoun, essendo privo di figli, nella sua vecchia et mi volle accanto a s, e, divenuto saggio, mi diede la saggezza.
" -  bene combattere, Palitlum - diceva. - No, Faccia Barbuta, perch in quei giorni io non ero conosciuto come Palitlum, essendo chiamato Olo, il Famelico. Il bere doveva venir dopo. -  bene combattere - parlava Ligoun - ma  anche sciocco. Nella contrada dei bianchi, come ho veduto con gli occhi miei, non sono soliti battersi fra loro, e sono forti. Perci con la loro forza essi vengono contro noi delle Isole e dei Valichi, e noi davanti ad essi siamo come fumo del campo e come nebbia del mare. Perci dico che  bene combattere, ma  anche molto sciocco.
"E a causa di questo, per quanto sempre il primo fra i guerrieri, la voce di Ligoun era la pi forte sempre per la pace. E quando fu vecchissimo, essendo il pi grande dei capi e il pi ricco degli uomini, diede un potlatch. Non s'era mai veduto un simile potlatch. Cinquecento canoe erano allineate contro l'argine del fiume, e in ogni canoa non c'erano meno di dieci uomini e donne. Erano l otto trib; dal primo e pi vecchio degli uomini, all'ultimo e pi giovane dei bambini, erano tutti l. E poi c'erano uomini di trib lontanissime, grandi viaggiatori e cercatori, che avevano udito del potlatch di Ligoun. E durante sette giorni si riempirono il ventre con la sua carne e la sua bevanda. Egli diede loro ottomila coperte, come so bene: perch non fui io a tenerne il conto e a ripartirle secondo il grado e il rango? E alla fine Ligoun fu povero; ma il suo nome era su tutte le labbra, e altri capi strinsero i denti per l'invidia che egli fosse cos grande.
"E cos, perch c'era peso nelle sue parole, egli consigliava la pace; e si recava ad ogni potlatch e festino e adunata di trib per consigliare la pace. E cos fu che viaggiammo insieme, Ligoun ed io, al grande festino dato da Niblack, che era capo sugli indiani dello Skoot, il quale non  lontano dallo Stickeen. Questo fu negli ultimi giorni, e Ligoun era vecchissimo e molto vicino alla morte. Tossiva per il tempo freddo e per il fumo del campo, e spesso il sangue rosso gli colava dalla bocca, finch ci aspettammo di vederlo morire.
" - No - disse in una di simili occasioni; -  meglio che io muoia quando il sangue balza sotto il coltello, e c' il cozzare dell'acciaio e l'odore della polvere, e gli uomini gridano forte, a causa del ferro freddo e del piombo veloce.
"Cos era chiaro, Faccia Barbuta, che il suo cuore anelava ancora la battaglia.
" molto lontano dal Chilcat, lo Skoot, e fummo molti giorni nelle canoe. E mentre gli uomini erano curvi sulle pagaie, io sedevo ai piedi di Ligoun e ricevevo la Legge. Inutile parlarti della Legge, Faccia Barbuta, perch so che tu in questo sei espertissimo. Eppure parlo della Legge: sangue per sangue, rango per rango. Inoltre, Ligoun and pi a fondo nella questione, dicendo:
" - Ma sappi questo, Olo, che vi  poco onore nell'uccidere un uomo inferiore a te. Uccidi sempre l'uomo che  pi grande, e il tuo onore sar in proporzione della sua grandezza. Ma se di due uomini tu uccidi il minore, allora sar tua la vergogna, per cui le stesse squaws si rideranno di te. Come dico, la pace  buona; ma rammenta, Olo, se uccidere devi, di uccidere secondo la Legge.
"Col tempo giungemmo al campo di Niblack e allo Skoot. Fu un festino grande quasi quanto il potlatch di Ligoun. C'eravamo noi del Chilcat, e i Sitka, e gli Stickeen che sono vicini degli Skoot, e i Wrangel e gli Hoonah. C'erano dei Sundown e dei Tahko di Port Houghtson, e i loro vicini gli Awk del Canale Douglass; il popolo del fiume Naass, e i Tonga del nord di Dixon, e i Kake che venivano dalle isole chiamate Kupreanoff. Poi c'erano dei Siwash di Vancouver, dei Cassiar delle Montagne d'Oro, degli uomini di Teslin, e anche degli Stick della contrada dello Yukon.
"Vi fu una grandissima adunata. Ma prima di tutto vi fu una riunione di capi con Niblack, e l'annegamento di tutte le inimicizie nel quass. Furono i Russi che c'insegnarono la maniera di fabbricare il quass, perch cos mi disse mio padre: mio padre, che l'ebbe dal padre prima di lui. Ma a questo quass Niblack aveva aggiunto molte cose, come zucchero, farina, mele secche e luppolo, sicch era una bevanda da uomo, forte e buona. Non cos buona come le "Tre Stelle", Faccia Barbuta, ma pure molto buona.
Questo festino di quass era per i capi e per i capi soli, che erano una ventina. Ma, Ligoun essendo molto vecchio e molto grande, mi fu permesso di camminare con lui, affinch egli potesse appoggiarmisi alla spalla, e io potessi aiutarlo a sedere e ad alzarsi. Alla porta della casa di Niblack, che era di tronchi d'albero e molto grande, ogni capo, com'era il costume, lasci la lancia o la carabina e il coltello. Perch, come tu sai, Faccia Barbuta, la bevanda forte accende il sangue, e i vecchi od fiammeggiano e la testa e le mani sono pronte ad agire. Ma notai che Ligoun aveva portato due coltelli, uno che aveva lasciato fuori la porta e l'altro nascosto sotto la coperta, a portata di mano. Gli altri capi avevano fatto lo stesso, e io mi sentivo turbato per ci che doveva accadere.
"I capi erano allineati, seduti in un gran cerchio intorno alla stanza. Io stavo accanto a Ligoun. In mezzo era il barile del quass, e davanti ad esso uno schiavo per servir da bere. Prima Niblack fece un"orazione, con grande aria di amicizia e molte belle parole. Poi diede il segno, e lo schiavo riemp una ciotola di quass e la pass a Ligoun, come di dovere, perch il rango pi alto era il suo.
"Ligoun bevve fino all'ultima goccia, e io gli diedi la mia forza per levarsi in piedi, affinch anche lui potesse fare un'orazione. Egli ebbe parole gentili per le molte trib, not la grandezza di Niblack, che dava un simile festino, consigli la pace, com'era sua abitudine, e alla fine disse che il quass era ottimo.
"Poi bevve Niblack, che come rango veniva dopo Ligoun, e dopo di lui gli altri capi, l'uno dopo l'altro, in ordine di grado. E ciascuno pronunci parole amichevoli, e disse che il quass era buono, finch tutti ebbero bevuto. Ho detto tutti? No, non tutti, Faccia Barbuta. Perch l'ultimo di essi era un uomo magro e felino, dalla faccia giovane, con occhi vivi e arditi, che bevve cupamente e sput al suolo e non pronunci una parola.
"Non dire che il quass era buono era un insulto; sputare al suolo era peggio di un insulto. E proprio questo fece il giovane. Era conosciuto come il capo degli Stick sullo Yukon, ma non si sapeva altro di lui.
"Come dico era un insulto. Ma, nota, Faccia Barbuta, era un insulto non a Niblack, che dava il festino, ma all'uomo pi alto in grado, che sedeva fra quelli nel cerchio. E quell'uomo era Ligoun. Non vi fu un suono. Tutti gli occhi erano su di lui, per vedere che avrebbe fatto. Non fece un gesto. Le labbra grinzose non si mossero per parlare; n le narici gli fremerono, n una palpebra si abbass.
"Non vi fu un suono. Era come un cerchio di morti, ma ciascun capo tastava sotto la coperta per assicurarsi, e ciascun capo guardava i suoi vicini, di destra e di sinistra, misurandosi con l'occhio. Io ero giovinetto; le cose che avevo vedute erano poche; eppure sapevo che quello era il momento che s'incontra una sola volta in tutta la vita.
"Lo Stick si lev in piedi, con tutti gli occhi fissi su di lui., e attravers la camera, finch si trov davanti Ligoun.
" - Io sono Opitsah, il Coltello - disse.
"Ma Ligoun non disse nulla, n lo guard, ma fiss il suolo senza battere le palpebre.
" - Voi siete Ligoun - disse Opitsah. - Avete ucciso molti uomini. Io sono ancora vivo.
"E ancora Ligoun non disse nulla, bench mi facesse cenno e con la mia forza si levasse e restasse diritto sui due piedi. Era come un vecchio pino, nudo e grigio, ma ancora resistente al gelo e alla tempesta. I suoi occhi non battevano, ed era come se non avesse udito Opitsah, come se non lo vedesse.
"E Opitsah fu pazzo per la collera, e danz a gambe tese davanti a lui, come fanno gli uomini quando vogliono gettar la vergogna su un altro. E Opitsah cant una canzone sulla sua propria grandezza e sulla grandezza del suo popolo, una canzone piena di brutte parole per i Chilcat e per Ligoun. E mentre danzava e cantava, Opitsah gett lontano la coperta, e col suo coltello tracci dei cerchi luminosi davanti alla faccia di Ligoun. E la canzone che cantava era la Canzone del Coltello.
"E non v'era altro suono all'infuori del canto di Opitsah, e il cerchio dei capi era come di morti, tranne per il lampo del coltello, che sembrava tracciare un fuoco fiammeggiante davanti ai loro occhi. E anche Ligoun era immobile. Eppure conosceva la sua morte e non aveva paura. E il Coltello cantava pi vicino, sempre pi vicino alla sua faccia; ma i suoi occhi non battevano, ed egli non oscillava n a destra ne a sinistra.
"E Opitsah avvent il coltello, cos, due volte sulla fronte di Ligoun, e il sangue rosso sprizz dietro di esso. E allora fu che Ligoun mi fece cenno di portargli la mia giovinezza, affinch potesse camminare. E rise con grande disprezzo, diritto in faccia a Opitsah, il Coltello. E scost Opitsah, come si scosta un ramo sul sentiero per passare.
"E io sapevo e comprendevo, perch c'era solo vergogna nell'uccisione di Opitsah davanti a una ventina di capi pi grandi. Rammentavo la Legge, e sapevo che Ligoun aveva in mente di uccidere secondo la Legge. E chi c'era l, pi alto di grado dopo di lui, se non Niblack? E verso Niblack, appoggiato al mio braccio, egli si diresse. E all'altro braccio si aggrappava e feriva Opitsah, troppo piccolo per insudiciare col suo sangue le mani di un uomo cos grande. E sebbene il coltello di Opitsah continuasse a mordere, Ligoun non lo notava n batteva le palpebre. E in questa maniera noi tre ci aprimmo il cammino attraverso la stanza, mentre Niblack se ne stava seduto nella sua coperta, e aveva paura della nostra avanzata.
"E ora vecchi od fiammeggiarono, liti dimenticate tornarono alla memoria. Lamuk, un Kake, aveva avuto un fratello annegato nei gorghi dello Stickeen, e gli Stick non avevano pagato in coperte per i loro gorghi, com'era il costume di pagare. Cos Lamuk piant il suo coltello nel cuore di Klok-Kutz lo Stick. E Katchabook ramment una lite del popolo del fiume Naass coi Tonga a nord di Dizon e il capo dei Tonga egli uccise con una pistola che fece un gran rumore. E la sete del sangue invase tutti gli uomini che sedevano nel cerchio, e i capi uccisero e furono uccisi, come volle il destino. Inoltre lanciarono pugnalate e colpi di revolver a Ligoun, perch colui che l'uccideva in quel nodo si assicurava un grande onore, e non sarebbe stato mai pi dimenticato per il suo atto. E gli erano intorno come lui intorno ad un alce, solo erano tanti che s'impacciavano tra loro, e si uccidevano l'un l'altro per farsi strada. E la confusione era grande.
"Ma Ligoun avanzava lentamente, senza fretta, come se molti anni fossero ancora davanti a lui. Sembrava che fosse certo di uccidere alla propria maniera, prima che essi uccidessero lui. E, come dico, avanzava lentamente, e i coltelli lo mordevano, ed egli era rosso per il sangue, pure i coltelli mi trovavano e le palle roventi mi bruciavano. E ancora Ligoun appoggiava il suo peso alla mia giovinezza, e Opitsah lo colpiva, e noi tre avanzavamo. E quando ci trovammo davanti a Niblack, questi ebbe paura e si copr la testa con la coperta. Gli Skoot sono sempre vili.
"E Goolzug e Kadishan, l'uno mangiatore di pesce e l'altro uccisore di carne, si assalirono per l'onore delle loro trib. E infuriarono pazzamente intorno, e nel battersi urtarono le ginocchia di Opitsah, che fu rovesciato e calpestato. E un coltello, cantando nell'aria, colp alla gola Skulpin il Sitka, che agit le braccia ciecamente, barcollando, e mi trascin a terra nella sua caduta.
"E dal suolo vidi Ligoun curvarsi su Niblack, sollevare la coperta dalla sua testa, rivoltare la sua faccia alla luce. E Ligoun non aveva fretta. Essendo accecato dal proprio sangue, si asciug gli occhi col dorso della mano, affinch potesse vedere ed esser sicuro. E quando fu sicuro che la faccia era la faccia di Niblack, gli ficc il coltello nella gola, come si ficca un coltello nella gola di un daino tremante. E poi Ligoun si raddrizz, cantando la sua canzone di morte e oscillando dolcemente avanti e indietro. E Skulpin, che mi aveva trascinato al suolo, gli spar con la pistola dal punto dove si trovava, e Ligoun croll e precipit a terra, come un vecchio pino crolla e precipita davanti al vento furioso.
Palitlum tacque. I suoi occhi, che ardevano cupamente, erano fissi sul fuoco, e le sue guance erano oscure per il sangue.
- E tu, Palitlum? - domandai.
- Io? Io rammentai la Legge e uccisi Opitsah, il Coltello, ci che era bene. E strappai il coltello di Ligoun dalla gola di Niblack, e uccisi Skulpin, che mi aveva trascinato al suolo, perch ero un giovanetto e potevo uccidere con onore qualsiasi uomo. E di pi, Ligoun essendo morto, non aveva pi bisogno della mia giovinezza, e mi misi attorno col suo coltello, scegliendo i pi alti di grado che ancora restavano.
Palitlum si frug nella camicia e trasse una guaina ornata di perline, e dalla guaina un coltello.
- Il coltello di Ligoun? - dissi, e Palitlum fece cenno di s.
- E per questo coltello di Ligoun ti dar - dissi - dieci bottiglie di "Tre Stelle".
Ma Palitlum sollev gli occhi lentamente verso di me.
- Faccia Barbuta, sono debole come acqua e arrendevole come una donna. Mi sono insudiciato il ventre con quass e hooch e "Tre Stelle". Ho gli occhi annebbiati, le orecchie hanno perduto la loro acutezza, e la mia forza  andata in grasso. E sono senza onore in questi giorni, e mi chiamano Palitlum, il Bevitore. Eppure l'onore fu mio al potlatch di Niblack, sullo Skoot, e la memoria di esso e la memoria di Ligoun mi sono care. Anche se tu trasformassi il mare in "Tre Stelle", e dicessi che  tutto mio per il coltello, pure conserverei sempre quest'arma. Sono Palitlum, il Bevitore, ma una volta ero Olo, il Famelico, che sosteneva Ligoun con la sua giovinezza!
- Sei un grand'uomo, Palitlum - dissi - e io ti onoro.
Palitlum tese la mano.
- Le "Tre Stelle" fra le tue ginocchia siano mie per il racconto che ti ho narrato - disse.
E nel guardare la rupe accigliata alle nostre spalle, vidi l'ombra di un torso umano, mostruosa sotto un'enorme bottiglia rovesciata.
...
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L'ASTUZIA DI KEESH.
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Keesh, che visse, molto tempo fa sull'orlo del mare polare, fu il capo del suo villaggio per anni numerosi, e prosper e mor pieno di onori, col suo nome sulle labbra di tutti gli uomini. Visse tanto tempo fa, che solo i vecchi ne rammentano il nome; il nome e il racconto che essi avevano avuto dai vecchi prima di loro, e che i vecchi racconteranno ai figli e ai figli dei loro figli, sino alla fine del tempo. E la notte invernale, quando la tormenta del Nord spazza la distesa di ghiaccio, e l'aria  piena di bianco volante, e nessuno osa avventurarsi all'aperto,  il tempo pi adatto per narrare come Keesh, dal pi misero igloo del villaggio, sorse al potere sopra tutti gli uomini della sua trib.
Era un ragazzo vivace, cos si racconta, sano e forte, e aveva veduto tredici soli, secondo la loro maniera di calcolare il tempo. Perch ogni inverno il sole abbandona la terra nelle tenebre, e l'anno dopo torna un nuovo sole, affinch gli uomini possano riscaldarsi di nuovo e guardare la faccia degli altri. Bok, il padre di Keesh, era stato un uomo valorosissimo, ma aveva incontrato la morte in un'epoca di carestia, quando aveva cercato di salvare la vita del suo popolo, prendendo la vita di un grande orso polare. Nel proprio slancio, assal l'orso da vicino, e le sue ossa furono schiacciate. Ma l'orso aveva molta carne, e il suo popolo fu salvo. Keesh era l'unico figlio, e dopo questo, Keesh visse solo con la madre. Ma il popolo  propenso a dimenticare, e il villaggio dimentic le gesta del padre; e Keesh essendo solo un ragazzo, e la madre solo una donna, furono anch'essi dimenticati rapidamente, e, prima che passasse molto, furono costretti a vivere nel pi meschino di tutti gli igloos.
Fu al consiglio, una sera, nel grande igloo di Klosh-Kwan, il capo, che Keesh mostr il sangue che gli scorreva nelle vene e la virilit che lo faceva tenere diritto e superbo. Con la dignit di un anziano, si lev in piedi, e attese che si facesse il silenzio, in mezzo alla babele di voci.
-  vero che si d la carne a me e ai miei - disse. - Ma spesse volte  vecchia e dura, questa carne; di pi ha un'insolita quantit di ossa.
I cacciatori irsuti e grigi, o giovani e vigorosi, furono agghiacciati. Non s'era mai udita una cosa simile. Un ragazzo, che parlava come un uomo maturo, e gettava delle parole aspre sul loro stesso viso! Ma con grande fermezza e seriet, Keesh continu:
- So che mio padre Bok era un gran cacciatore e solo per questo pronuncio queste parole. Si dice che Bok portava a casa pi carne di quanto potessero i due migliori cacciatori; che egli provvedeva con le proprie mani alla divisione della sua carne, che coi propri occhi si assicurava che l'ultimo vecchio e l'ultima vecchia ne ricevessero una buona parte.
- Na! Na! - gridarono gli uomini. - Scacciate questo ragazzo! Mandatelo a letto! Non  un uomo, che possa parlare ad uomini e a barbe grige!
Il ragazzo attese con calma, finch il tumulto non si calm.
- Tu hai una moglie, Ugh-Gluk - disse - e per lei tu parli. E tu, Mussuk, hai anche una madre, e parli per la moglie e per la madre. Mia madre non ha alcuno, all'infuori di me; perci parlo. Come dico, poich Bok  morto per aver cacciato con troppo slancio,  giusto che io, che sono il figlio, e che Ikeega, che  mia madre e che era sua moglie, abbiamo in abbondanza finch c' carne in abbondanza nella trib. Io, Keesh, il figlio di Bok, ho parlato.
Si rimise a sedere con le orecchie tese alla marea di proteste e d'indignazione, che la sua parola aveva suscitata.
- Che un ragazzo debba parlare in consiglio! - brontolava il vecchio Ugh-Gluk.
- Devono i neonati dire agli uomini ci che spetta di fare? - domand la voce forte di Massuk. - Sono io un uomo che debba essere canzonato da ogni bambino che piange per aver da mangiare?
La collera bolliva al calor bianco. Gli ordinarono di andare a letto, minacciandolo di non dargli pi carne affatto, e gli promisero una sonora bastonatura per la sua presunzione. Gli occhi di Keesh cominciarono a lampeggiare, e il suo sangue ad accendergli il volto. In mezzo agli insulti salt in piedi.
- Uditemi, voi uomini ! - grid. - Non parler mai pi nel consiglio, mai pi, finch non vengano a dirmi: " bene, Keesh, che tu parli;  bene, ed  nostro desiderio". Prendete queste, uomini, come le mie ultime parole. Bok, mio padre, era un gran cacciatore. Anch'io, suo figlio, andr a cacciare la carne che mangio. E si sappia fin d'ora che la divisione della carne che io uccider sar giusta. E non una vedova n un bambino piangeranno la notte perch non c' carne, quando gli uomini forti si lamentano per la sofferenza di aver mangiato troppo. E nei giorni a venire vi sar la vergogna sui pi forti che hanno mangiato troppo. Io, Keesh, ho detto!
Dei sogghigni e delle risate sprezzanti lo seguirono fuori dell'igloo, ma egli aveva i denti stretti, mentre se ne andava per il suo cammino, senza voltarsi n a destra n a sinistra.
Il giorno dopo si allontan lungo la riva, dove il ghiaccio e la terra s'incontrano. Coloro che lo videro partire notarono che portava il suo arco con una buona provvista di frecce, e che sulla spalla aveva la grande lancia di caccia del padre. Per questo vi furono molte risate e commenti.
Era un avvenimento senza precedenti. Mai un ragazzo della sua tenera et era andato a cacciare, molto meno a cacciare da solo. Scossero anche la testa, e vi furono dei mormorii profetici, e le donne rivolsero sguardi compassionevoli a Ikeega, il cui volto era grave e triste.
- Torner quanto prima - esse dissero, per rianimarla.
- Lasciatelo andare; gli giover una buona lezione - dissero i cacciatori. - E torner fra breve, e nei giorni che seguiranno sar mite e sottomesso.
Ma pass un giorno, e un secondo, e il terzo soffi una forte tormenta, e non c'era traccia di Keesh. Ikeega si strapp i capelli, e si mise sulla faccia la fuliggine d'olio di foca, per mostrare il proprio dolore; e le donne assalirono gli uomini con parole amare, per aver maltrattato il ragazzo, e averlo mandato alla morte; e gli uomini non risposero, preparandosi ad andare in cerca del corpo, quando la tempesta si fosse calmata.
La mattina dopo di buon'ora, per, Keesh entr nel villaggio. Ma non veniva a capo chino. Portava sulle spalle un carico di carne fresca. Il suo passo era superbo e la sua parola arrogante.
- Andate, voi uomini, coi cani e con le slitte, e seguite la mia pista per la miglior parte di un giorno di viaggio - disse. - C' molta carne sul ghiaccio: una orsa e due orsacchiotti.
Ikeega fu sopraffatta dalla gioia, ma egli accolse virilmente le sue dimostrazioni, dicendo:
- Vieni, Ikeega, mangiamo. E dopo questo dormir, perch sono stanco.
Ed entr nel suo igloo, e mangi fortemente insieme con la madre, e dopo questo dorm per venti ore di seguito.
In principio vi fu un gran dubitare: l'uccisione d'un orso polare  pericolosissima: ma tre volte pericolosa, e tre volte tre, uccidere un'orsa coi suoi orsacchiotti. Gli uomini non potevano indursi a credere che il ragazzo Keesh, da solo, avesse compiuto una cos grande meraviglia. Ma le donne parlarono della carne fresca che egli aveva portato sulla schiena, e questo fu un argomento schiacciante contro la loro incredulit. Cos partirono, finalmente, brontolando che probabilmente, se le cose eran cos, egli aveva trascurato di spezzare le carcasse. Ora nel Nord  necessarissimo che questo sia fatto appena la bestia  uccisa. Se no, la carne si gela cos solidamente, da spezzare il filo del coltello pi aguzzo, e un orso di trecento libbre, solidamente gelato, non  facile da sollevarsi su una slitta e da trascinarsi sul ghiaccio scabroso. Ma giunti sul posto trovarono non solo la preda, del che avevano dubitato, ma anche che Keesh aveva fatto a quarti le bestie, nella vera maniera dei cacciatori, e aveva tolte le viscere.
Cos cominci il mistero di Keesh, un mistero che col passare dei giorni si approfond sempre pi. Nella successiva spedizione egli uccise un giovane orso, di grossezza quasi normale, e in quella seguente, un grande orso e la sua compagna. Di solito, rimaneva lontano tre o quattro giorni, per quanto a volte restasse per una settimana di seguito sui campi di ghiaccio. In queste spedizioni rifiutava sempre la compagnia, e tutti si stupivano.
- Come fa? - si domandavano. - Non porta mai con s un cane, e i cani sono di cos grande aiuto.
- Perch cacci soltanto l'orso? - si arrischi una volta a domandargli Klosh-Kwan.
E Keesh gli diede una risposta adeguata:
- Si sa bene che nell'orso c' pi carne - disse.
Ma nel villaggio si parl anche di stregoneria.
- Caccia con gli spiriti malvagi - disse qualcuno; - perci la sua caccia  fruttifera. Come potrebbe essere altrimenti, se non cacciasse con gli spiriti malvagi?
- Forse non sono spiriti malvagi, ma benefici - dicevano altri. - Si sa bene che il padre era un gran cacciatore. Non pu essere che il padre cacci con lui, in maniera da fargli raggiungere eccellenza e pazienza e saggezza? Chi sa?
Nondimeno il suo successo continu, e i cacciatori meno capaci furono spesso occupati a trasportare la sua carne. E nella divisione egli era sempre giusto. Come aveva fatto il padre di lui, si assicurava che l'ultimo vecchio e l'ultima vecchia ne ricevessero una buona parte, senza tener per s pi di quanto richiedessero i suoi bisogni. E a causa di questo e dei suoi meriti come cacciatore, egli era considerato con rispetto e anche con timore; e si parl di farlo capo dopo il vecchio Klosh-Kwan. A causa degli atti che aveva compiuti l'attendevano di nuovo nel consiglio, ma egli non vi andava mai, e gli altri avevano onta di domandarglielo.
- Ho intenzione di costruirmi un igloo - disse un giorno a Klosh-Kwan e ad alcuni cacciatori. - Sar un grande igloo, dove Ikeega e io potremo abitare pi agiatamente.
- S - gli risposero, scuotendo gravemente la testa.
- Ma io non ho tempo. Il mio mestiere  la caccia, e mi tiene occupato tutto il giorno. Cos  solo giusto che gli uomini e le donne del villaggio, che mangiano la mia carne, mi costruiscano un igloo.
E l'igloo fu costruito, di dimensioni grandiose, che superavano anche l'alloggio di Klosh-Kwan. Keesh e la madre vi si trasferirono, e fu la prima prosperit che ella avesse goduto dalla morte di Bok. N le era data la sola prosperit materiale, perch, a causa del suo figliuolo meraviglioso, e a causa della posizione che Keesh le aveva assicurata, ella fu considerata come la prima donna di tutto il villaggio, e le donne usavano visitarla, domandarle consigli, e riferirsi alla sua saggezza, quando sorgevano delle discussioni fra loro, o fra esse e gli uomini.
Ma il mistero della caccia prodigiosa di Keesh aveva il posto principale in tutte le menti. E un un giorno Ugh-Gluk gli rinfacci la sua stregoneria.
- Si dice - osserv sinistramente Ugh-Gluk che tu ti accompagni agli spiriti malvagi, e che perci la tua caccia sia fruttifera.
- Non  buona la carne? - rispose Keesh. - C' qualcuno nel villaggio che si sia ammalato per averla mangiata? Come sai che si tratta di stregoneria? O cerchi d'indovinare alla cieca, solo perch  l'invidia che ti consuma?
E Ugh-Gluk si ritir sconfitto, e le donne gli risero dietro mentre si allontanava. Ma una sera nel consiglio, dopo lungo dibattito, si decise di mettere delle spie alle calcagna di Keesh quando partiva per la caccia, in maniera di apprendere i suoi metodi. Cos, nella sua prossima spedizione, Bim e Bawn, due giovani fra i pi esperti cacciatori, lo seguirono, prendendo ogni precauzione per non farsi scoprire. Tornarono dopo cinque giorni con gli occhi fuori della testa e la lingua tremante per dire quello che avevano veduto. Riunirono in tutta fretta il Consiglio nell'abitazione di Klosh-Kwan e Bim prese la parola:
- Fratelli! Secondo l'ordine, abbiamo viaggiato sulla pista di Keesh, e abbiamo viaggiato prudentemente, in maniera che egli non ci scorgesse, e a met del primo giorno ha incontralo un grande orso. Era proprio un orso grossissimo.
- Non se n' mai visto uno pi grosso - conferm Bawn, che prosegu il racconto. - Eppure l'orso non era propenso a battersi, perch si volt e si allontan lentamente sul ghiaccio. Vedemmo questo dalle rocce della riva, e l'orso si diresse verso di noi, e dietro di lui veniva Keesh, che non mostrava alcuna paura. Ed egli grid dietro l'orso delle parole aspre, e agit le braccia, e fece un gran baccano. Allora l'orso mont in collera e si drizz sulle zampe posteriori e brontol. Ma Keesh avanz diritto sull'orso.
- S - continu Bim - diritto sull'orso avanz Keesh. E l'orso l'insegu, e Keesh fugg. Ma, mentre correva, egli lasci cadere delle palline rotonde sul ghiaccio. E l'orso si arrest e le fiut, e poi le mangi. E Keesh continu a fuggire e a gettare delle palline rotonde e l'orso continu a ingoiarle.
Si levarono delle esclamazioni e delle grida di dubbio, e Ugh-Gluk espresse un'aperta incredulit.
- S' visto coi nostri propri occhi - afferm Bawn. - E questo finch l'orso si raddrizz bruscamente, e url per la sofferenza, e agit pazzamente le zampe anteriori. E Keesh continu a correre sul ghiaccio per mettersi in salvo. Ma l'orso non si cur pi di lui, essendo preoccupato col male che le palline rotonde gli facevano dentro.
- S, dentro - interruppe Bim. - Perch si graffiava e saltava sul ghiaccio come un orsacchiotto giocoso... tranne che, per la maniera come brontolava e urlava, si trattava non di giuoco ma di sofferenza. Non ho mai veduto uno spettacolo simile!
- No, non si  mai veduto uno spettacolo simile - aggiunse Bawn. - E di pi, era un orso grossissimo.
- Stregoneria - sugger Ugh-Gluk.
- Non so - replic Bim: - vi dico ci che i miei occhi hanno veduto. E dopo un po' l'orso fu debole e stanco, perch era molto pesante e aveva saltato con grande violenza, e si allontan lungo la riva scotendo lentamente la testa da una parte all'altra, mettendosi ogni tanto a sedere per piangere e urlare. E Keesh seguiva l'orso, e noi seguivamo Keesh, e per quel giorno e per tre giorni ancora lo seguimmo. L'orso s'indeboliva e non cessava mai di gridare per la sofferenza.
- Era un incantesimo ! - esclam Ugh-Gluk. - Certamente un incantesimo.
- Si vedr.
E Bim riprese il racconto:
- L'orso and vagando, ora da una parte ora dall'altra, tornando indietro e riattraversando in cerchio la pista, sicch alla fine fu vicino al luogo dove Keesh s'era imbattuto per la prima volta. Ormai era profondamente malato, l'orso, e non poteva trascinarsi pi avanti, sicch Keesh gli si avvicin e l'uccise con un colpo di lancia.
- E poi? - domand Klosh-Kwan.
- Poi abbiamo lasciato Keesh che scuoiava l'orso, e siamo venuti di corsa per raccontare la notizia dell'uccisione.
E nel pomeriggio di quel giorno le donne riportarono la carne dell'orso, mentre gli uomini sedevano riuniti in consiglio. Quando Keesh giunse, gl'inviarono un messaggero, invitandolo a venire al consiglio. Ma egli mand a dire che aveva fame e che era stanco; inoltre che il suo igloo era grande e comodo, e poteva contenere molti uomini.
E la curiosit era cos forte, che l'intero Consiglio, con Klosh-Kwan alla testa, si lev e si rec nell'igloo di Keesh. Questi mangiava, ma li accolse con rispetto, e li fece sedere secondo il loro rango, Ikeega era orgogliosa e imbarazzata nello stesso tempo, ma Keesh era assolutamente calmo.
Klosh-Kwan ripet l'informazione portata da Bim e Bawn, e fin domandando, con voce severa:
- Cos occorre una spiegazione, o Keesh, della maniera di questa caccia. C' stregoneria in essa?
Keesh sollev gli occhi e sorrise:
- No, Klosh-Kwan. Non  da ragazzi sapere qualche cosa delle stregonerie; e delle stregonerie io non so nulla. Ho solo ideato un mezzo col quale uccidere facilmente l'orso dei ghiacci, ecco tutto.  astuzia, non stregoneria.
- E chiunque pu usarlo?
- Chiunque.
Segu un lungo silenzio. Gli uomini si guardavano fra loro, e Keesh continuava a mangiare.
- E... e... e... ce lo dirai, o Keesh? - domand finalmente Klosh-Kwan con voce tremante.
- S, te lo dir. - Keesh fin di succhiare il midollo di un osso e poi si lev in piedi. -  semplicissimo. Ecco!
Prese una sottile bacchetta d'osso di balena e la mostr ai visitatori. Le estremit erano aguzze come le punte d'ago. Arrotol accuratamente la bacchetta, finch essa scomparve nella sua mano. Poi la lasci bruscamente ed essa si raddrizz di nuovo. Prese un pezzo di grasso di balena.
- Cos - disse - si prende un pezzetto di grasso, in questa maniera, e vi si pratica una cavit in mezzo. Allora nella cavit s'introduce l'osso di balena, cos, strettamente arrotolato, e si adatta un altro pezzo di grasso sopra l'osso di balena. Dopo questo si mette all'aria aperta, dove gela in una pallina rotonda. L'orso ingoia la pallina rotonda, il grasso si scioglie, l'osso di balena, con le estremit aguzze, si raddrizza, l'orso si ammala, e quando l'orso  malatissimo, ecco, l'uccidete con una lancia.  semplicissimo.
E Ugh-Gluk disse: "Ah!": e Klosh-Kwan disse: "Oh!"; e tutti dissero qualche altra cosa alla loro maniera, e tutti scomparvero.
E questa  la storia di Keesh, che visse tanto tempo fa sul margine del mare polare. Perch ricorreva all'astuzia, e non alla stregoneria, sorse dall'igloo pi meschino fino ad esser capo del suo villaggio; e durante tutti gli anni che visse, si racconta, la sua trib fu prospera, e non una vedova n un bambino pianse la notte perch non c'era carne.
 IL CUORE DI UNA DONNA INDIANA
Fuori faceva un gran freddo. Quarantotto ore prima il termometro a spirito si era rotto a 60 sotto zero, e da quel momento la temperatura non aveva fatto che abbassarsi. Non era possibile prevedere quando sarebbe finita l'ondata di freddo. E in momenti simili non  bene avventurarsi lontano dalla stufa, o aumentare la quantit d'aria diaccia che si respira. Occupavamo perci il tempo fumando e raccontandoci vicendevolmente le nostre storie.
Quando tocc a Sitka Charley incominci cos:
- Ho in mente qualcosa che accadde quando questa terra era giovane e i fuochi degli uomini erano distanti l'uno dall'altro come le stelle. Fu allora che ebbi a che fare con un uomo grosso, e con una donna piccina; ma il cui cuore era pi grande del cuore di bue dell'uomo, ed ella era piena di coraggio. Viaggiammo su una pista faticosa, fino al mare, col freddo intenso, la neve alta, la fame acuta. E l'amore della donna era un amore possente: non si pu dire pi di questo.
"Fratelli, il mio sangue  met indiano, ma il mio cuore  bianco. Devo il primo alle colpe dei miei padri, devo l'altro alle virt dei miei amici. Ero ancora ragazzo quando mi si rivel una grande verit. Appresi che la terra era stata assegnata alla vostra razza; che i Siwach non potevano resistere a voi, e che, come il carib e l'orso, essi dovevano perire nel freddo. Cos entrai al caldo e mi misi a sedere in mezzo a voi, davanti ai vostri fuochi, ed ecco, divenni uno dei vostri. Al tempo mio, ho veduto molto, ho conosciuto delle cose singolari, ho viaggiato su piste ignote, con uomini di molte razze. E a causa di tutto questo, io misuro le azioni umane alla vostra maniera; alla vostra maniera giudico gli uomini e rifletto. Perci, se parlo aspramente di uno della vostra razza, sapete che le mie parole non contengono ingiuria, e se esalto uno del popolo di mio padre, non penserete: "Sitka Charley  un siwash, e ha una luce falsa negli occhi e la lingua forcuta", non  vero?
Il cerchio di ascoltatori emise un brontolio di assenso in fondo alla gola.
- La donna era Passuk. La comprai onestamente dai suoi, che erano della costa. Il mio cuore non vol alla donna, n io mi curai del suo aspetto; ella sollevava appena gli occhi dal suolo ed era timida e imbarazzata, come accade delle ragazze quando le gettano nelle braccia di un estraneo, che esse non hanno mai veduto prima. Come dico, non c'era posto per lei nel mio cuore, perch avevo in mente un gran viaggio, e avevo bisogno di una che desse da mangiare ai cani, e sollevasse una pagaia per me durante i lunghi giorni sul fiume. Una coperta doveva bastare per due, e perci scelsi Passuk.
"Non vi ho detto che in quell'epoca ero un servo del Governo? Se no,  bene che lo sappiate ora. Fui mandato dunque su una nave da guerra, con slitte e cani e viveri in conserva, e con me venne Passuk. E andammo a nord, ai ghiacci invernali del mare di Behring, dove fummo sbarcati, io e Passuk e i cani. Mi diedero del denaro del Governo, perch io ero un suo servo, una carta di quelle terre sconosciute agli uomini, e vari messaggi, sigillati e abilmente protetti dalle intemperie. Io dovevo consegnarli alle baleniere dell'Artico, assediate dai ghiacci alla foce del grande Mackenzie. Non ho mai veduto un fiume cos vasto, a parte il nostro Yukon, il padre di tutti i fiumi.
"Ma tutto questo importa poco: la mia storia non ha a che fare con le navi baleniere, n con l'inverno che passai sui ghiacci alla foce del Mackenzie. In seguito, a primavera, quando i giorni si allungarono e cominci a formarsi una crosta sulla nave, venimmo a sud, Passuk e io, alla contrada dello Yukon. Un viaggio faticoso, ma il sole c'indicava il cammino. In quell'epoca era una terra nuda, come ho detto, e noi risalimmo la corrente con il palo e la pagaia, finch giungemmo a Forty Mile. Era bello rivedere dei visi bianchi, e cos accostammo alla riva. Ma quell'inverno fu durissimo: le tenebre e il freddo caddero su noi, e con essi la carestia. A ciascun uomo, l'agente della Compagnia dava quaranta libbre di farina e venti di lardo. Non c'erano fagiuoli, i cani urlavano sempre, non si vedevano che cinture tirate sul ventre e facce smagrite, gli uomini forti s'indebolivano, i deboli morivano. Per colmo di sfortuna, scoppi lo scorbuto.
"Allora andammo tutti al magazzino, e gli scaffali vuoti ci fecero sentire ancora di pi lo stomaco vuoto. Parlammo a bassa voce, alla luce del fuoco, perch le candele erano state messe da parte per quelli che fossero ancora in vita a primavera. Fu tenuta una discussione, e si disse che un uomo doveva andare al mare, per dire al mondo della nostra miseria. A questo tutti gli occhi si voltarono verso di me, perch si sapeva che io ero un gran viaggiatore.
"-- Sono settecento miglia - dissi - fino alla Missione Haines lungo il mare, e ogni pollice di cammino  lavoro di racchette. Datemi il meglio dei vostri cani, il meglio dei vostri viveri, e andr. E con me verr Passuk.
"Accettarono. Ma allora si alz Long Jeff, uno yankee dalla grossa ossatura e dai grossi muscoli. Anche le parole che pronunciava erano grosse. Era anche lui un grande viaggiatore, disse, nato per la racchetta e allevato con latte di bufalo. Sarebbe venuto con me, nel caso che io cadessi lungo la pista, per portare la richiesta di soccorso alla Missione Haines. Io ero giovane, e non conoscevo gli yankees. Inoltre, come potevo immaginare che le parole grosse erano sintomo dello strato di grasso, o che gli yankees che compivano grandi gesta tenevano chiuse le labbra? Prendemmo dunque il meglio dei cani e il meglio dei viveri, e c'incamminammo sulla pista, noi tre: Passuk, Long Jeff e io.
"Ebbene, voi avete aperto la neve vergine, avete lavorato al palo di direzione e non vi sono ignoti i cumuli di ghiacci del fiume. Perci parler poco della fatica, limitandomi a dire che alcuni giorni percorrevamo dieci miglia, altri trenta, ma pi spesso, dieci. E il meglio dei viveri non valeva nulla mentre noi eravamo deboli fin dal momento della partenza. Cos pure il meglio dei cani era meschino, e noi dovevamo faticar molto e tenerli in piedi. Al Fiume Bianco le nostre tre slitte erano ridotte a due, e avevamo percorso appena duecento miglia. Ma non sciupammo nulla; i cani che abbandonavano le tirelle andavano nel ventre di quelli che restavano.
"Non un'anima, non un filo di fumo, finch raggiungemmo Pelly. L avevo contato di rifornirmi, e l avevo contato di lasciare Long Jeff, che piagnucolava ed era indolenzito dalla pista. Ma il fattore aveva i polmoni congelati, gli occhi ardenti, il magazzino quasi vuoto; e ci fece vedere il magazzino vuoto del missionario, oltre alla tomba di lui, con un alto mucchio di pietre per tener lontani i cani. In quella localit c'era anche una trib di indiani, ma non c'erano bambini n vecchi, e si vedeva subito che ben pochi sarebbero vissuti fino a primavera.
"Proseguimmo, dunque, con lo stomaco leggero e il cuore pesante, per affrontare le cinquecento miglia di neve e di silenzio che ci separavano dalla Missione Haines lungo il mare.
"Era la stagione delle tenebre pi profonde: a mezzogiorno il sole non riusciva a sollevarsi sopra l'orizzonte a sud; ma i cumuli di ghiacci erano pi piccoli, il cammino pi agevole. Cos incitavo i cani e viaggiavo per lunghissime ore ogni giorno. Come avevo detto a Forty Mile, ciascun pollice di cammino richiedeva un lavoro di racchette. E le racchette formavano ai piedi delle piaghe che si screpolavano e si coprivano di croste, ma non si rimarginavano. Ogni giorno quelle piaghe divenivano pi dolorose, al punto che la mattina, quando calzavamo le racchette, Long Jeff piangeva come un bambino. Lo misi davanti alla prima slitta per aprir la pista, ma egli si tolse le racchette per non faticar troppo. A causa di questo la pista non era compressa, i suoi mocassini formavano dei grandi buchi, nei quali sprofondavano i cani. Questi avevano le ossa che minacciavano di uscir dalla pelle, e una simile maniera di marciare non era buona per loro. Cos rivolsi delle parole dure a quell'uomo, il quale promise e viol la parola. Allora lo picchiai con la frusta dei cani, e dopo questo gli animali non sprofondarono pi nelle buche. Egli era come un bambino, a causa di ci che soffriva e dello strato di grasso che aveva addosso.
"Ma volevo dirvi di Passuk. Mentre l'uomo giaceva disteso accanto al fuoco e piangeva, ella cucinava e la mattina aiutava a caricare le slitte e la sera a scaricarle. E fu lei a salvare i cani. Ella era sempre davanti, che sollevava le grandi racchette e spianava il cammino alle slitte. Passuk... come dir?... mi sembrava ovvio che dovesse comportarsi in quella maniera, e non le dedicavo un pensiero. Perch il mio spirito era occupato in altre faccende, e inoltre io ero giovane di anni e sapevo poco della donna. Solo guardando indietro sono venuto a comprendere.
"E l'uomo divenne indegno. I cani avevano poca forza, ma egli si faceva ogni tanto trasportare di nascosto, quando si trovava alla retroguardia. Passuk disse che avrebbe preso lei l'unica slitta, in maniera che l'uomo non avesse pi nulla da fare. La mattina io gli davo la sua parte di viveri e lo facevo partire solo sulla pista. Poi la donna ed io toglievamo il campo, caricavamo le slitte, e bardavamo i cani. A mezzogiorno, allorch il sole si affacciava con aria beffarda sull'orizzonte, raggiungevamo l'uomo che si trascinava con le lagrime gelate sulle guance e lo sorpassavamo. La sera piantavamo il campo, gli mettevamo da parte la sua razione di viveri, e distendevamo le sue pellicce. Accendevamo inoltre un gran fuoco, affinch potesse servirgli di guida. E dopo molte ore, egli arrivava zoppicante, mangiava tra gemiti e lamenti, e si addormentava. Non era malato, quell'uomo. Era solo indolenzito dalla pista, e stanco, e debole per la fame. Ma Passuk ed io eravamo anche noi indolenziti dalla pista e stanchi e deboli per la fame; eppure noi eseguivamo tutto il lavoro, mentre lui non faceva nulla.
"Poi un giorno incontrammo due fantasmi che viaggiavano in mezzo al Silenzio. Erano un uomo e un ragazzo, due bianchi. Il ghiaccio si era rotto sul lago Le Barge, e nel lago era sprofondata la maggior parte del loro equipaggiamento. Ciascuno di essi portava una coperta sulle spalle. La sera costruirono un fuoco e si distesero per dormire fino alla mattina. Possedevano un po' di farina. La scioglievano con l'acqua calda e la bevevano. L'uomo mi fece vedere otto tazze di farina: tutto ci che restava loro. E Pelly, in preda alla carestia, si trovava a duecento miglia di distanza. Dissero inoltre che s'erano lasciati dietro un indiano; che avevano diviso in parti uguali i viveri, ma che egli non aveva potuto sostenere il loro passo. Io non prestai fede alle loro parole, perch se avessero diviso in parti uguali, l'indiano avrebbe proseguito con loro. Ma non potei dar loro delle provvigioni. Essi tentarono di rubare un cane - il meno scheletrito - ma io spianai la pistola e disse loro di andarsene. E se n'andarono, come due ubbriachi, in mezzo al Silenzio verso Pelly.
"Mi restavano ormai tre cani e una sola slitta, e i cani erano ridotti a pelle e ossa. Quando c' poca legna, il fuoco arde basso e la capanna si raffredda. Cos  per noi. Con poco cibo, il freddo morde le carni; e avevamo il viso nero e gelato, al punto che le nostre madri non ci avrebbero riconosciuti. E avevamo i piedi malati. La mattina, quando mi rimettevo in cammino, sudavo per trattenere il grido di sofferenza che mi strappavano le racchette. Passuk non apriva mai bocca, ma camminava sempre avanti per aprire la pista. L'uomo urlava.
"Il fiume Thirry Mile era rapido, la corrente corrodeva il ghiaccio dal disotto, e c'erano molte tasche d'aria e crepacci, e molta acqua aperta. Un giorno raggiungemmo Long Jeff, che si riposava: perch la mattina era andato avanti come il solito. Ma l'acqua aperta ci separava da lui. Egli l'aveva superata facendo il giro lungo una cornice di ghiaccio, che per era troppo stretta per dar passaggio alla slitta. Trovammo invece un ponte di ghiaccio. Passuk pesava poco, e and per prima, con un lungo palo tenuto orizzontalmente tra le mani, per sostenersi sul ghiaccio nel caso che questo cedesse sotto di lei. Ma ella era leggera, aveva delle larghe racchette, e pass incolume. Allora chiam i cani. Ma questi non avevano n pali n racchette, il ghiaccio si ruppe, ed essi precipitarono in acqua. Io mi aggrappai forte alla slitta. Alla fine le tirelle si spezzarono e i cani furono trascinati sotto il ghiaccio. Avevano poca carne addosso, ma io contavo su loro per fornirci di che mangiare durante una settimana, ed eccoli spariti.
"La mattina seguente divisi gli scarsi viveri in tre parti uguali. E dissi a Long Jeff che poteva proseguire con noi o andarsene per conto suo, come meglio gli pareva. Perch, ora che avevamo perduta la slitta, noi avevamo intenzione di accelerare la marcia. Ma egli elev la voce, pianse per i suoi piedi malati e per le sofferenze che pativa, pronunci delle parole dure contro il cameratismo. Anche noi avevamo i piedi malati; pi di lui, anzi, perch noi avevamo lavorato con i cani. Long Jeff giur che sarebbe morto prima di rimettersi sulla pista; al che Passuk prese una coperta di pelliccia e io una pentola e un'ascia, e ci preparammo a partire. Ma ella guard la porzione dell'uomo e disse:
"-  un peccato sciupare del buon cibo per costui.  meglio che muoia.
"Io scossi la testa e dissi di no: che non si abbandona un camerata. Allora ella parl degli uomini di Forty Mile; e che erano generosi e buoni; e che contavano su me per avere dei viveri in primavera. Ma quando io dissi ancora di no, ella mi strapp la pistola dalla cintola, con un gesto fulmineo, e Long Jeff and al seno di Abramo prima della sua ora. Sgridai Passuk, ma ella non mostr alcun dolore, alcun pentimento. E in fondo al cuore io sapevo che aveva fatto bene".
Sitka Charley tacque e gett dei pezzi di ghiaccio nella scodella sulla stufa. Gli uomini restarono muti, e un brivido corse loro gi per la schiena quando udirono le grida singhiozzanti dei cani, che davano voce alla loro miseria nel freddo esterno.
- Giorno per giorno - riprese il narratore, - Passuk ed io incontravamo i campi dove avevano dormito i due fantasmi, e saremmo stati contenti di continuare a incontrarli finch avessimo raggiunto il mare. Poi c'imbattemmo nell'indiano che camminava come un'altra ombra, con la faccia rivolta a Pelly. I due uomini non avevano diviso i viveri in parti uguali, ci disse l'indiano, il quale non mangiava da tre giorni. Ogni sera egli bolliva dei pezzetti dei suoi mocassini, e li masticava. Ma anche il cuoio stava per finire. Era un indiano della costa, e mi disse questi particolari per il tramite di Passuk, che parlava la sua lingua. Straniero sullo Yukon, egli non conosceva il cammino, ma aveva la faccia rivolta a Pelly. Quant'era lontano? Due giorni? Dieci? Cento?... Non lo sapeva. Andava a Pelly, ecco tutto. Si trovava troppo lontano, ormai, per tornare indietro.
"Non domand dei viveri, perch vedeva che anche noi eravamo a corto. Passuk guard l'uomo, e poi me, come combattuta tra due idee, simile a una pernice madre, che vede in pericolo due dei suoi piccini e non sa quale salvare. Allora mi voltai a lei e dissi:
- Hanno trattato male quest'uomo. Gli daremo una parte dei nostri viveri?
"Le vidi brillare gli occhi, come per una gioia improvvisa, ma guard a lungo l'uomo, poi me, e le labbra si serrarono e s'indurirono, e disse:
"No. Il mare  lontano, e la Morte  in agguato. Meglio che prenda questo straniero e lasci passare il mio uomo, Charley.
"Cos l'indiano prosegu in mezzo al Silenzio, verso Pelly. Quella sera Passuk pianse. Io non l'avevo mai veduta piangere, n le lagrime scorrevano per il fumo del fuoco, perch la legna era ben secca. Mi meravigliai dunque di quel dolore, e immaginai che il suo cuore di donna si fosse intenerito per le tenebre della pista e per la sofferenza.
"La vita  una cosa singolare. Vi ho riflettuto molto, vi ho meditato a lungo, eppure ogni giorno la stranezza di essa non diminuisce, ma aumenta. Perch questa brama per la vita?  un giuoco nel quale nessuno vince mai. La vita  un faticare duramente, un soffrire profondamente, finch la vecchiaia ci piomba addosso e ci fa cadere con le mani sulle ceneri fredde del fuoco spento.  duro, vivere. Con dolore il neonato respira per la prima volta; divenuto vecchio, con dolore esala l'ultimo anelito, e tutti i suoi giorni sono stati pieni di angustia e di dolore; eppure egli avanza verso le braccia aperte della morte, inciampando, cadendo, distogliendo lo sguardo, lottando fino all'ultimo. La morte  buona; solo la vita e i fatti della vita fanno male; eppure amiamo tutti la vita, e odiamo la morte.  una cosa singolare.
"Parlavamo poco, Passuk ed io, nei giorni che seguirono. La sera ci sdraiavamo sulla neve come persone morte, e come persone morte riprendevamo la pista la mattina dopo. E la vita era scomparsa dal mondo. Non c'era una pernice, non uno scoiattolo, non un coniglio delle nevi: nulla. Il fiume scorreva muto sotto la sua veste bianca, la linfa era gelata nella foresta. E faceva freddo, come ora. Di notte le stelle sembravano ingrandirsi, avvicinarsi, e balzavano e danzavano; di giorno i falsi soli del perigeo ci beffavano, finch ne vedevamo tanti e tanti, e tutta l'aria lampeggiava e sfavillava, e la neve era polvere di diamanti. E non c'era calore, n suono: solo il freddo amaro e il silenzio. Come dico, marciavamo simili ad ombre, quasi in sogno, e non tenevamo pi il conto del tempo. Solo il nostro viso era rivolto al mare, verso il quale si protendeva la nostra anima e ci trasportavano i nostri piedi. Ci accampammo lungo il Takheena, ma senza saperlo. I nostri occhi si posarono sul turbinio di acque del Cavallo Bianco, ma senza vederlo. I nostri piedi calpestarono il passaggio del Canyon, ma senza accorgersene. Non sentivamo nulla. Spesso cadevamo lungo il cammino, ed era sempre col viso rivolto al mare.
"Fin l'ultima razione. Avevamo diviso lealmente, Passuk e io, ma ella cadeva pi spesso, e al bivio del Carib le forze l'abbandonarono del tutto. E la mattina eravamo sotto l'unica coperta, ma non riprendemmo la pista. Avevo in mente di restar l per attendere la morte accanto a Passuk; perch ero invecchiato, e avevo appreso l'amore della donna. Inoltre, ci trovavamo a ottanta miglia dalla Missione Haines, e tra noi e il mare, il grande Chilcoot innalzava al cielo la sua cima battuta dalle tempeste. Ma Passuk mi parl, a voce cos bassa, che dovetti accostar l'orecchio alle sue labbra. E quella volta, poich non aveva pi da temere la mia collera, parl secondo il suo cuore, mi disse del suo amore e di tante cose che io non comprendevo.
"Disse: - Tu sei il mio uomo, Charley, e io sono stata una buona donna, per te. E in tutti i giorni ti ho preparato il fuoco, ti ho cucinato il cibo, ho dato da mangiare ai tuoi cani, ho sollevato la pagaia, ho aperto la pista, senza mai un lamento. N ho mai detto che c'era pi caldo nella tenda di mio padre, o che c'era pi cibo sul Chilcat. Quando tu mai parlato, io ho ascoltato. Quando hai comandato, ho ubbidito. Non  vero, Charley?
"E io dissi: - S,  vero.
"Ed ella disse: - Quando venisti la prima volta al Chilcat, senza guardarmi, ma comprandomi come si compra un cane, e mi portasti via, il mio cuore era duro contro di te, era pieno di amarezza e di paura. Ma questo  stato tanto tempo fa. Perch tu sei stato buono con me, Charley, come si  buoni col proprio cane. Il tuo cuore era freddo, e non c'era posto; eppure mi trattavi bene e le tue maniere erano giuste. Ed io sono stata al tuo fianco quando hai compiuto atti audaci, e hai affrontato grandi venture. Ti ho misurato al confronto di uomini di altre razze, e ho veduto che stavi in mezzo ad essi pieno d'onore, che la tua parola era saggia, la tua lingua sincera. E sono stata orgogliosa di te al punto che tu hai riempito tutto il mio cuore, e tutti i miei pensieri sono stati per te. Tu eri come il sole a met dell'estate, quando gira in un cerchio, e non abbandona mai il cielo. Da qualunque parte si rivolgano gli occhi si vede sempre il sole. Ma il tuo cuore era sempre freddo, Charley, e non c'era posto.
"E io dissi:  vero. Era freddo e non c'era posto. Ma questo  passato. Ora il mio cuore  come la neve caduta in primavera, quando  tornato il sole.  venuto il disgelo, un mormoro di acque, un fremito di germogli. Ode la voce delle pernici, e il canto dei pettirossi, e una grande musica: perch l'inverno  spezzato Passuk, e io ho appreso l'amore della donna.
"Ella sorrise, facendomi cenno di avvicinarmi di pi. E disse: - Son contenta - Dopo questo, giacque tranquilla per un lungo momento, respirando adagio, con con la testa sul mio petto. Poi mormor: - La pista finisce qua, e io sono stanca. Ma prima vorrei parlare di altre cose. Tanto tempo fa, quando ero bambina sul Chilcat, giocavo sola tra le balle di pelli nella tenda di mio padre; perch gli uomini erano andati a caccia, e le donne e i ragazzi lavoravano a trasportare la carne. Era primavera, e io mi trovavo sola. Un grande orso bruno, allora ridestatosi dal sonno invernale, affamato, con la pelliccia penzolante a grosse pieghe sulle ossa, insinu la testa nella tenda e disse: "Uf!". Mio fratello tornava allora con la prima slitta di carne. Egli tenne a bada l'orso con i rami accesi del fuoco, mentre i cani, ancora bardati, ancora attaccati alla slitta, si gettavano sulla belva. Scatenarono una grande battaglia e un tumulto senza fine, rotolarono nel fuoco; le balle di pelli furono sparpagliate, la tenda abbattuta. Ma alla fine l'orso giacque morto, conservando in fondo alla gola le dita di mio fratello, che aveva sul viso i segni dei suoi artigli. Hai osservato l'indiano sulla pista di Pelly, con un guantone senza pollice, hai veduta la sua mano, quando l'ha riscaldata al nostro fuoco? Era mio fratello. Gli ho rifiutato da mangiare, ed egli  andato nel Silenzio, senza cibo.
"Questo, fratelli, era l'amore di Passuk, che mor sulla neve al bivio del Carib. Era un amore possente, perch ella rinneg il fratello per l'uomo che la conduceva lontano, su un cammino faticoso, verso una fine crudele. E di pi - tale era l'amore di questa donna - aveva rinnegato se stessa. Prima che gli occhi le si chiudessero per l'ultima volta, mi prese la mano e l'insinu sotto la sua giacca di pelle di scoiattolo. Sentii alla cintola una borsa ben piena, e compresi alla fine perch si era cos indebolita. Giorno per giorno, avevamo diviso in parti uguali, fino all'ultimo boccone. E giorno per giorno, ella aveva mangiato solo met della sua parte. L'altra met era andata a finire nella borsa ben piena. 
"Mi disse: - questa  la fine della pista, per Passuk; ma la tua pista, Charley, conduce ancora avanti, sopra il grande Chilcot, fino alla Missione Haines, lungo il mare. Essa conduce sempre avanti, illuminata da molti soli, su terre sconosciute, su acque straniere:  lunga, piena di onore e di gloria. Essa conduce alle case di molte donne, di donne buonissime, ma non ti condurr mai a un amore pi grande di quello di Passuk.
"E io sapevo che la donna diceva il vero. Ma una pazzia m'invase subitamente, e gettai lontano da me la borsa ben piena, giurando che la mia pista aveva raggiunto la fine. Gli occhi stanchi le si velarono di lagrime, e disse:
"- Tra gli uomini, Sitka Charley ha sempre camminato con onore, la sua parola  stata sempre sincera. Egli dimentica ora l'onore, e pronuncia delle parole vane al bivio del Carib? Non rammenta pi gli uomini di Forty Mile, che gli hanno dato il meglio dei loro viveri e dei loro cani? Passuk  stata sempre fiera del suo uomo. Egli si levi in piedi, calzi le racchette, e riprenda la pista, se non vuol perdere la stima di Passuk.
"E quando ella divenne fredda fra le mie braccia, mi rialzai, ricercai la borsa ben piena, calzai le racchette, mi avviai barcollante lungo la pista perch avevo le ginocchia deboli, la testa mi girava, e percepivo un ruggito nelle orecchie, dei lampi di fuoco davanti agli occhi. Tuttavia, guidato dallo spirito di Passuk, giunsi alla Missione Haines, lungo il mare".
Sitka Charley sollev i lembi della tenda. Era mezzogiorno. A sud, appena affacciato sopra la catena nera dell'Henderson, si mostrava il disco freddo del sole. L'aria era un velo scintillante di gelo. In primo piano, accanto alla pista, un cane lupo, coi peli irti per il freddo, sollev il muso e lanci al cielo il suo lugubre ululato.
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NEGORE IL VILE.
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Seguiva da undici giorni la pista della sua trib in fuga, e il suo stesso inseguimento era una ritirata; perch egli sapeva bene  che dietro di lui vi erano i Russi temuti, i quali, nella loro marcia attraverso pianure paludose e montagne dirute, non avevano altro scopo che di sterminare tutti i suoi. Viaggiava con un carico leggero: una coperta di pelle di coniglio per la notte, una carabina ad avancarica e qualche libbra di salmone seccato al sole formavano tutto il suo equipaggiamento. Ed egli sarebbe stato sorpreso del fatto che una trib intera, uomini, donne, bambini e vecchi, potesse marciare con tanta rapidit, se non avesse conosciuto il terrore che li cacciava avanti.
Era l'epoca in cui i Russi occupavano l'Alaska, allorch, il diciannovesimo secolo era appena alla met del suo corso, quando Negore si lanci dietro la sua trib fuggiasca e la raggiunse una sera d'estate, presso le sorgenti del Pee-lat. Quantunque fosse vicina la mezzanotte, era chiaro come di pieno meriggio, nel momento in cui attravers il misero accampamento. Molti lo videro e lo riconobbero; ma i saluti che ricevette furono freddi e rari.
"Negore il vile" intese dire ridendo da Illiha, una fanciulla; e Sun-ne, la figlia di sua sorella, rise con lei.
Una collera cieca gli rodeva il cuore; ma nulla apparve esternamente mentre passava in mezzo ai fuochi del campo, fino al punto dove un vecchio era seduto. Una fanciulla faceva dei massaggi con le sue abili dita ai muscoli stanchi del vecchio. Questi lev in su un viso da cieco ed ascolt con le orecchie tese lo scricchiolio di un ramoscello morto sotto i piedi di Negore.
- Chi ? - domand con voce debole e tremante.
Il volto di Negore era senza espressione; per lunghi minuti rimase in piedi, nell'attesa. I1 vecchio aveva lasciato ricadere il capo sul petto. La fanciulla, in ginocchio, comprimeva e frizionava i muscoli irrigiditi, ed il suo capo chino era quasi nascosto in una nuvola di capelli neri. Negore guard il corpo agile che si piegava sulle anche con la flessibilit di una lince, sottile come un giovane salice, pur essendo forte come la sola giovinezza  forte. Guard e prov un gran desiderio, che somigliava alla fame, e disse:
- Non vi  un saluto per Negore, che da gran tempo era partito e che ora ritorna?
Ella lo guard freddamente; il vecchio si mise a ridere piano, come fanno i vecchi.
- Oona, tu sei mia moglie - disse Negore, elevando una voce nella quale era un tono di minaccia.
La fanciulla sorse in tutta la sua altezza con una rapidit e una disinvoltura felina, gli occhi brillanti e le narici palpitanti come quelli di una cerbiatta.
- Dovevo essere tua moglie, Negore, ma tu sei un vile e la figlia del vecchio Kinoos non si unisce a un vile.
Negore fece per parlare, ma ella gli chiuse la bocca con un gesto di comando.
- Il vecchio Kinoos ed io siamo giunti fra voi, venendo da una terra straniera. La tua trib ci ha riscaldati senza domandare donde venissimo, n perch fossimo venuti. Essi credevano che il vecchio Kinoos avesse perduto gli occhi per la vecchiaia; Kinoos ed io abbiamo lasciato loro creder questo. Il vecchio Kinoos  un uomo coraggioso, ma non  mai stato un millantatore. Ed ora, quando t'avr detto come la cecit gli  venuta, tu saprai, senza far domanda, perch la figlia di Kinoos non vuole allevare figli di un vile come te, Negore...
Una volta ancora arrest le parole che il giovane aveva sulle labbra.
- Sappi, Negore, che se tu mettessi in fila tutti i viaggi di questo paese, non giungeresti fino a Sitka l'ignota, sul gran mare salato. L vi sono molti Russi e la loro legge  dura. Da Sitka il vecchio Kinoos, che era giovane allora, fugg con me, che ero una bambina, portandomi nelle braccia, verso le isole nel mezzo del mare. La morte di mia madre fu la storia della sua sventura; un russo ucciso con uno spiedo, attraverso la schiena e il petto,  la storia della vendetta di Kinoos.
"Ma dovunque noi fuggissimo e per quanto lontano andassimo, trovavamo sempre il Russo detestato. Kinoos non aveva paura, ma la vista dei Russi gli faceva male agli occhi. Per questo fuggimmo sempre pi lontano, attraverso i mari e gli anni, fino al nostro arrivo al mare della Grande Nebbia, Negore, di cui tu hai udito parlare, ma che non hai mai veduto. Vivemmo fra molti popoli ed io crebbi: Kinoos invecchiato non prese un'altra moglie, ed io non presi marito.
"Infine giungemmo a Pastolik, che sorge dove lo Yukon si versa nel mare della Grande Nebbia. L vivemmo a lungo fra uomini che odiavano i Russi. Ma talvolta quei Russi venivano in grandi battelli e domandavano agli uomini di Pastolik di mostrare loro le isole innumerevoli dello Yukon dalle bocche numerose. E talvolta gli uomini che essi prendevano per guidarli non tornavano, ci che fece entrare in furore gli uomini e li indusse a preparare un piano.
"Cos, quando un battello giunse, il vecchio Kinoos si avanz e disse che egli mostrerebbe il cammino. Era gi vecchio e i suoi capelli erano bianchi; ma non aveva paura. Ed era astuto, perch condusse il battello nel punto dove il mare ha una corrente che va verso la terra e dove le onde bianche battono una montagna chiamata Romanoff. Il mare trascin il battello in un posto dove battevano le onde bianche e gli squarci il fianco. Allora giunsero tutti gli uomini di Pastolik (perch era questo il loro piano) con gli spiedi di guerra, le frecce e i fucili. Ma per prima cosa i Russi accecarono il vecchio Kinoos, affinch egli non li guidasse mai pi. Poi si batterono col popolo di Pastolik, in quel posto dove le onde erano bianche.
"Il capo dei Russi era un certo Ivan; fu lui a cavare coi suoi due pollici gli occhi di Kinoos. Fu lui a lottare per passare attraverso le onde bianche coi due uomini che gli restavano di tutta la sua truppa; egli non poteva vedere ed era impotente come un bambino. Fugg lungi dal mare risalendo il grande Yukon strano, fino a Nulato, ed io fuggii con lui.
"Ecco quello che fece mio padre Kinoos, un vecchio. Ma che fece il giovane Negore?
Una volta ancora ella gli impose silenzio.
- Ho veduto questo con i miei occhi, a Nulato, davanti alle porte del gran forte, appena qualche giorno fa. Ho veduto Ivan, il Russo, colui che ha accecato mio padre, sferzarti con la sua frusta da cani e batterti come un cane. L'ho veduto coi miei occhi, ed ho saputo che tu eri un vile. Ma non ti ho veduto quella notte, quando tutti i tuoi, anche i fanciulli che non sono ancora cacciatori, si gettarono sui Russi e li uccisero tutti.
- Non Ivan - disse Negore con calma. - Egli  ora sulla nostra pista, e con lui molti Russi che sono giunti per mare.
Oona non fece alcuno sforzo per nascondere la sorpresa ed il dolore che provava nel sapere che Ivan non era morto, e continu:
- Il giorno, seppi che eri un vile; la notte, quando tutti si battevano, anche i piccoli ragazzi, non ti vidi e compresi che eri doppiamente vile.
- Hai finito? Completamente finito? - domand Negore.
Ella scosse il capo e lo guard di traverso, come annoiata che egli avesse qualche cosa da dire.
- Sappi dunque che Negore non  un vile - egli disse, e la sua voce era molto bassa e calma. - Sappi che quando ero appena un fanciullo, viaggiai solo fino al posto dove lo Yukon si getta nel mare della Grande Nebbia. Andai fino a Pastolik, anche pi lontano, nel Nord, lungo la riva del mare. Ho fatto questo, quando ero un bambino, e non ero vile. E non ero vile, quando, giovanetto, viaggiai tutto solo, risalendo lo Yukon pi lontano di chiunque, cos lontano che incontrai un altro popolo dal viso bianco, che vive in una grande fortezza e che parla una lingua differente da quella dei Russi. Ho ucciso cos il Grande Orso nel distretto di Tanana, dove nessuno della mia trib  mai stato. Mi sono battuto coi Naklukyet e coi Kaltag, e con gli Stick nelle regioni lontane, io stesso, tutto solo. Questi fatti che nussun uomo conosce, io li racconto per la prima volta. Lascia che la mia trib parli di me, e di quel che mi ha veduto fare. Essa non dir che Nagore  un vile.
Fin con accento di fierezza ed attese.
- Quelle cose sono accadute prima della mia venuta nel paese - ella disse - ed io le ignoro. Ma quel che so, e ti ho veduto frustato come un cane allorch il gran forte bruciava e gli uomini uccidevano ed erano uccisi. D'altronde, i tuoi ti chiamano Negore il vile.  ora il tuo nome: Negore il vile.
- Non  un bel nome - brontol il vecchio Kinoos.
- Kinoos, tu non comprendi - disse Negore dolcemente, ma io ti far comprendere. Sappi che andai alla caccia all'orso con Kamo-tah, il figlio di mia madre, e Kamo-tah si batt con un grande orso. Non avevamo carne da tre giorni, e Kamo-tah non aveva il braccio forte n il piede agile.
"E il grande orso lo stritol, cos, in modo da fare scricchiolare le sue ossa come legno morto. Lo trovai in questo modo, malatissimo e gemente a terra. E non c'era carne e io non potevo uccidere nulla affinch l'uomo potesse mangiare.
"Allora dissi: "Andr a Nulato a cercarti del cibo e degli uomini forti per portarti al campo". E Kamo-tah disse: "Vai a Nulato e portami del cibo, ma non dire a nessuno quel che mi  accaduto. Quando avr mangiato ed avr ripreso le forze, uccider quell'orso. Allora torner a Nulato con onore, e nessuno potr ridere dicendo che Kamo-tah  stato vinto da un orso".
"Seguii le raccomandazioni di mio fratello, e quando, giunto a Nulato, Ivan il Russo mi sferz con la frusta dei cani, io seppi che non dovevo battermi perch nessuno sapeva che Kamotah era malato, gemente ed affamato, e se mi fossi battuto con Ivan e fossi stato ucciso, mio fratello sarebbe morto anche lui.  per questo, Oona, che mi hai visto battuto come un cane. Poi udii gli sciamani e i capi dire che i Russi avevano ucciso i nostri uomini e rubato le nostre donne, e che il paese doveva essere purificato. Come ti dico, udii quel che dicevano; compresi che erano parole vere, e che quella notte i Russi sarebbero stati uccisi. Ma vi era mio fratello Kamotah malato e gemente e senza carne. Non potevo dunque restare e combattere con gli uomini e coi fanciulli.
"Presi con me la carne e il pesce, e i segni della frusta di Ivan, e trovai Kamo-tah non pi gemente: era morto. Allora tornai a Nulato, e non vi era pi Nulato; nulla all'infuori di ceneri l dove era la grande fortezza, e i corpi di molti uomini. E vidi i Russi risalire lo Yukon in battello, venendo dal mare, in gran numero, e vidi Ivan uscire dal suo nascondiglio e parlare con loro. Il giorno seguente, vidi Ivan condurli sulle tracce della trib. A quest'ora, essi sono sulla nostra pista, ed io sono qui, io Negore, e non un vile.
-  una storia che odo - disse Oona, con voce tuttavia pi dolce di prima. - Kamo-tah  morto e non pu parlare per te, e non so altro all'infuori di quello che ho veduto, e occorre che coi miei propri occhi riconosca che non sei un vile.
Negore fece un gesto d'impazienza.
- Vi sono var mezzi - ella aggiunse. - sei pronto a fare quanto ha fatto il vecchio Kinooa?
Il giovane accenn affermativamente col capo e attese.
- Come tu dici, questi Russi sono ancora al nostro inseguimento. Mostra loro il cammino, Negore, come il vecchio Kinoos ha mostrato loro il cammino, in modo che vengano senza esser preparati nel sito dove noi li attendiamo, ad un passaggio in mezzo alle rocce. Conosci  il sito dove la parete  alta e diruta. Allora li distruggeremo tutti, anche Ivan. Mentre essi si arrampicheranno lungo la muraglia come mosche e saranno a met strada, i nostri uomini cadranno su di loro dall'alto e da ogni lato con gli spiedi, le frecce e i fucili. Le donne e i fanciulli, dalle cime, staccheranno grandi rocce e le lasceranno rotolare su loro. Sar un gran giorno, perch tutti i Russi saranno uccisi, il paese ne sar ripulito e lo stesso Ivan sar ucciso, lui che ha accecato mio padre, lui che ti ha sferzato con la frusta dei cani. E come un cane arrabbiato egli morr, col respiro schiacciato sotto le rocce. E quando il combattimento comincer, star a te, Negore, di strisciar lontano, senza lasciarti vedere per non essere ucciso.
- Ebbene - egli rispose - Negore mostrer loro il cammino, e poi?
- Allora io sar tua moglie, la moglie di Negore, la moglie dell'uomo coraggioso. E tu caccerai la carne per me e per il vecchio Kinoos, ed io cuocer il tuo cibo e ti preparer le pelli calde e solide e ti far i mocassini alla maniera del mio popolo. E come ti ho detto, Negore, sar tua moglie, sempre tua moglie, e far la tua vita gioiosa. Ognuno dei tuoi giorni sar una canzone ed un riso e tu vedrai che Oona  diversa dalle altre donne, perch ha viaggiato lontano,  vissuta in paese stranieri, conosce gli uomini e i modi di piacer loro. E nella tua vecchiaia, ella ti render ancora felice, e la memoria che serberai di lei, di quando tu avevi la tua forza, ti sar dolce, perch saprai che ella  sempre stata per te la pace ed il riposo e che  stata una donna fra le altre donne.
- Sta bene - disse Negore.
E la fame che aveva di lei gli rodeva il cuore, e le sue braccia si tendevano verso di lei come quelle di un affamato che si tendono verso il cibo.
- Quando avrai mostrato il cammino, Negore - ella disse duramente; ma i suoi occhi erano dolci e pieni di passione, ed egli sapeva che la fanciulla lo guardava come mai donna lo aveva guardato prima di allora.
- Sta bene - disse risolutamente, girando sui talloni. - vado ora a discutere coi capi, affinch sappiano che parto per mostrare il cammino ai Russi.
- Oh, Negore! Mio uomo, mio uomo! - esclam la fanciulla come fra s, mentre lo guardava allontanarsi; ma lo disse cos piano che neanche il vecchio Kinoos l'intese, bench il suo udito fosse acutissimo, tanto pi acuto in quanto egli era cieco.
Tre giorni pi tardi, avendo, con astuzia, celato malamente le proprie tracce, Negore fu snidato come un topo, e trascinato davanti ad Ivan, Ivan il terribile, come lo chiamavano gli uomini del suo seguito. Negore era armato del suo spiedo con la punta d'osso e teneva la sua pelliccia di coniglio stretta intorno al corpo; e quantunque il giorno fosse caldo, tremava come se avesse la febbre. Scosse il capo per mostrare che non comprendeva quel che Ivan gli diceva, e indic che era molto stanco e malato e che non desiderava altro che sedersi e riposarsi. E metteva la mano sul ventre per mostrare che era malato, e che tremava forte.
Ma Ivan aveva con s un uomo di Pastolik che parlava la lingua di Negore. Le domande che gli rivolsero sulla sua trib furono numerose, ma vane, finch l'uomo di Pastolik, che si chiamava Karduk, disse:
- La parola di Ivan  che tu sia frustato finch tu muoia, se non parli. E sappi, fratello straniero, che quando ti dico che la parola di Ivan  legge, sono tuo amico e non quello di Ivan. Sono venuto infatti contro il mio desiderio dal mio paese vicino al mare, e desidero fortemente vivere; perci ubbidisco alla volont del padrone Ivan, come gli ubbidirai tu, fratello straniero, se sei saggio e se desideri vivere.
- No, fratello straniero - disse Negore; - non so da quale parte la mia trib sia andata, perch ero malato ed essi sono fuggiti cos presto che le mie gambe si sono piegate e sono restato indietro.
Negore attese mentre Karduk parlava con Ivan; poi Negore vide il volto del Russo divenire cupo, e vide gli uomini venire verso di lui facendo scoppiettare le fruste. Allora mostr una grande paura e grid ad alta voce che era malato, che non sapeva nulla, ma che direbbe quel che sapeva. E dopo che ebbe parlato, Ivan diede l'ordine agli uomini di avanzare; da ciascun lato di Negore camminavano gli uomini armati di frusta, affinch egli non potesse fuggire. Quando diceva di essere debole a causa della sua malattia, quando vacillava o rallentava il passo, essi abbattevano le fruste affinch egli gridava di dolore e ritrovava una forza nuova. E quando Karduk gli disse che tutto andrebbe bene non appena avessero raggiunta la sua trib, egli domand:
- Allora potr riposarmi e non pi muovermi?
E senza posa domandava:
- Allora potr riposarmi e non pi muovermi?
E mentre sembrava assai malato e con gli occhi vaghi si guardava intorno, osserv il numero dei soldati di Ivan, e vide con soddisfazione che questi non riconosceva in lui l'uomo che aveva battuto davanti alle porte del forte. Vi erano cacciatori di Slavonia, dalla pelle bianca e dai muscoli poderosi; Finlandesi, piccoli e tozzi, che avevano il naso piatto ed il viso rotondo; meticci siberiani il cui naso era a becco d'aquila; ed uomini magri, con gli occhi profondamente incavati e che avevano nelle vene sangue mongolo e tartaro insieme con sangue slavo. Erano tutti avventurieri selvaggi, rapinatori e distruttori che venivano da paesi lontani, dall'altra parte del mare di Bering e che devastavano col ferro e col fuoco il mondo sconosciuto e nuovo, delle cui ricchezze in pelli e pellicce s'impadronivano avidamente. Negore li guard con soddisfazione, e nella sua immaginazione li vide schiacciati e senza vita nel passaggio delle rocce. E vedeva senza posa in quel medesimo passaggio, in attesa di lui, il volto di Oona, e senza posa udiva la sua voce e sentiva il caldo sguardo dei suoi occhi. Ma non dimenticava un istante di tremare n di gridare sotto il morso della frusta. Aveva, inoltre, paura di Karduk, perch sapeva che non era un uomo del quale potesse fidarsi: aveva l'occhio falso e la lingua agile, una lingua troppo sciolta, pensava.
Camminarono tutto il giorno. L'indomani, quando Karduk l'interrog per ordine di Ivan, disse di dubitare che potessero raggiungere la sua trib prima del giorno seguente; ma Ivan non credeva pi nulla, perch era stato guidato una volta dal vecchio Kinoos, il quale aveva trovato il cammino che portava all'acqua bianca di schiuma ed alla battaglia sanguinosa. Cos, quando giunsero alla gola fra le rocce, arrest i suoi quaranta uomini, e per mezzo di Karduk chiese se il passaggio era libero.
Negore guard la gola rapidamente e con indifferenza. Era un'immensa frana che si era staccata dalla parete di roccia e che, ricoperta di cespugli e di piante rampicanti, avrebbe potuto nascondere varie trib.
Scosse il capo.
- No, non vi  nulla qui - disse: - il cammino  aperto.
Ivan parl di nuovo a Karduk e Karduk disse:
- Sappi, fratello straniero, che se le tue parole non sono vere e se la tua trib sbarra il passaggio ed attacca Ivan ed i suoi uomini, tu morrai, ed immediatamente.
- La mia parola  diritta - disse Negore: - il cammino  libero.
Ivan dubitava ancora, ordin a due dei suoi cacciatori di avanzare soli, e due altri uomini, ad un suo ordine, si misero ai fianchi di Negore. Gli appoggiarono i fucili contro il petto ed attesero, Attesero tutti; e Negore sapeva che se una freccia volava o se una lancia era scagliata, la morte sarebbe per lui. I due Slavoni salirono in avanti, e divennero sempre pi piccoli, e quando, giunti in alto, agitarono il cappello per far segno che tutto andava bene, apparivano come punti neri sull'orizzonte. I fucili furono allontanati dal petto di Negore, ed Ivan comand ai suoi uomini di avanzare. Ivan era silenzioso, perduto nei suoi pensieri. Per un'ora cammin come assillato dalla curiosit, poi domand a Negore con l'intermediario Karduk:
- Come sapevi che la strada era libera dopo averla esaminata solo per cos poco tempo?
Negore pens agli uccellini che aveva veduti appollaiati fra le rocce e sui cespugli, e sorrise, perch era cos semplice; ma si strinse nelle spalle e non rispose, perch pensava ad un altro passaggio fra le rocce nel quale sarebbero giunti fra poco e donde gli uccellini si sarebbero tutti involati. Era contento che Karduk fosse venuto dal Gran Mare della Nebbia, dove non c'erano alberi n cespugli e dove gli uomini apprendono le cose del mare, e non quelle della terra o della foresta.
Tre ore pi tardi, quando il sole era sopra la loro testa, giunsero ad un altro passaggio nelle rocce, e Karduk disse:
- Guarda con tutti i tuoi occhi, fratello straniero, e vedi se il cammino  libero, perch Ivan non attender questa volta che due uomini vadano avanti.
Negore guard, mentre due uomini ai suoi fianchi appoggiavano la bocca dei fucili contro il suo petto. Vide che gli uccellini erano partiti, e vide una volta il riflesso del sole sopra una canna di fucile. E pens ad Oona ed alle sue parole: "Quando il combattimento incomincer, occorrer che tu sparisca segretamente per non essere ucciso".
Sent i due fucili appoggiati sul petto; questo non era nel piano che ella aveva immaginato; egli non avrebbe potuto fuggire e sarebbe stato il primo a morire appena il combattimento fosse cominciato.
- Il cammino  libero.
Disse questo con voce ferma, fingendo di avere gli occhi turbati e di tremare per la malattia.
E si mossero tutti, Ivan ed i suoi quaranta uomini delle contrade oltre il mare di Bering, e Karduk, l'uomo di Pastolik, e Negore che aveva sempre i due fucili contro il suo corpo. Fu una lunga ascensione; non potevano avanzare rapidamente, ma sembrava a Negore che si avvicinassero molto presto al posto che era a met strada.
Un colpo di fucile part dalle rocce a destra e Negore ud il grido di guerra della sua trib; e per un momento vide le rocce e i cespugli animarsi di uomini. Poi si sent squarciato da una fiammata ardente che attravers il suo essere; e, mentre cadeva, conobbe l'agonia della vita che si scuote dalla carne per liberarsi.
Ma egli trattenne la vita con l'artiglio di un avaro e non volle lasciarla. Respirava ancora l'aria che gli mordeva i polmoni con una dolcezza dolorosa; vedeva ed udiva vagamente, con intervalli di cecit e di sordit, lampi di luce e suoni.
Vide i cacciatori di Ivan cadere e i suoi propri fratelli, in piena carneficina, che riempivano l'aria del tumulto delle loro voci e delle loro armi, ed alla sommit del passaggio le donne e i fanciulli staccare grandi rocce, che balzavano come cose animate e cadevano con fracasso.
Il sole danzava sopra di lui nel cielo, poi le grandi muraglie di roccia vacillarono e si abbatterono, mentre egli continuava a udire ed a vedere vagamente. E quando il grande Ivan cadde di traverso, gettato l senza vita, schiacciato da una roccia, ramment gli occhi ciechi del vecchio Kinoos e fu felice.
Poi i suoni morirono, i blocchi di roccia non caddero pi e vide gli uomini della sua trib avanzare a poco a poco, uccidendo i feriti sul loro passaggio. Accanto a lui, intese la lotta di un possente Slavo che non voleva morire, e che gli spiedi avidi avevano abbattuto.
Poi vide sopra di s il volto di Oona e sent le braccia di lei che lo cingevano, e per un istante il sole si arrest e le grandi muraglie restarono diritte e immobili. "Tu sei un uomo coraggioso".
La ud che gli diceva in un orecchio:
- Tu sei il mio uomo, Negore.
E durante quell'attimo, egli visse tutta la vita di gioia, di riso e di canti, di cui ella gli aveva parlato, e, mentre il sole abbandonava il cielo sopra la sua testa, seppe che il ricordo che aveva di lei era dolce, come se gi fosse giunto alla vecchiaia.
Ed anche nel momento nel quale il ricordo si dileguava e moriva nella tenebra che lo ricopriva, conobbe fra le braccia di lei l'avverarsi di tutta la dolcezza e del riposo che ella gli aveva promesso. Mentre la notte nera lo avviluppava, col capo sul seno della sua donna, sent una gran voce venire a lui, il crepuscolo cancellarsi, ed entr nel mistero del silenzio.
...
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...
IL PADRONE DEL MISTERO.
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Era un lamento generale nel villaggio. Le donne cianciavano tra loro con voci acute; gli uomini avevano un'aria cupa e concentrata, e gli stessi cani si aggiravano esitanti, vagamente intimoriti dall'inquietudine del campo, pronti a rifugiarsi nei boschi alla prima manifestazione allarmante. L'aria era piena di sospetto. Nessuno era sicuro del vicino, e ciascuno sentiva di essere guardato con diffidenza. Anche i ragazzi erano oppressi e solenni, e il piccolo Di Ya, la causa di tutto, era stato sonoramente picchiato, prima da Hooniah, la madre, e poi dal padre, Bawn, e in quel momento piagnucolava e considerava il mondo con aria pessimistica, dal riparo della grande canoa rovesciata sulla spiaggia.
E per rendere peggiore la situazione, Scundoo, lo shamann, era in disgrazia, e non si poteva ricorrere alla sua ben nota magia per scoprire il malfattore. Perch, un mese prima, egli aveva promesso un bel vento di sud, in maniera che la trib potesse recarsi al potlach a Tonkin, dove Taku Jim dava fondo ai risparmi di vent'anni; e quando venne il giorno, ecco, si mise a soffiare un terribile vento di tramontana, e delle prime tre canoe che si arrischiarono in acqua, una fu affondata dai grossi cavalloni e due furono ridotte in pezzi sulle rocce, e un bambino si anneg. Lo shaman spieg di essersi sbagliato nel tirare la corda del sacco: un semplice errore. Ma il popolo si rifiut di ascoltare; le offerte di carne, di pesce e di pellicce cessarono di giungere alla sua porta; ed egli si ritir a meditare nell'interno, digiunando in amara penitenza, a quanto essi pensavano: in realt mangiando abbondantemente dal magazzino ben ripieno, e meditando sulla volubilit delle folle.
Erano sparite le coperte di Hooniah. Erano coperte bellissime, spesse e morbide e calde, e l'orgoglio della donna per quel possesso era accresciuto dal fatto di averle ottenute cos a buon mercato. Ty-Kwan, del villaggio vicino, era stato uno sciocco a separarsene cos facilmente. Ma, bisogna dirlo, la donna non sapeva che erano le coperte dell'inglese assassinato, la cui cattura aveva portato sulla costa il cutter degli Stati Uniti, che aveva incrociato per qualche tempo, esplorando tutte le segrete insenature. E non sapendo che Ty-Kwan se n'era disfatto in fretta, affinch il suo popolo non dovesse renderne conto a1 Governo, l'orgoglio di Hooniah era intatto. E poich le donne l'invidiavano, quell'orgoglio non fece che crescere, al punto da riempire il villaggio e da spandersi su tutta la costa dell'Alaska, da Dutch Harbour a Saint Mary. Il suo totem era divenuto giustamente celebre, e il nome di lei era sulle labbra degli uomini, sia che pescassero o che festeggiassero, a causa delle coperte e della loro magnifica morbidezza. Era misteriosa, la maniera com'erano sparite.
- Non ho fatto che stenderle al sole sulla parete della mia casa - dichiarava Hooniah per la millesima volta. - Non ho fatto che stenderle e voltar le spalle; perch Di Ya, quel ladro di lievito e mangiatore di farina cruda, si era ficcato con la testa nel gran caldaio di ferro, l'aveva rovesciato ed era rimasto imprigionato con le gambe danzanti come i rami d'una foresta in una giornata di vento. E io non ho fatto che liberarlo e sbattergli due volte la testa contro la porta, per fargli capir meglio la gravit della mancanza, ed ecco, le coperte non c'erano pi!
- Le coperte non c'erano pi! - ripeterono le donne impressionate.
- Una gran perdita - aggiunge una di esse. E una seconda: - Non si sono mai vedute delle coperte simili. - E una terza: - Ci dispiace, Hooniah, della tua perdita.
Eppure ciascuna di esse era contenta in fondo al cuore che le odiose coperte fossero sparite.
- Non ho fatto che stenderle al sole - ricominci Hooniah.
- S, s - interruppe Bawn, annoiato; - ma non si  udito nulla dal villaggio vicino n da altri posti. Perci  chiaro che dev'essere stato uno della nostra trib a metter le mani sulle coperte.
- Com' possibile, Bawn? - gridarono in coro le donne indignate. - Chi pu essere stato?
- Allora c' stata stregoneria - continu Bawn, rivolgendo intorno intorno uno sguardo significativo.
- Stregoneria!
E a questa terribile parola le voci tacquero e tutti si guardarono spaventati,
- S - afferm Hooniah, e la latente malignit della sua natura divamp in un attimo di esultanza. - E abbiamo mandato a chiamare Klok-No-Ton. Egli sar qui con la marea del pomeriggio.
I gruppetti si dispersero e la paura discese sul villaggio. Di tutte le sfortune, la stregoneria era la pi spaventosa. All'intangibile e all'invisibile solo gli shaman potevano tener testa, e n uomo n donna n bambino poteva sapere, finch non veniva il momento della prova, se i diavoli si erano impossessati o no della sua anima. E di tutti gli shaman, Klok-No-Ton, che dimorava nel villaggio vicino, era il pi terribile. Nessuno aveva scoperto pi spiriti maligni di lui, nessuno aveva visitato le sue vittime con torture pi spaventose. E Hooniah aveva mandato a chiamare questo Klok-No-Ton! Sarebbe stato meglio che Scundoo, il loro shaman, non si fosse trovalo in disgrazia. Perch egli aveva delle maniere pi dolci, e si sapeva che aveva scacciato due diavoli da un uomo, il quale poi aveva messo al mondo sette figli robusti. Ma Klok-No-Ton! Rabbrividivano al pensiero di lui, e ciascuno si sentiva il centro di occhi accusatori, e guardava con aria d'accusa il vicino; tutti, all'infuori di Sime; ma Sime era un miscredente, destinato a una brutta fine, nonostante i suoi successi nella vita.
- Oh! oh! - egli esclam ridendo. - I diavoli e Klok-No-Ton!... Klok-No-Ton, il pi grande dei diavoli della terra dei Thlinket!
- Sciocco! Egli sta per venire con le sue stregonerie e i suoi incantesimi; perci frena la lingua, se non vuoi che il male ti cada sulla testa e i tuoi giorni siano accorciati!
Cos parlava La-Lah, e Sime rise in tono sprezzante: - Io sono Sime, che non conosce paura, che non teme l'oscurit. Sono un uomo forte, come mio padre prima di me, e ho la testa chiara. N tu n io abbiamo mai veduto coi nostri occhi le cose invisibili...
- Ma Scundoo le ha vedute - rispose La-Lah. - E cos pure Klo-No-Ton. Lo sappiamo bene.
- Come lo sai, sciocco? - tuon Sime, arrossendo di collera.
- Per le loro stesse parole.
Sime sbuff: - Uno shaman  solo un uomo. Le sue parole non possono esser forcute come le tue o le mie? Bah! Bah! E ancora una volta, bah! E questo per i tuoi shaman e per i diavoli dei tuoi shaman! E questo! E questo!
E schioccando le dita a destra e a sinistra, Sime si apr il cammino fra gli spettatori, che si affrettarono a fargli largo.
- Un buon pescatore  un forte cacciatore, ma un uomo malvagio - disse uno.
- Eppure egli prospera - aggiunse un altro.
- Perci sii malvagio e prospera anche tu - ribatt Sime sopra la spalla. - E se fossimo tutti malvagi, non ci sarebbe pi bisogno di shaman. Bah! Bambini spaventati del buio!
E quando Klok-No-Ton giunse con la marea del pomeriggio, la risata sdegnosa di Sime continuava sempre; ed egli non esit neppure a pronunciare delle parole beffarde allorch lo shaman inciamp sulla sabbia al momento dello sbarco. Klok-No-Ton lo guard accigliato, e senza salutare nessuno si diresse diritto alla casa di Scundoo.
- Salute, Scundoo! - esclam Klok-No-Ton in una voce di tuono, incerto sulla maniera come l'altro l'avrebbe accolto.
Egli era di statura gigantesca, e torreggiava sopra il piccolo Scundoo, la cui voce sottile si innalzava fino a lui come il debole frinire di un grillo.
- Salute, Klok-No-Ton - rispose Scundoo. - Il giorno  bello a causa della tua venuta.
- Eppure parrebbe... - rispose Klok-No-Ton esitante.
- S, s - interruppe con impazienza il piccolo shaman. - Sono in disgrazia, o diversamente non saresti qua per eseguire il mio lavoro.
- Mi dispiace, amico Scundoo...
- No, io ne sono contento, Klok-No-Ton.
- Ma ti dar met di ci che mi regaleranno come compenso.
- No, buon Klok-No-Ton - mormor Scundoo con un gesto della mano. - Sono il tuo schiavo, e i miei giorni saranno riempiti dal desiderio di esserti amico.
- Come me...
- Come tu, ora, mi sei amico.
- Allora  un brutto caso, la sparizione delle coperte della donna Hooniah?
La domanda del grosso shaman era un po' esitante, e Scundoo ebbe un pallido sorriso, perch egli era uso a leggere negli uomini, e tutti gli sembravano meschini.
- Tu sei sempre stato forte in magia - disse. - Indubbiamente il malfattore sar subito scoperto.
- S, subito scoperto, appena me lo vedr davanti. - Di nuovo Klok-No-Ton esit: - Si  udito nulla degli altri villaggi? - domand.
Scundoo scosse il capo: - Guarda! Non  questo un eccellente mucluc?
Sollev il piede coperto da una calzatura di pelle di foca e di vacca marina, e il visitatore l'esamin con segreto interesse.
- Mi  toccato contrattare a lungo per averlo.
Klok-No-Ton, attentissimo, fece un cenno affermativo.
- L'ho avuto dall'uomo La-Lah.  un uomo notevole, e spesso ho pensato...
- Che cosa? - arrischi Klok-No-Ton con impazienza.
- Spesso ho pensato - concluse Scundoo, e la sua voce cadde in una lunga pausa. -  una bella giornata, e la tua magia  grande, Klok-No-Ton.
Il viso di Klok-No-Ton s'illumin: - Sei un grand'uomo, Scundoo, uno shaman tra gli shaman. Ora ti lascio. Mi ricorder sempre di te. E l'uomo La-Lah, come dici,  un uomo notevole.
Scundoo sorrise di un sorriso ancora pi pallido, chiuse la porta alle spalle del visitatore e la sbarr a doppio catenaccio.
Sime stava riparando la canoa, quando Klok-No-Ton giunse sulla spiaggia, e interruppe il lavoro solo per caricare con ostentazione la sua carabina e mettersela vicino. Lo shaman not quell'atto e grid:
- Tutto il popolo si raccolga qua!  il comando di Klok-No-Ton, che scopre ed esorcizza i diavoli!
Aveva avuta l'intenzione di radunarli in casa di Hooniah, ma era necessario che fossero tutti presenti, e non dubitava che Sime fosse un brav'uomo, se lasciato in pace, ma pericoloso per la salute di qualsiasi shaman.
- Venga la donna Hooniah - comand Klok-No-Ton, guardando ferocemente il circolo che lo circondava, e mandando dei brividi gi per la spina dorsale di tutti quelli su cui si posavano i suoi occhi.
Hooniah si fece avanti, a testa china e con gli occhi distolti: - Dove sono le tue coperte?
- Non ho fatto che stenderle al sole, ed ecco, non c'erano pi! - piagnucol la donna.
- Come mai?
-  stato a causa di Di Ya.
- Come mai?
- L'ho picchiato forte, e lo picchier ancora, perch  stato lui a portare questa disgrazia su noi che siamo poveri.
- Le coperte! - mugg raucamente Klok-No-Ton, prevedendo il desiderio della donna di diminuire il compenso che doveva pagare. - Le coperte, donna! La tua ricchezza  ben nota.
- Non ho fatto che stenderle al sole - ella rispose, trattenendo il fiato - e noi siamo poveri e non possediamo nulla.
Lo shaman s'irrigid d'un tratto con un'orribile contorsione del viso, e Hooniah si trasse indietro. Ma cos rapidamente egli balz alla sua volta, con gli occhi fuori dell'orbita e la mandibola abbassata, che la donna inciamp e cadde a terra.
Klok-No-Ton agit le braccia, flagellando selvaggiamente l'aria, col corpo che gli tremava e gli si torceva. Sembrava assalito da un attacco di epilessia. Una schiuma biancastra gli scolava dalle labbra.
Le donne proruppero in un canto lamentoso, dondolandosi avanti e indietro, mentre l'uno dopo l'altro gli uomini soccombevano all'esaltazione generale, finch rest il solo Sime. Questi, appollaiato sulla sua canoa, guardava la scena con aria beffarda; eppure la superstizione degli antenati gli pesava forte, ed egli imprecava sommessamente per farsi animo. Klok-No-Ton era orribile a vedersi. Aveva gettata la coperta che aveva sulle spalle e si era strappati gli abiti, sicch era rimasto completamente nudo, tranne per la fascia che portava alle reni. Strillando e urlando, coi lunghi capelli neri svolazzanti, faceva balzi frenetici intorno al circolo. Un certo ritmo rudimentale caratterizzava la sua frenesia, e quando tutti furono caduti sotto l'influenza di lui, dondolandosi all'unisono coi suoi balzi e facendo eco alle sue grida, egli si arrest di netto in mezzo al cerchio, col braccio teso, un lungo dito ad artiglio disteso in avanti. Un gemito sommesso, come di morte, salut questo atteggiamento, e tutti fecero un passo indietro con le ginocchia tremanti, mentre il dito accusatore passava lentamente davanti ad essi.
Finalmente, con un grido tremendo, il dito fatidico si arrest su La-Lah. Questi trem come una foglia, vedendosi gi morto, coi suoi beni divisi nella trib, e la vedova sposata ad altri. Si sforz di parlare, di negare, ma la lingua gli si era appiccicata al palato e la gola gli ardeva come per una sete intollerabile. Klok-No-Ton sembrava quasi svenuto, ora che il lavoro era compiuto; ma ascoltava ad occhi chiusi, attendendo che si levasse il gran grido di sangue: il grido di sangue familiare al suo orecchio, per i mille esorcismi alla fine dei quali uomini si gettavano come lupi sulla vittima tremante. Ma vi fu solo il silenzio, poi un sommesso mormorio si diffuse nella folla, e finalmente una vasta risata s'innalz al cielo.
- Che c'? - grid lo shaman.
- No! No!- esclam ridendo il popolo. - La tua magia non val nulla, Klok-No-Ton.
- Lo sanno tutti - balbett La-Lah. - Per otto lunghi mesi sono stato lontano con i cacciatori di foche, e son tornato solo oggi, e ho trovato che le coperte di Hooniah erano gi sparite!
-  vero! - gridarono gli uomini tutti insieme. - Le coperte di Hooniah erano sparite prima che egli tornasse!
- E non ti si pagher nulla per la tua magia - annunci Hooniah rilevatasi in piedi.
Ma Klok-No-Ton vedeva solo il viso di Scundoo e il suo pallido sorriso. Udiva solo la voce del piccolo shaman, sottile come quella di un grillo: "L'ho avuto dall'uomo La-Lah, e spesso ho pensato...  una bella giornata, e la tua magia  grande".
Si lanci avanti, e il circolo gli fece istintivamente largo. Sime si mise a ridere dalla sommit della canoa, le donne gli sogghignarono in faccia, delle grida di derisione si levarono alle sue spalle; ma egli non vi fece caso, correndo avanti, verso la casa di Scundoo. Scalci alla porta, vi batt sopra coi pugni, e url delle orribili imprecazioni. Eppure non vi fu risposta, e solo nelle pause la voce di Scundoo si faceva udire nelle parole di rito di un incantesimo. Klok-No-Ton infuri come un pazzo, ma quando si mise a sfondare la porta con una pietra enorme, dei mormorii si levarono tra gli uomini e le donne. Ed egli, Klok-No-Ton, sapeva di trovarsi privo della sua forza e della sua autorit, in mezzo a un popolo straniero. Vide uno curvarsi per raccogliere un sasso, e una grande paura l'invase.
- Non far male a Scundoo, che  un padrone! - grid una donna.
- Meglio che tu ritorni al tuo villaggio - consigli un uomo in tono di minaccia.
Klok-No-Ton gir sulle calcagna e torn alla spiaggia col furore nel cuore e nella testa una giusta apprensione per le spalle indifese. Ma neppure una pietra vol in aria, i bambini gli si mettevano tra i piedi lanciando grida di beffa e l'aria era piena di risate, ma questo fu tutto. Eppure egli non respir liberamente finch la canoa non fu bene al largo, e allora si alz in piedi e lanci una inutile maledizione sul villaggio e sui suoi abitanti, senza dimenticare una maledizione particolare per Scundoo, che si era fatto beffa di lui.
A terra si lev un clamore per Scundoo, e l'intera popolazione si affoll alla sua porta, supplicando e implorando in una babele confusa, finch egli usc fuori e alz la mano.
- Poich siete figli miei, vi perdono - diss'egli; - ma non lo fate pi. Per l'ultima volta, la vostra follia rester impunita. Ora vi sar concesso ci che desiderate, e che gi mi  noto. Questa sera, quando la luna sar andata dietro il mondo, tutti si radunino nelle tenebre davanti alla casa di Hooniah. Allora il malfattore si far avanti e otterr la meritata ricompensa. Ho parlato.
- Otterr la morte! - vocifer Bawn. - Perch egli ha portato la vergogna su noi tutti.
- Cos sia - replic Scundoo, e chiuse la porta.
- Ora tutto sar chiarito, e la tranquillit torner fra noi - declam La-Lah in tono di oracolo.
- Per via di Scundoo, l'ometto - sogghign Sime.
- Per via della magia di Scundoo, l'ometto - corresse La-Lah.
- Tutti folli, questo popolo Thlinket - esclam Sime, battendosi sonoramente la coscia.
Quando la falce di luna fu svanita dietro il mondo, Scundoo si present in mezzo al popolo raccolto intorno alla casa di Hooniah. Camminava con passo vivo, e quelli che lo videro alla luce della lampada di Hooniah, notarono che veniva a mani vuote, senza bastoni n maschere, senza nessuno degli arnesi da shaman, tranne un grosso corvo addormentato, che portava sotto il braccio.
- Avete preparato un fuoco, affinch tutti possano vedere, quando il lavoro sar compiuto?
- S - rispose Bawn. - C' legna in abbondanza.
- Allora ascoltate tutti, perch le mie parole saranno brevi. Ho portato con me Jelchs, il Corvo, veggente e divinatore di misteri. Lui, nero come la notte, lo metter sotto il gran caldaio nero di Hooniah, nell'angolo pi scuro della sua casa. Spegner la lampada, e tutti resteranno nelle tenebre esterne.  semplicissimo. Uno ad uno entrerete nella casa, appoggerete la mano sul caldaio per lo spazio d'una lunga respirazione, e la ritirerete di nuovo, Indubbiamente Jelchs grider, quando la mano del malfattore si trover sopra di lui. O forse render manifesta in altra maniera la sua saggezza. Siete pronti?...
- Siamo pronti - risposero tutti in coro.
- Allora chiamer ad alta voce, ciascuno alla sua volta, finch abbia chiamato l'ultimo.
La-Lah fu il primo scelto, ed entr subito. Tutti tesero l'orecchio, e nel silenzio udirono i suoi passi scricchiolare sul pavimento di legno. Ma questo fu tutto. Jelchs non lanci alcun grido, non diede alcun segno. Poi fu scelto Bawn, perch non era impossibile che uno rubasse le proprie coperte per gettare onta sui suoi vicini. Segui Hooniah, e poi altre donne e bambini, ma senza risultato.
- Sime! - grid Scudoo.
- Sime! - ripeterono gli altri.
Ma Sime non si mosse.
- Hai paura dell'oscurit? - gli domand La-Lah, fiero per il fatto che la sua integrit era dimostrata.
Sime sogghign: - Mi rido di tutto, perch  una grande follia. Eppure entrer, non perch io creda nelle meraviglie, ma per dimostrarvi che non ho paura.
Ed entr arditamente, e usc con aria ancora beffarda.
- Un giorno o l'altro morrai con grande subitaneit - mormor La-lah, giustamente indignato.
- Non ne dubito - replic con disinvoltura il miscredente. - Per via degli shaman e del mare profondo, pochi di noi muoiono in letto.
Quando met del villaggio fu uscita indenne dalla prova, l'eccitamento, cos represso, era penosamente intenso. Quando due terzi furono passati, una giovane donna, col piccino in braccio, non pot pi resistere, e con grida nervose e scoppi di risa diede sfogo al suo terrore.
Venne finalmente la volta dell'ultimo di tutti, e nulla era ancora accaduto. E Di Ya era l'ultimo di tutti. Doveva essere certamente lui. Hooniah lanci alle stelle il suo lamento, mentre il resto si allontanava dallo sfortunato ragazzo. Questi era semivivo dalla paura e le gambe gli tremavano in maniera che barcoll sulla soglia e fu sul punto di cadere. Scundoo lo fece entrare e chiuse la porta. Pass un lungo tempo, durante il quale si udiva solo il pianto del fanciullo. Poi, lentamente, giunse lo scricchiolio dei suoi passi verso l'angolo lontano, una pausa, e gli scricchiolii del suo ritorno. Si apr la porta ed egli usc. Nulla era accaduto, e Di Ya era l'ultimo.
- Accendete il fuoco - comand Scundoo.
Le fiamme brillanti s'innalzarono al cielo, rivelando dei visi che portavano ancora le ultime tracce della paura, ma che erano anche rannuvolate dal dubbio.
- Certamente la prova  fallita - mormor raucamente Hooniah.
- Si - aggiunse Bawn con compiacenza. - Scundoo invecchia, e noi abbiamo bisogno di un nuovo shaman.
- Dov' ora la saggezza di Jelchs? - sogghign Sime all'orecchio di La-Lah.
La-Lah si accarezz la fronte con aria perplessa e non rispose.
Sime gett in fuori il petto con grande arroganza, e si avvicin al piccolo shaman.
- Oh! Oh! Come immaginavo, non hai concluso nulla!
- Cos si direbbe - rispose Scundoo con mitezza. - E deve sembrare strano, infatti, a quelli non versati negli affari del mistero.
Scundoo parlava dolcemente, con le palpebre che gli si abbassavano, che gli si abbassavano piano piano, gi, gi, finch i suoi occhi furono quasi completamente nascosti.
- Perci ho intenzione di fare un'altra prova. Tutti quanti, uomini, donne e bambini, ora e subito, alzino la mano bene in alto sopra la testa!
Cos inatteso fu quell'ordine, e fu dato in tono cos imperativo, che gli ubbidirono senza esitare. Tutte le mani furono in aria.
- Ciascuno guardi la mano del vicino - comand Scundoo - in maniera che...
Ma un'esplosione di risate e di grida di collera sommerse la sua voce. Ciascuno aveva gli occhi fissi su Sime. Tutte le mani erano nere di fuliggine, mentre la sua non era affatto macchiata dal sudiciciume della pentola di Hooniah.
Una pietra sibil nell'aria e lo colp alla guancia.
-  una menzogna! - egli url. - Una menzogna! Non so nulla delle coperte di Hooniah.
Una seconda pietra gli squarci la fronte, una terza gli pass sopra la testa, mentre il gran grido di sangue s'innalzava al cielo e tutti brancolavano a terra in cerca di proiettili. Sime barcoll e si accasci a met sul suolo.
-  stato uno scherzo! Solo uno scherzo! - url. - Le ho prese solo per fare uno scherzo.
- Dove le hai nascoste? - grid Scundoo, la cui voce acuta vibr nel tumulto come un colpo di coltello.
- Nella grande balla di pelli di casa mia, quella sospesa alla trave - rispose il malfattore. - Ma  stato uno scherzo, solo...
Scundoo fece un cenno col capo, e l'aria si riemp di pietre volanti. La moglie di Sime piangeva in silenzio, con la testa sulle ginocchia; ma il figlio, ridendo e gridando, scagliava pietre con gli altri.
Hooniah torn con le preziose coperte. Scundoo l'arrest.
- Siamo poveri e possediamo poco - ella piagnucol. - Perci non esser duro con noi, Scundoo.
Il popolo cess un istante di scagliar pietre, per guardare dalla sua parte.
- No, non  mai stata la mia maniera, buona Hooniah, - rispose Scundoo, impadronendosi delle coperte. - E per dimostrarti che non sono duro, mi contenter di queste. Non sono saggio, figli miei? - domand, rivolto ai lapidatori.
- Sei veramente saggio, Scundoo! - essi risposero a una sola voce.
E lo shaman si allontan lentamente nelle tenebre con le coperte sulla spalla e Jelchs addormentato sotto il braccio.
...
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IL GRIDO DEL CORVO.
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Quando John Fox and nella contrada dove il whisky gela solidamente, e pu essere usato come posacarte per molti mesi dell'anno, vi and senza gli ideali e le illusioni che di solito impacciano il progresso di un avventuriero di un carattere pi delicato. Nato e cresciuto sulla frontiera degli Stati Uniti, egli port con s nel Canad una mentalit primitiva ed elementare, che gli assicurava l'immediato successo nella nuova carriera. Da semplice servo della Compagnia della Baia di Hudson, che pagaiava coi corridori dei boschi e trasportava carichi sulle spalle, s'innalz rapidamente fino al posto di fattore, e assunse la direzione d'un posto commerciale a Fort Angeluse.
Qui, a causa della sua semplicit elementare, si prese una moglie indigena, e, in dipendenza della felicit coniugale che segu, si salv dalla irrequietezza e dalla bramosia, che sono una maledizione per gli uomini pi schifiltosi, ne rovinano il lavoro, e finiscono col conquistarli. Visse contento, e comp vari atti importanti al servizio della Compagnia.
Verso quest'epoca la moglie mor, fu reclamata dal suo popolo, e seppellita con cerimonie selvagge in una cassa di latta sulla cima d'un albero.
Ella gli aveva lasciato due piccini, e quando la Compagnia lo promosse, John Fox viaggi con essi ancora pi addentro nella vastit del territorio di nord-ovest, fino al posto chiamato Sin Rock, dove assunse la direzione del nuovo posto in un pi importante campo di pellicce. Qui egli pass parecchi mesi solitari e deprimenti, profondamente disgustato dall'aspetto poco avvenente delle fanciulle indiane, e tormentato dai figli ancora piccini, che avevano bisogno di cure materne. Allora i suoi occhi caddero su Lit-lit.
- Lit-lit... ebbene  Lit-lit - era la maniera come la descriveva al suo impiegato principale, Alexander Mac Lean.
Mac Lean era troppo fresco d'educazione scozzese - "non aveva ancora le orecchie asciutte", come diceva John Fox - per adattarsi ai costumi matrimoniali della contrada. Tuttavia non era contrario a che il fattore mettesse in pericolo la propria anima immortale, e, specialmente perch provava lui stesso un'attrazione di cattivo augurio per Lit-lit, era contento di assicurare la salvezza della propria anima vedendola sposata al fattore.
N c' da meravigliarsi che l'austera anima scozzese di Mac Lean corresse il rischio di esser disgelata sotto i raggi di sole degli occhi di Lit-lit. Ella era graziosa e alta e flessibile, senza la faccia massiccia, n la stolidit delle squaws ordinarie. "Lit-lit" era cos chiamata per la maniera che ella aveva, anche da bambina, di correre agilmente da un posto all'altro come una farfalla, di essere inconseguente e gaia, e di ridere con la leggerezza con cui danzava.
Lit-lit era la figlia di Snettishane, un capo eminente della trib, con una madre meticcia, e da Snettishane il Fattore, si ferm casualmente un giorno d'estate, per aprire i negoziati di matrimonio. Si mise a sedere col capo davanti al fuoco fumigante, acceso per le zanzare davanti al suo alloggio, e insieme conversarono su tutte le cose conosciute sotto il sole, o almeno su tutte le cose conosciute sotto il sole del Northland, con l'unica eccezione del matrimonio. John Fox era venuto particolarmente per parlare di nozze; Snettishane lo sapeva, e John Fox sapeva che egli sapeva; perci l'argomento era religiosamente evitato. Questo  portato come un esempio della sottigliezza indiana. In realt era di una semplicit trasparentissima.
Le ore passavano, e Fox e Snettishane fumavano pipe interminabili, guardandosi negli occhi con un'innocenza superbamente istrionica. Alla met del pomeriggio Lac Lean e il suo compagno di lavoro, Mac Tavish, passarono con aria indifferente davanti a loro, diretti verso il fiume. Quando ripassarono un'ora dopo, Fox e Snettishane erano giunti a una cerimoniosa discussione sul prezzo e sulla qualit della polvere da fucile e del lardo, che la Compagnia offriva in scambio. Intanto Lit-lit, indovinando lo scopo del Fattore, si era insinuata dietro la parete dell'alloggio, e da una fessura della tenda anteriore spiava i due logomachi davanti al fuoco. Era rossa e aveva gli occhi brillanti di felicit, orgogliosa che un uomo come il Fattore (che nella gerarchia del Northland veniva dopo Dio) l'avesse notata, femminilmente curiosa di veder da vicino che genere di uomo egli fosse. Il riflesso dei ghiacci, il fumo degli accampamenti, il morso dell'aria avevano arsa fino a un bruno di rame la carnagione del Fattore, che aveva cos il colorito di Snettishane. Ella fu vagamente contenta di questo, e pi contenta ancora che egli fosse grande e forte, quantunque la grande barba nera la spaventasse un po', talmente era strana.
Essendo giovanissima, ella non era versata nelle maniere degli uomini. Diciassette volte aveva veduto il sole viaggiare verso il sud e perdersi sotto l'orizzonte, diciassette volte l'aveva veduto tornare indietro e restare nel cielo giorno e notte, finch non c'era notte affatto. E durante quegli anni ella era stata gelosamente allevata da Snettishane, che si metteva tra lei e tutti i corteggiatori, ascoltando sdegnoso i giovani cacciatori, che venivano a chiedere la sua mano, e mandandoli via come se ella fosse al disopra di qualsiasi prezzo. Snettishane era venale. Per lui Lit-lit era un investimento: rappresentava tanto valore, dal quale egli si aspettava di ricevere, non un certo interesse definito, ma un interesse incalcolabile.
Ed essendo stata allevata cos, Lit-lit guardava con curiosit l'uomo che era venuto certamente per lei, il marito che doveva insegnarle tutto ci che ella non conosceva della vita, l'essere dominatore, la cui parola doveva esser legge, e che doveva misurare e limitare le azioni di lei per il resto della sua vita.
Ma, guardando dalla fessura della tenda rossa, fremente per lo strano destino che le si presentava, ella cominci a sentirsi delusa a misura che il tempo passava e il Fattore e il padre continuavano a discorrere pomposamente di questioni concernenti altre cose, e non aventi alcuna pertinenza col matrimonio. Quando il sole fu basso sull'orizzonte e la mezzanotte si avvicin, il Fattore fece i preparativi di partenza. Allorch il visitatore si mosse, il cuore di Lit-lit venne meno; ma si sollev di nuovo, appena egli si arrest, voltandosi a met.
- Oh, a proposito, Snettishane - disse - ho bisogno di una squaw che mi lavi e mi rammendi la biancheria.
Snettishane grugn e sugger Wanidani, che era una vecchia sdentata.
- No, no - interruppe il Fattore. - Mi occorre una moglie. Ci ho pensato, e mi  venuta l'idea che voi possiate conoscere qualcuna che faccia per me.
Snettishane parve interessato, sicch il Fattore torn sui suoi passi, fermandosi per discutere il nuovo argomento.
- Kattou? - sugger Snettishane.
- Ha un occhio solo - obbiett il Fattore.
- Senatee? - continu Snettishane imperturbabile.
Ma John Fox finse la collera, gridando:
- Che follia  questa? Sono vecchio, che tu mi proponga delle vecchie? Sono sdentato? Sono zoppo? Cieco d'un occhio? O sono cos povero, che nessuna fanciulla possa guardarmi con favore? Guarda! Io sono il Fattore, ricco e grande, un potere sulla terra, la cui parola fa tremare gli uomini!
Snettishane era internamente compiaciuto, bench nulla dei suoi sentimenti apparisse sul volto di sfinge. Snettishane continu con calma a sgranare il rosario delle fanciulle disponibili, che, nome per nome, appena pronunciato, Fox dichiarava inaccettabili. Di nuovo il Fattore rinunci alla conversazione, e si avvi per tornare al forte. Snettishane lo guard allontanarsi senza fare uno sforzo per arrestarlo, ma alla fine lo vide fermarsi spontaneamente.
- A pensarci - osserv il Fattore - abbiamo entrambi dimenticato Lit-lit. Ora mi chiedo se essa  adatta per me?
Snettishane accolse il suggerimento con un volto impassibile, ma dietro quella maschera di seriet la sua anima rideva forte. Era una vera e propria vittoria. Se il Fattore si fosse allontanato di un altro passo, Snettishane sarebbe stato costretto a menzionare il nome di Lit-lit; ma... il Fattore non aveva fatto quell'altro passo.
Il capo non volle compromettersi sulla idoneit di Lit-lit, e ridusse cos il bianco a fare il passo successivo nell'ordine della procedura.
- Ebbene - medit il Fattore ad alta voce - l'unica maniera di scoprirlo  di fare il tentativo. - E aggiunse, elevando ancora di pi la voce: - perch ti dar per Lit-lit dieci coperte e tre libbre di tabacco, che  un buon tabacco.
Snettishane rispose con un gesto, come per dire che tutte le coperte e il tabacco di tutto il mondo non potevano compensarlo della perdita di Lit-lit e delle sue molteplici virt. Sollecitato dal Fattore a dire il prezzo, egli chiese freddamente cinquecento coperte, dieci fucili, cinquanta libbre di tabacco, venti panni scarlatti, dieci bottiglie di rhum, un organetto, e finalmente la buona volont e la protezione del Fattore, con un posto al suo focolare.
Il Fattore fu apparentemente preso da un attacco di apoplessia, col quale attacco riusc a ridurre le coperte a duecento e ad eliminare il posto al focolare: una condizione inaudita nei matrimoni dei bianchi con le figlie della terra. Alla fine, dopo tre ore di discussione, vennero a un accordo. Per Lit-lit, Snettishane doveva ricevere cento coperte, cinque libbre di tabacco, tre fucili e una bottiglia di rhum, compresa la buona volont e la protezione, che, secondo John Fox, erano rappresentate da dieci coperte e da un fucile pi di quanto la ragazza valesse. E mentre tornava a casa e il sole spuntava a nord-est, il Fattore si rese conto, con una sensazione spiacevole, che Snettishane l'aveva sopraffatto nella contrattazione.
Stanco e vittorioso, Snettishane and a letto, e scopri Lit-lit prima che ella potesse fuggire dalla capanna. Grugn con significato; - Hai veduto. Hai udito. Perci ti  chiara la grande saggezza e l'esperienza di tuo padre. Ti ho assicurato un gran matrimonio. Ascolta le mie parole, e segui il cammino che esse ti dicono. Vai quando ti dico di andare, vieni quando ti comando di venire, e noi ingrasseremo con la ricchezza di questo grosso bianco, che  sciocco in proporzione alla sua grossezza.
Il giorno dopo gli affari furono sospesi al forte. Il Fattore apr una bottiglia di whisky prima di colazione, con delizia di Mac Lean e di Mac Tavish, diede ai cani doppia razione, e indoss i suoi migliori mocassini. Fuori del forte si facevano i preparativi per un potlatch. Potlatch significa un dono, e l'intenzione di John Fox era di solennizzare il matrimonio di Lit-lit per mezzo di un potlatch di una prodigalit proporzionata alla bellezza di lei.
Nel pomeriggio l'intera trib era raccolta per il festino. Uomini, donne, bambini e cani si rimpinzarono a saziet, n vi fu alcuno, anche fra i visitatori casuali o i cacciatori di passaggio delle altre trib, che mancasse di ricevere un pegno della generosit dello sposo,
Lit-lit, timida, lagrimante, timorosa, fu adornata dal barbuto marito con una nuova veste di calic, con mocassini splendidamente ornati di perline, con uno sfarzoso fazzoletto di seta sopra i capelli corvini, una sciarpa purpurea alla gola, anelli di rame alle orecchie e alle dita, e un'intera pinta di gioielli di similoro, compreso un orologio Waterbury. Snettishane pot appena contenersi allo spettacolo, ma, cogliendo il momento opportuno, chiam da parte la figlia.
- Non questa notte, n la notte seguente - cominci in tono meditativo - ma nelle notti a venire, quando chiamer come il corvo in riva al fiume, sta a te di abbandonare il tuo grosso marito, che  uno sciocco, e di venire da me.
"No, no - prosegu in fretta, nel vedere lo sgomento sul volto di lei alla prospettiva di voltar le spalle alla vita nuova e meravigliosa. - Perch, non appena questo accadr, quel tuo grosso marito, che  uno sciocco, verr a gemere nella mia capanna. Allora star a te di gemere ugualmente, affermando che il matrimonio non ti piace, che esso  pi di quanto tu supponessi, e che ti contenti di altre coperte, di altro tabacco e di altre ricchezze di vario genere per il tuo povero vecchio padre Snettishane. Rammenta bene, quando chiamo nella notte come il corvo, in riva al fiume.
Lit-lit fece un cenno affermativo; perch disubbidire al padre era un rischio che ella conosceva bene; e di pi era poco quel che egli le chiedeva, una breve separazione dal Fattore, che avrebbe provato solo una maggiore gioia nel riaverla. Torn al festino, e la mezzanotte essendo vicina, il Fattore la cerc e la condusse al forte.
Lit-lit trov ben presto che la vita in comune col capo del forte era migliore di quanto avesse sognato. Non doveva pi portare legna e acqua, n attendere servilmente ad uomini stizzosi. Per la prima volta nella vita, poteva starsene a letto finch la colazione era a tavola. E che letto! Morbido, pulito come nessuno dei letti che ella aveva mai conosciuto. E che cibo! Farina, cotta in pane e biscotti e ciambelle, tre volte al giorno, e ogni giorno, e quanto ne voleva! Una simile prodigalit era appena credibile.
Ad aumentare la sua contentezza, il Fattore era buonissimo. Aveva seppellito una moglie, e sapeva come allentare le redini, che ritirava solo nelle occasioni pi importanti, e in quei casi le ritirava con grande fermezza.
- Lit-lit  la padrona qua dentro - annunci con significato a tavola, la mattina dopo le nozze - e ci che ella dice si fa. Compreso?
E Mac Lean e Mac Tavish compresero. Inoltre essi sapevano che il Fattore aveva la mano pesante.
Ma Lit-lit non ne approfitt. Si prese subito la cura dei piccini, dando loro maggiori agi e una misura di libert simile a quella che davano a lei. I due figli lodarono forte la nuova madre; Mac Lean e Mac Tavish elevarono anch'essi le loro lodi; e il Fattore vant le gioie del matrimonio, finch la storia dell'ottimo contegno di lei e della soddisfazione del marito divennero propriet comune tra gli abitatori del distretto di Sin Rock.
Al che Snettishane, con la visione dell'incalcolabile interesse che lo teneva sveglio la notte, pens che fosse venuto il momento di muoversi. La decima notte della sua nuova vita matrimoniale, Lit-lit fu destata dal gracchiare d'un corvo, e comprese che Snettishane l'attendeva in riva al fiume. Nella sua grande felicit, aveva dimenticato il patto, che ora le torn allo spirito con tutto il terrore infantile che aveva del padre. Per un momento giacque tremante, riluttante ad andare, timorosa di restare. Ma alla fine il Fattore guadagn una vittoria silenziosa, e la bont di lui, aggiunta ai grandi muscoli e alla mandibola quadrata, la rincararono a sdegnare il richiamo di Snettishane.
Ma la mattina si dest molto spaventata, e si dedic ai suoi doveri col continuo timore della venuta del padre. A misura che il giorno passava, tuttavia, cominci a ricuperare la calma. John Fox, che rimproverava aspramente Mac Lean e Mac Tavish per una piccola mancanza in servizio, l'aiut a riprendere coraggio. Ella si sforz di stargli sempre vicina, e quando lo segui nell'enorme magazzino, e lo vide sollevare e gettare le grosse balle come se fossero guanciali di piume, si sent rafforzata nella sua disubbidienza al padre. Inoltre (era la sua prima visita al magazzino, e Sin Rock era il principale posto di distribuzione di varie catene di fattorie minori) ella fu sbalordita dall'enormit della ricchezza che vi era serbata.
Questa visita, e la visione della capanna nuda di Snettishane, scacciarono ogni dubbio. Eppure coron la sua convinzione con una breve conversazione con uno dei figliastri.
- Il babbo bianco  buono? - ella domand, e il ragazzo rispose che il padre era l'uomo migliore che egli avesse mai conosciuto.
Quella notte il corvo gracchi di nuovo. La notte successiva il gracchiare fu ancora pi persistente. Dest il Fattore, che si rigir per qualche momento nel letto. Poi disse forte: - Maledizione a quel corvo!
E Lit-lit rise piano sotto le coperte.
La mattina Snettishane apparve con aria sinistra e fu mandato a colazione in cucina con Wanidani. Egli rifiut il "cibo da squaw", e un po' pi tardi avvicin il genero nel magazzino dove si contrattavano gli affari. Avendo appreso, disse, che la figlia era un simile gioiello, era venuto per altre coperte, per altro tabacco, per altri fucili: specialmente fucili. Era stato frodato sul prezzo, afferm, ed era venuto per ottener giustizia. Ma il Fattore non aveva coperte n giustizia da distribuire. Al che fu informato che Snettishane aveva veduto il missionario di Three Forks, il quale gli aveva notificato che simili matrimoni non erano fatti in cielo, e che era suo dovere di padre di richiedere la figlia in restituzione.
- Ora sono un buon cristiano - conchiuse Snettishane.- Voglio che la mia Lit-lit vada in paradiso.
La replica del Fattore fu breve ed esauriente; perch invit il suocero a recarsi agli antipodi del paradiso, e, prendendolo per la pelle del collo e per il lembo della coperta, lo avvi per quel cammino, spingendolo davanti fino alla porta.
Ma Snettishane fece il giro ed entr dalla porta della cucina, affrontando Lit-lit nella gran sala comune del forte.
- Forse tu dormivi troppo profondamente questa notte, quando io chiamavo in riva al fiume - cominci, accigliandosi.
- No, ero sveglia, e ho udito, Il cuore le batteva come se volesse soffocarla, ma prosegu con fermezza: - E la notte prima ero sveglia e udii, e cos la notte ancora precedente.
E a questo, per la grande felicit che aveva trovata, e per il timore che dovessero privarvela, ella si lanci in un'arringa ardente e originale sullo stato e sui diritti della donna: la prima conferenza femminista a nord del cinquantatreesimo parallelo.
Ma essa cadde in un orecchio sordo. Snettishane era ancora al medioevo. Mentre ella si arrestava per riprender fiato, le disse in tono minaccioso:
- Questa notte chiamer di nuovo come il corvo.
In quel momento il Fattore entr nella stanza, e aiut di nuovo Snettishane sul suo cammino verso gli antipodi del paradiso.
Quella notte il corvo gracchi pi persistente che mai. Lit-lit, che aveva il sonno leggero, ud e sorrise. John Fox si rigir con irrequietezza ancora maggiore. Brontol e grugn, imprec fra i denti e imprec ad alta voce, e finalmente gett via le coperte. Si diresse brancolando nella gran sala comune, e dalla rastrelliera prese un fucile - carico a pallini - lasciato l dal negligente Mac Tavish.
Il Fattore usc furtivamente dal forte e and al fiume. Il gracchiare era cessato, ma egli si distese tra le erbe alte e attese. L'aria sembrava un balsamo, la terra, dopo il calore del giorno, di tanto in tanto gli alitava leggermente sul viso. In quella calma cullante le palpebre del Fattore si abbassarono, ed egli si addorment con la testa sul braccio.
A cinquanta metri di distanza, con la testa appoggiata sulle ginocchia e le spalle rivolte a John Fox, Snettishane dormiva anche lui, vinto dolcemente dalla tranquillit della notte. Pass un'ora, e poi si dest, e senza sollevare la testa fece vibrare la notte con la voce rauca e gutturale del corvo.
Il Fattore si svegli, non col brusco sussulto dell'uomo civilizzato, ma col pronto e lucido aprire degli occhi del selvaggio. Nella penombra notturna distinse un oggetto scuro in mezzo all'erba, e port il fucile alla spalla. Un secondo gracchiamento si lev al cielo, ed egli prem il grilletto. I grilli interruppero il loro canto, gli uccelli acquatici il loro pigolio, e il gracchiare del corvo si spezz a mezzo e si spense in un mortale silenzio.
John Fox corse a quel punto, tese la mano verso l'animale che aveva ucciso, ma le sue dita si chiusero su una grossolana capigliatura, e rivolt verso il cielo la faccia di Snettishane. Sapeva in che maniera la carica d'un fucile a pallini si sparpaglia a cinquanta metri di distanza, e sapeva di aver punzecchiato Snettishane alle spalle e all'estremit della schiena. E Snettishane sapeva che l'altro sapeva, ma nessuno dei due vi fece allusione.
- Che fai qui? - domand il Fattore. -  l'ora in cui le vecchie ossa dovrebbero stare a letto.
Ma Snettishane era dignitoso, nonostante i pallini che gli bruciavano sotto la pelle.
- Le vecchie ossa non possono dormire - disse in tono solenne. - Piango per mia figlia, per mia figlia Lit-lit che vive, e che pure  morta, e che and senza dubbio all'inferno dei bianchi.
- Da ora in avanti piangi sull'altra riva, lontano dal forte - disse John Fox, girando sui talloni - perch il rumore del tuo pianto  grande, e non mi fa dormire la notte.
- Il mio cuore  triste - rispose Snettishane - i miei giorni e le mie notti sono nere di dolore.
- Come  nero il corvo, - disse John Fox.
- Come  nero il corvo, - rispose Snettishane.
Ma il Fattore, nonostante l'apparente rusticit, era in fondo un gran buon uomo, e non pot andarsene senza prima aver preso contezza dei danni che la sua fucilata a pallini aveva apportato al vecchio cuoio del padre di sua moglie.
Poca cosa in verit, ma Snettishane, allorch vide la piega che prendeva la faccenda, la assecond con la scaltrezza della sua razza e prese a piagnucolare che era un uomo rovinato per sempre.
John Fox sorrise per la teatralit di quella scena, poi lev dalla cintura una borsa di cuoio colma di monete d'oro, ne cont sette e le tese all'infingardo dicendo: - Prendi, ma non lo dire a nessuno! Riderebbero della mia dabbenaggine! Pago la tua pelle di vecchio lupo al prezzo di una volpe argentata...
La voce del corvo non fu mai pi udita in riva al fiume.
...
.
...
LA MOGLIE SIWASH.
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- Se fossi uomo...
Le parole erano indecise, ma il disprezzo che lampeggiava negli occhi neri della donna non sfugg agli uomini rannicchiati sotto la tenda.
Tommy, il marinaio inglese, trasal, ma il vecchio Dick Humphries, pescatore della Cornovaglia e un tempo capitalista americano, le sorrise con la sua solita benevolenza.
Le donne avevano una parte troppo larga nel suo cuore vecchio e rude, per irritarsi quando esse "avevano i nervi", o quando la loro visione limitata non permetteva di veder chiaro. Cos non dissero nulla, i due uomini che tre giorni prima avevano portata nella loro tenda la donna a met assiderata, e che l'avevano riscaldata, nutrita, ricuperando per lei anche l'equipaggiamento dei portatori indiani. Quest'ultimo atto aveva richiesto il pagamento di numerosi dollari, per non dir nulla della dimostrazione di forza: Dick Humphries, che spianava la Winchester, mentre Tommy distribuiva i compensi a proprio arbitrio. Era stata poca cosa in s, ma aveva significato molto per la donna che si avventurava da sola in una lotta disperata nell'ugualmente disperata corsa all'oro nel Klondike.
- Se fossi uomo, saprei che cosa fare.
Cos ripet Molly, la donna dagli occhi lampeggianti, nei quali parlava il valore accumulato di cinque generazioni di americani.
Nel silenzio che segu, Tommy introdusse una teglia di biscotti nella stufa, che aliment con nuovo combustibile. Un rossore gli saliva sotto la pelle abbronzata dal sole, e nel curvarsi, fece vedere la pelle del collo scarlatta. Dick ricuciva con un ago da vele delle cinghie da trasporto spezzate, e il suo buonumore non era per nulla disturbato dal cataclisma femminile che minacciava di scoppiare dalla tenda battuta dalla tempesta.
- E se foste uomo? - domand con voce piena di bont.
L'ago s'incastr nel cuoio umido, ed egli sospese per un momento il lavoro.
- Mi comporterei da uomo. Mi metterei il fagotto sulle spalle, e partirei. Non sarei qua a perder tempo, con la prospettiva che lo Yukon si congeli da un momento all'altro, e con l'equipaggiamento neppure a met cammino sulla pista. E voi... voi siete uomini, e ve ne state seduti qua, con le mani in mano, spaventati di un po' di vento e di umidit. Ve lo dico chiaro e tondo. Gli yankees sono fatti di una stoffa diversa. Uno yankee si sarebbe gi avviato per la pista di Dawson, anche se dovesse attraversare i fuochi dell'inferno, e voi... voi... Vorrei essere un uomo.
- Sono contentissimo, mia cara, che non lo siate - rispose Dick Humphries, introducendo un punteruolo nella cruna dell'ago, che estrasse dal cuoio con due abili giri e una scossa.
Una raffica di vento s'impadron della tenda e la squass, e il nevischio strepit dispettosamente sulla tela sottile. Il fumo, respinto dal vento, rigurgit nella tenda, portando con se l'odore pungente degli abeti.
- Buon Dio! Perch una donna non ascolta la ragione? - esclam Tommy, sollevando il capo, e volgendo su lei un paio di occhi arrossati dal fumo.
- E perch un uomo non si mostra uomo?
Tommy balz in piedi, con un'imprecazione che avrebbe urtata una donna meno rude, slacci le corde e spalanc i lembi della tenda.
I tre guardarono fuori. Non era uno spettacolo rallegrante. Poche tende inzuppate di acqua formavano lo sfondo, oltre il quale il terreno coperto d'acqua scendeva in una gola fumeggiante. In fondo a questa scorreva un torrente montano. Sul pendio opposto, si delineava vagamente un ghiacciaio, attraverso il velo di pioggia. Mentre essi guardavano, la fronte massiccia croll nella valle, sollevando un tuono profondo sopra l'ululato della tempesta. Involontariamente Molly indietreggi.
- Guardate, donna, guardate con tutti gli occhi. Tre miglia contro la tempesta fino al lago Cratere, lungo le rocce pi sdrucciolevoli, col fiume turbinoso fino al ginocchio! Guardate, dico, voi donna yankee! Guardate! Ecco i vostri uomini yankees! - E Tommy tese appassionatamente il braccio in direzione delle tende sbattute dal vento. - Sono yankees dal primo all'ultimo. Si son mossi? Ce n' uno solo col fagotto sulle spalle? E voi vorreste insegnare il lavoro a noi uomini? Guardate!
Un'altra tremenda sezione del ghiacciaio precipit fragorosamente a valle. Il vento url nel vano della tenda, rigonfiandone i fianchi, finch essa oscill come un pallone trattenuto a terra dalle corde. Il fumo turbinava intorno ad essi e il nevischio li sferzava sulla faccia. Tommy riabbass in fretta i lembi e torn lagrimoso al suo lavoro davanti alla stufa. Dick Humphries gett in un angolo le corregge riparate e accese la pipa. Per il momento anche Molly fu persuasa.
- Ci sono i miei abiti - disse con voce lamentosa, poich per il momento il lato femminile aveva il sopravvento. - Si trovano per il momento sulla sommit del nascondiglio, a una buona distanza di qui, e si rovineranno! Vi dico che li trover completamente rovinati!
- Via, via - intervenne Dick. - Non vi tormentate, donnina, io sono abbastanza vecchio per essere fratello di vostro padre, e ho una figlia pi grande di voi, e quando giungeremo a Dawson vi comprer tutte le ciafrusaglie che vorrete, a costo di rimetterci l'ultimo dollaro.
- Quando giungeremo a Dawson! - Il disprezzo era tornato nella sua voce. - Marcirete prima lungo il cammino. Vi annegherete in una buca di fango, voi... voi... inglesi!
Quest'ultima parola, esplosiva, intensa, conteneva gli estremi limiti del vituperio, il collo di Tommy si arross di nuovo, ma egli tenne la lingua tra i denti. Gli occhi di Dick si addolcirono. Egli aveva un vantaggio su Tommy, perch la sua defunta moglie era una bianca.
Il sangue di cinque generazioni di americani costituisce a volte un'eredit incomoda; molto incomoda per Molly Travis, che sentiva il bisogno di svergognare quegli inglesi.
I due uomini non intervennero. A un certo punto Dick le propose di prestarle il suo impermeabile, poich con quella tempesta il mantello di lei non valeva pi di un foglio di carta. Ma la donna scosse il capo con tale indipendenza, che il vecchio si concentr nella pipa finch ella non ebbe rilegati dall'esterno i lembi della tenda e non si fu allontanata lungo la pista sommersa dalle acque.
- Credi che vi riuscir? - Il volto di Dick smentiva l'indifferenza della sua voce.
- Riuscirvi? Se sopporta la pressione dell'uragano, finch non raggiunga il nascondiglio, sar cos gelata e miserabile, che si sentir impazzire.
- Credi che abbiamo fatto male a lasciarla andare, allora?
- No. Se non glie l'avessimo permesso, avrebbe trasformato questa tenda in un inferno per il resto del viaggio. Il fatto  che quella donna ha troppo spirito. Ora avr una lezioncina che la calmer.
- S - ammise Dick. -  troppo ambiziosa. Ma  una donna che mi piace. Una sciocca, ad affrontare un viaggio di questo genere, ma col suo coraggio riesce pi sopportabile di quel genere di donne che hanno bisogno di piagnucolare e di esser portate in braccio.
- E quando sono irragionevoli, dobbiamo sopportarle?
- Appunto. Un coltello affilato ci taglia il dito peggio di uno dal filo smussato, ma questa non  una ragione per togliergli il filo sopra un mattone.
- Va bene, se lo dici tu; ma quando si tratta di donne, preferisco la mia un po' meno affilata.
- Che ne sai tu? - domand Dick.
- Abbastanza.
Tommy prese un paio di calze bagnate di Molly e le distese sulle ginocchia per farle asciugare. Dick frug nella borsetta a mano di lei, e si volt di nuovo alla stufa con vari capi di vestiario che sospese ugualmente davanti al calore.
- Mi pareva avessi detto di non aver mai avuto moglie? - domand.
- Io? Certo che... cio... s, perdio! Ho avuto moglie. Ed era una delle donne migliori che abbia mai cucinato per un uomo.
- Spezz gli ormeggi? - disse Dick, simbolizzando l'infinito con un gesto della mano.
- S.
I fagiuoli bollivano furiosamente sulla stufa, e Tommy spinse la pentola un po' indietro. Dopo questo guard i biscotti, li saggi con una scheggia di legno, li mise da parte sotto una copertura umida. Alla maniera della sua razza, Dick cel il proprio interesse e attese in silenzio.
- Una donna diversa da Molly. Era una Siwash.
Dick fece un cenno affermativo.
- Non cos fiera e autoritaria, ma fedele nelle gioie come nelle avversit.. Andava sul davanti quando la prua dello sloop era pi spesso sott'acqua che fuori, e ripiegava una vela come un uomo. Una volta andai in cerca dell'oro dalla parte di Teslin, oltre il Lago delle Sorprese e la Piccola Testa Gialla. l viveri finirono, e mangiammo i cani; i cani finirono, e mangiammo le bardature, i mocassini, le pellicce. Mai un lamento; mai una protesta. Prima di partire mi aveva detto di badar bene ai viveri, ma quando ci trovammo senza, mai una volta: "Te lo avevo detto". Diceva invece: "Non importa, Tommy", ed era cos debole, che poteva appena sollevare la racchetta, coi piedi orribilmente gonfi per la fatica. "Non importa. Preferisco patire la fame ed essere tua sposa, Tommy, che avere un potlach ogni giorno ed esser moglie del capo George ". George era capo dei Chilcoots, comprendi, e la voleva assolutamente in moglie.
"Grandi giorni, quelli. Ero anch'io un tipo robusto, quando toccai la costa. Disertai una baleniera, la Stella Polare, a Unalaska. E mi aprii il cammino fino a Sitka, presso un cacciatore di lontre. Mi unii a Happy Jack: lo conosci?
- Vigilava per me le trappole, quando cacciavo le pellicce rispose Dick. - Laggi sul Columbia. Un po' selvaggio, non  vero? Col cuore tenero per il whisky e per le donne?
- Proprio lui. Trafficai in sua compagnia per un paio di stagioni: hooch, e coperte, e altra roba simile. Poi comprai uno sloop, e per non separarmi completamente da lui andai dalla parte di Juneau, dove incontrai Killisnoo: la chiamavo Tilly. La conobbi a una danza di squaws sulla spiaggia. Il capo George aveva finito il traffico annuale con gli Stick sopra i valichi, ed era venuto a Dyea con met della sua trib. Un'infinit di Siwash alla danza, ed io ero l'unico bianco. Nessuno mi conosceva, all'infuori di pochi indiani che avevo incontrato dalla parte di Sitka; ma Happy Jack mi aveva narrata la maggior parte delle loro storie.
"Parlavano tutti in chinook, non immaginando che io conoscessi meglio di loro quel dialetto, e principalmente due ragazze fuggite dalla Missione di Haine, sul Lynn Canal. Due belle creature; fresche come il merluzzo appena pescato. Ma troppo affilate, comprendi. Essendo un nuovo venuto, quelle due si misero a parlar di me, non sapendo che io capivo tutte le parole di chinook che pronunciavano.
"Non lasciai trapelar nulla, ma mi misi a danzare con Tilly, e pi danzavamo, pi il nostro cuore si riscaldava. "Cerca una donna", disse una delle ragazze, e l'altra scosse la testa e rispose: "Poca probabilit che ne trovi una, quando tutte le donne sono in cerca di uomini". E i guerrieri e le squaws che stavano intorno si misero a ridere e a sogghignare, ripetendosi ci che avevano udito dire. "Un bel giovinetto" disse la prima. Non nego che avevo le guance morbide e giovanili, ma ero un uomo tra gli uomini, e quelle parole mi annoiarono. "Danza con la ragazza del capo George", disse l'altra. "La prima cosa che far George, sar di dargli il piatto della pagaia sulla schiena, e di rimandarlo per i suoi affari".
"Il capo George aveva il volto nero, ma a quelle parole si mise a ridere, e si batt sul ginocchio. Era un uomo robusto, e ben disposto a usar la pagaia.
"- Chi sono quelle ragazze? - domandai a Tilly, mentre continuavamo a danzare. E appena ella mi disse i nomi, rammentai tutto ci che Happy Jack mi aveva detto di loro. Conoscevo vita, morte e miracoli di tutte e due: sapevo anche varie cose sconosciute a quelli della loro trib. Ma mi tenni calmo, e continuai a corteggiare Tilly, con le due ragazze che non la smettevano di beffarsi di noi, e tutti che ridevano intorno ad esse. "Attendi un po', Tommy", mi dicevo, "attendi un po'".
"E attesi, finch la danza fu per finire, e il capo George port una pagaia pronta per me. Tutti ardevano di curiosit di assistere allo spettacolo; ma io marciai, con tutta la disinvoltura possibile, fino in mezzo a loro. Le ragazze della Missione pronunciarono qualche altra parola pepata al mio indirizzo, e, con tutta la collera che provavo, dovetti stringere i denti per trattenermi dal ridere. Mi voltai su loro bruscamente: - Avete finito? - domandai.
"Avreste dovuto vederle, quando mi udirono parlare in chinook. Allora mi sfrenai. Dissi tutto quel che sapevo di esse e dei parenti, padri, madri, sorelle, fratelli; parlai di tutti e di tutto. Dissi di ciascuna dei pi volgari tiri che esse avevano giocati, di ogni imbroglio in cui si erano cacciate, di ogni vergogna che era caduta su loro. E le marchiai senza paura e senza misericordia. Tutti gli indiani si affollavano intorno. Non avevano mai udito un bianco parlare il loro gergo come facevo io. Ridevano tutti, all'infuori delle ragazze della Missione. Anche il capo George dimentic la pagaia, o almeno era invaso da troppo rispetto per osare di adoperarla.
"- Oh, basta, Tommy! - gridavano le ragazze, con le lagrime che scorrevano loro gi per le guance. - Per favore, fermatevi. Saremo buone. Sicuro, Tommy, sicuro.
"Ma le conoscevo bene, e le cauterizzai in tutti i punti pi teneri. N mi arrestai, finch non si gettarono in ginocchio, supplicandomi di tacere. Allora lanciai un'occhiata al capo George; ma questi non sapeva se prendersela con me o no. E se la cav mettendosi a ridere.
"Cos sia. Quando mi separai da Tilly, le dissi che mi trattenevo col per una settimana o due, e che volevo rivederla. Non sono troppo esitanti le fanciulle della sua razza, quando si tratta di mostrare simpatia o antipatia, e, da onesta ragazza, ella dimostr il piacere che provava. S, una fanciulla sorprendente, e non mi meravigliavo che il capo George la desiderasse in moglie.
"Tutto mi era favorevole. Per prima cosa toglievo il vento dalle vele del capo George, Avevo l'idea di farla venire a bordo del mio sloop e di correre in direzione di Wrangel finch il vento non cessasse, lasciando il pellerossa a fischiare sulla spiaggia. Ma non dovevo ottenerla cos facilmente. Sembra che ella vivesse con uno zio, tutore o qualcosa di simile, e sembra che il vecchio fosse malato di tisi o di qualche altra malattia polmonare. Migliorava e peggiorava a periodi, ed ella non voleva lasciarlo finch non si fosse rimesso. Prima di partire andai al tepee, per vedere che si poteva fare; ma il vecchio briccone l'aveva promessa al capo George, e quando mise gli occhi su me la collera gli cagion una emorragia.
"- Vieni a prendermi, Tommy - diss'ella quando ci dicemmo addio sulla spiaggia.
"- Si - le risposi; - quando mi manderai a chiamare. - E la baciai alla maniera dei bianchi, alla maniera degli innamorati, finch ella fu tutta tremante, e io ero talmente fuori di me, che avevo una mezza idea di correre dallo zio, e di dargli una spinta verso l'altro mondo.
"Andai dunque dalla parte di Wrangel, oltre Saint Mary e fino alle Regina Carlotta, trafficando, trasportando whisky, usando lo sloop per tutto ci che potevo fare. Venne l'inverno, rigido e aspro, ed io ero tornato a Juneau, quando ricevetti il messaggio di Tilly.
"- Venite - mi disse lo straccione che mi port la notizia. - Killisnoo dice: "Venite ora".
"- Che  accaduto? - domandai.
"- Il capo George. Un potlach. Lui prende Killisnoo in moglie.
"S, fu terribile: col vento che urlava dal nord, l'acqua salata che si gelava appena cadeva sul ponte, e il vecchio sloop ed io che correvamo contro l'uragano per centro, ma a met strada fu portato via da un miglio fino a Dyea. Qui giunto, spinsi lo sloop sulla spiaggia al riparo del fiume. Non potevo andare un pollice pi avanti, perch l'acqua dolce era solidamente gelata. Dirizze e bozzelli erano cos ghiacciati, che non osai abbassare le vele o il fiocco. Prima mi riscaldai con un bicchiere di whisky, e poi, lasciando tutto come si trovava, pronto per la partenza, e avvolto in una coperta, mi diressi verso il campo. Non c'era da sbagliare sull'importanza dei preparativi. I Chilcoots erano venuti in corpo, con cani, bambini e canoe, per non parlare delle altre numerose trib. Erano un mezzo migliaio, venuti per celebrare le nozze di Tilly, e non c'era un bianco a venti miglia di distanza.
"Nessuno fece caso a me, poich la coperta sulla testa mi celava completamente, e avanzai scavalcando cani e giovinetti, finch fui giunto al centro della riunione. Lo spettacolo si svolgeva in una vasta radura tra gli alberi, con grandi fuochi che ardevano e la neve cos ben pigiata da esser dura come cemento. Avevo accanto Tilly, vestita di scarlatto e coperta di ornamenti di perline, e davanti a lei il capo George e gli uomini principali della sua trib. Lo shaman era aiutato dai colleghi delle altre trib. Mi domandai che avrebbero detto i miei a Liverpool, se mi avessero veduto in quel momento. E ripensai alla bionda Gussie, il cui fratello picchiai dopo il mio primo viaggio, perch non voleva che un marinaio facesse la corte alla sorella. E con Gussie davanti agli occhi guardai Tilly.
"Cos sia. Quando il frastuono fu pi forte, con le pelli di marsuino che rimbombavano e i sacerdoti che cantavano, dissi: "Sei pronta?". Dio! Non un sussulto, non un'occhiata dalla mia parte, non il fremito di un muscolo. "Lo sapevo", rispose, calma e fredda come una sorgente primaverile. "Dove?". "L'argine alto sul limite dei ghiacci", bisbigliai alla mia volta. "Salta gi quando te lo dico".
"Avevo detto che c'era un numero sterminato di cani? Ebbene, erano innumerevoli; qua, l, dappertutto, erano sparsi in giro: lupi addomesticati, e null'altro. Quando i viveri scarseggiano, vanno a caccia nella foresta coi lupi selvaggi, e non ci sono combattimenti pi feroci di quelli. Ai miei piedi era disteso un grosso bruto, e, dietro di me, un altro. Tirai rapidamente la coda al primo, con tale forza che mi rimase tra le dita un ciuffo di peli. Mentre le sue mascelle si chiudevano con uno scatto metallico nel punto dove doveva trovarsi la mia mano, afferrai il secondo cane per il collo e lo gettai diritto nella bocca dell'altro. "Corri!" gridai a Tilly.
"Sai bene come si battono i cani. In un batter d'occhi vi fu un centinaio di bestie inferocite, che si ammucchiavano, azzannando, balzando da tutte le parti, con bambini e squaws che fuggivano in ogni direzione, con l'intero campo in subbuglio. Tilly era scivolata via, e io la seguii. Ma quando mi guardai sopra la spalla, il diavolo s'impadron di me, e lasciai cadere la coperta e tornai sui miei passi.
"Ormai avevano separati i cani, e la folla si riordinava. C'era una grande confusione, sicch nessuno not l'assenza di Tilly. "Hello", dissi, prendendo il capo George per la mano. "Il fumo del vostro potlach possa alzarsi sempre, e gli Stick portarvi molte pellicce in primavera".
"Dio mi aiuti, Dick". Ma fu rallegrato di vedermi. Lui che vinceva la partita, sposando Tilly. Il racconto che io ero profondamente innamorato di lei si era sparso su tutti i campi, e la mia presenza lo rendeva orgoglioso. Tutti gli indiani mi riconobbero, senza la mia coperta, e si misero a ridere e a sogghignare, Era splendido, ma io resi la situazione ancora pi splendida, facendo lo gnorri.
"- Che cos' tutto questo. chiasso? - domandai.
"- Killisnoo sposa il capo George - gridarono.
"Feci un salto, e guardai il capo George. Questi fece un cenno affermativo e gonfi il petto.
"- Non sar vostra moglie - dissi con decisione. - Non sar vostra moglie - ripetei, mentre il volto gli si oscurava e la mano gli correva al coltello da caccia.
"- Guardate! - gridai, assumendo un atteggiamento solenne - una grande magia. Guardatemi.
"Mi tolsi i guantoni, mi rimboccai le maniche, e feci dei movimenti come se camminassi nell'aria.
"- Killisnoo! - gridai. - Killisnoo! Killisnoo!
"Facevo una magia, e gli indiani cominciavano a spaventarsi. Tutti gli occhi erano fissi su me; non avevano tempo di accorgersi che la ragazza non era presente. Poi chiamai Killisnoo altre tre volte, e attesi; e tre volte ancora. Tutto questo per creare un'aria di mistero e renderli nervosi. Il capo George non immaginava a che miravo, e voleva arrestarmi; ma gli shaman gli dissero di attendere, che era bene vedere che volevo fare. D'altronde egli era superstizioso, e aveva un po' paura della magia del bianco.
"Allora chiamai Killisnoo a lungo, sommessamente, con una voce come l'ululato del lupo, finch le donne si misero a tremare e i guerrieri divennero seri.
"- Guardate! - gridai, balzando avanti, col dito teso verso un gruppo di squaws: -  pi facile ingannare le donne che gli uomini; lo sai. Guardate! - E sollevai il dito, come per accompagnare il volo di un uccello. Su, su, dritto in aria, seguendo il movimento con gli occhi, finch scomparve nel cielo.
"- Killisnoo - dissi, guardando il capo George e indicando di nuovo l'aria.
"Dio mi aiuti, Disk, ma la frottola fu bevuta. Met di loro, almeno, videro la ragazza scomparire nell'aria. A Juneau avevano trangugiato il mio whisky, e veduto degli spettacoli bizzarri, te lo garantisco. Perch non potevo fare una cosa simile io, che vendevo degli spiriti cattivi in bottiglie sigillate? Qualcuna delle donne si mise a strillare, i guerrieri si raggrupparono per scambiarsi le proprie impressioni. Io incrociai le braccia e tenni alta la testa, ed essi si scostarono da me. Era il momento di andarsene.
"- Afferratelo! - grid il capo George. Io ripetei la buffonata, e il coraggio suo svan come acqua.
"- Ordina ai tuoi shaman di operare delle meraviglie come quelle che io ho eseguite questa sera - dissi. - Richiamino Killisnoo dal cielo dove io l'ho mandata.
"Ma i sacerdoti conoscevano il limite del proprio potere.
"- Le tue mogli possano prolificare come il salmone - dissi, voltandomi per andarmene; - e il palo del tuo totem possa restare a lungo nella terra; e il fumo del tuo campo alzarsi eternamente al cielo.
"Ma se mi avessero veduto correre verso lo sloop appena fui fuori vista, avrebbero creduto che la mia magia si fosse messa fuori di me. Killisnoo s'era riscaldata spezzando il ghiaccio, e tutto era pronto per la partenza. Dio, come corremmo, con la tramontana che ci urlava dietro e i marosi che spazzavano il ponte e si gelavano in ghiacciuoli. Con tutte le aperture ermeticamente chiuse, io che governavo e la fanciulla che spezzava il ghiaccio, proseguimmo per met della notte, finch portai lo sloop a tremare sulla spiaggia. Le coperte erano umide, e Killisnoo asciugava i fiammiferi sul seno.
"Cos, credo di saperne qualcosa. Sette anni marito e moglie, nel buono e nel cattivo. E poi ella mor nel cuore dell'inverno, di parto, lass alla stazione Chilcat. Mi tenne fino all'ultimo la mano nelle sue, col ghiaccio che s'insinuava dietro la porta e si spandeva sopra i vetri della finestra. Fuori l'urlo solitario del lupo e Silenzio; dentro, la morte e il Silenzio, e Dio voglia che non l'oda mai seduto al capezzale della morte. Se l'udivo! S, finch il respiro sibilava come una sirena, e il cuore rombava come la risacca sulla riva.
"Siwash, Dick, ma una donna. Bianca, Dick, bianca e pura. Verso la fine disse: "Conserva il mio letto di piume, conservalo sempre", E promisi. Poi riapr gli occhi pieni di sofferenza. "Sono stata una buona donna per te; e per questo desidero che mi prometta... che mi prometta...". Le parole sembravano fermarlesi nella gola... "che quando sposerai di nuovo, sia una bianca. Non pi Siwash. A Juneau vi sono molte bianche, lo so. Il tuo popolo ti chiama un uomo da squaws, le donne della tua razza voltano la testa dall'altra parte, e tu non vai nelle loro capanne come gli altri. Perch? Tua moglie  Siwash. Non  cos? E questo non  bene. Perci muoio. Promettimi. Baciami in pegno della tua promessa".
"La baciai, ed ella si addorment mormorando: " bene". Poco dopo parl per l'ultima volta: "Rammenta, Tommy, rammenta il mio letto di piume". E mor, di parto, lass alla Stazione di Chilcat".
La tenda barcoll e si schiacci quasi a terra sotto la spinta dell'uragano. Dick riemp la pipa, mentre Tommy preparava il t e lo metteva da parte in attesa del ritorno di Molly.
E colei dagli occhi lampeggianti e dal sangue yankee? Accecata, cadente, trascinandosi sulle mani e sulle ginocchia, col vento che le ricacciava il respiro nella gola, ritornava lentamente alla tenda. Sulle spalle un grosso fagotto sosteneva l'intero furore della tempesta. Ella tir debolmente le corde annodate ai lembi della tenda, ma furono Tommy e Dick a scioglierle. Poi mise tutta l'anima nell'ultimo sforzo, entr barcollando e cadde esausta sul pavimento.
Tommy le slacci le cinghie e le tolse il fagotto dalle spalle. Dick, versando una tazza di whisky, si arrest abbastanza a lungo a contemplare il fagotto. Tommy ammicc alla sua volta. Le sue labbra formarono la parola: "abiti". Ma Dick scosse il capo con aria di rimprovero.
- Qua, donnina - disse, dopo che ella ebbe bevuto il whisky e si fu riavuta. - Vi abbiamo preparato qualche indumento asciutto. Indossatelo. Noi usciamo per assicurar meglio la tenda. Quando avrete finito, chiamateci, e rientreremo per pranzare. Chiamateci appena siete pronta.
- Dio mi aiuti, Dick, ma questa passeggiata sotto l'uragano le ha smussato il filo per il resto del suo viaggio - borbott Tommy, mentre i due stavano accovacciati dietro la tenda per piantare un altro piuolo.
...
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LA SPARIZIONE DI MARCUS O' BRIEN.
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- La sentenza della corte  che dobbiate abbandonare il campo... nella maniera stabilita dalla consuetudine, signore: nella maniera stabilita dalla consuetudine...
Il giudice Marcus O' Brien era distratto, e Mucluc Charley gli dette una gomitata nelle costole. Marcus O' Brien si schiar la gola e continu:
- Considerando la gravit del delitto, signore, e le circostanze attenuanti,  l'opinione di questa corte, e il suo verdetto, che dobbiate essere rifornito di viveri per tre giorni. Basteranno, credo.
Arizona Jack rivolse una gelida occhiata allo Yukon. Era una corrente gonfia, nerastra, larga un miglio e profonda non si sapeva quanto. L'argine di terra sul quale si teneva in piedi era normalmente a una dozzina di piedi sopra l'acqua, ma il fiume giungeva ora fino alla sua sommit, divorando, a ogni istante, piccole porzioni di terra. Queste porzioni andavano a finire nelle bocche aperte della interminabile armata di gorghi bruni, e svanivano. Pochi pollici ancora, e Red Cow sarebbe inondata.
- Non bastano - disse Arizona Jack con amarezza. - I viveri per tre giorni non sono abbastanza.
- V' il precedente di Manchester - replic gravemente Marcus O' Brien. - Non ottenne neppure una libbra di cibo.
- E trovarono i suoi resti sulla riva del fiume Inferiore, a met divorati dagli huskies -fu la risposta di Arizona Jack. - E il suo omicidio fu senza provocazione. Joe Deeves non gli aveva fatto mai nulla, non l'aveva tormentato mai una volta, e solo perch il suo stomaco era in disordine, salta su Manchester e lo finisce. Voi non mi trattate con giustizia, O' Brien, ve lo dico apertamente. Datemi i viveri per una settimana, e avr la possibilit di cavarmela. Siano per tre giorni, e sono finito.
- Perch avete ucciso Ferguson? - domand O' Brien. - Non posso sopportare questi omicid non provocati. E devono finire. Red Cow non  cos popolosa.  un buon campo, e in passato non v'erano mai stati fatti di sangue. Ora incominciano ad essere epidemici. Mi dispiace per voi, Jack, ma la vostra punizione servir di esempio. La provocazione di Ferguson non era abbastanza grave per giustificare un omicidio.
- Provocazione! - ringhi Arizona Jack. - Vi dico, O' Brien, che non sapete. Non avete sensibilit artistica. Perch ho ucciso Ferguson? Perch Ferguson cantava: "Allor bramai d'essere un uccellino?". Ecco quel che voglio sapere. Rispondete a questo. Perch cantava: "un uccellino, un uccellino?". Un solo uccellino sarebbe bastato. Avrei potuto sopportare un solo uccellino. Ma no, doveva cantare due uccellini. Lo avvertii. Andai da lui con la massima cortesia e gli domandai gentilmente di eliminare un uccellino. Lo supplicai. Vi sono due testimoni che possono affermarlo.
- E Ferguson cantava con una voce orribile - disse qualcuno nella folla.
O' Brien si mostr un po' indeciso.
- Non si ha il diritto di veder rispettati i propri sentimenti artistici? - domand Arizona Jack. - Avvertii chiaramente Ferguson. Egli violentava la mia natura, costringendomi ad ascoltare due uccellini. Ecco, c' della gente con una sensibilit musicale cos fine, che avrebbero ucciso per molto meno. Posso prendere la mia medicina e leccare il cucchiaino, ma tre giorni di viveri rappresentano il colmo, ecco tutto, e perci registro il calcio che ricevo. Continuate coi funerali.
O' Brien era ancora indeciso. Guard interrogativamente Mucluc Charley.
- Direi, giudice, che tre giorni di cibo rappresentano una pena severa - sugger quest'ultimo; - ma spetta a voi decidere. Quando vi abbiamo eletto giudice, abbiamo convenuto di rimetterci alle vostre decisioni, e ci atterremo ad esse, perdiana.
- Forse sono stato un po' duro, Jack - disse O' Brien, in tono di scusa. - Sono fuori di me per questi assassini, e acconsento a darvi una settimana di viveri.
Si schiar la gola e si guard vivamente intorno.
- E ora possiamo anche continuare e condurre a termine la faccenda. La barca  pronta. Andate a prendere i viveri, Leclaire. Regoleremo poi i conti.
Arizona Jack sembrava riconoscente, e, mormorando qualche cosa intorno ai "dannati uccellini", mont nella barca scoperta che si dondolava contro l'argine. Era un gran canotto, costruito con rozze tavole d'abete segate a mano sul Lago Linderman, qualche centinaio di miglia a monte, ai piedi del Chilcoot. Nella barca vi erano un paio di remi e le coperte di Arizona Jack. Leclaire port i viveri, in un sacco di farina, che mise a bordo. Mentre era curvo sopra la barca, sussurr:
- Ti ho dato una buona misura, Jack. Hai agito su provocazione.
- Tagliate la gomena! - grid Arizona Jack.
Qualcuno sciolse la gomenetta e la gett nell'imbarcazione. La corrente s'impadron di essa e la trascin via. L'assassino non si preoccup dei remi, contentandosi di starsene seduto sulla panchetta di poppa, e di arrotolare una sigaretta. Fatto questo, strofin un fiammifero e accese la sigaretta. Coloro che guardavano dalla riva, videro i sottili sbuffi di fumo. Restarono sull'argine, finch la barca spar dalla vista intorno alla curva a mezzo miglio a valle. Giustizia era fatta.
I cittadini di Red Cow imponevano la legge ed eseguivano le sentenze senza i ritardi che caratterizzano le dolcezze della civilizzazione. Non esisteva alcuna legge sullo Yukon, tranne quella che creavano loro stessi. Ed erano costretti a crearla da se. Red Cow fior nei primi anni dell'Alaska, nel 1887, e il Klondike e la formidabile corsa all'oro che esso provoc giacevano nell'avvenire sconosciuto. Gli uomini di Red Cow non sapevano neppure se il loro campo fosse situato nell'Alaska o nel Territorio di Nord-Ovest, e cio se respiravano sotto le stelle a strisce o sotto la bandiera inglese. Nessun funzionario era mai capitato fin l per dar loro la latitudine e la longitudine: Red Cow era situata in qualche sito lungo lo Yukon, e questo era sufficiente per loro. Perci, per quanto si riferiva alle bandiere, essi erano fuori di ogni giurisdizione. Per quanto riguardava la legge, si trovavano in terra di nessuno.
Avevano creata la propria legge, e questa era assai semplice. Lo Yukon eseguiva i loro decreti. A un duemila miglia da Red Cow, lo Yukon si versava nel mare di Behring attraverso un delta largo cento miglia. Ogni miglio di quelle duemila era selvaggio wilderness.  vero, nel punto dove il Porcupine si versava nello Yukon, sotto il Circolo Artico, v'era un posto commerciale della Compagnia della Baia di Hudson. Ma questo era a molte centinaia di miglia di distanza. Inoltre, correva voce che a parecchie centinaia di miglia pi lontano v'erano delle Missioni. Si trattava, tuttavia, d'una semplice voce; gli uomini di Red Cow non le avevano mai vedute. Essi erano penetrati nella contrada dalla parte del Chilcoot e delle sorgenti dello Yukon.
Gli uomini di Red Cow ignoravano i delitti minori. Ubriacarsi, comportarsi disordinatamente e usare un linguaggio volgare erano considerati come diritti naturali e inalienabili. Gli uomini di Red Cow erano individualisti, e riconoscevano come sacre due cose soltanto: la propriet e la vita. Non c'erano donne presenti per complicare la loro semplice moralit. V'erano tre sole capanne di tronchi d'albero in Red Cow, poich la maggioranza di quella popolazione, formata di quaranta uomini, viveva in tende e in capanne di fogliame, e non esisteva un carcere in cui confinare i malfattori, mentre gli abitanti erano troppo occupati a scavar l'oro e a cercar l'oro per perdere una giornata di tempo per costruire un carcere. D'altronde la questione dominante dei viveri escludeva un simile procedimento. Perci quando un uomo violava i diritti di propriet o di vita, era gettato in una barca scoperta e partiva gi per lo Yukon. La quantit di cibo che egli riceveva era inversamente proporzionale alla gravit del delitto. Cos un ladro comune poteva ottenere fino a due settimane di viveri, un ladro qualificato ne otteneva non pi della met. Un assassino non otteneva nulla. Un uomo colpevole di aver ucciso in rissa riceveva viveri sufficienti da tre giorni a una settimana. E Marcus O' Brien era stato eletto giudice, e spettava a lui stabilire la quantit di viveri da accordare. Un uomo che violava la legge correva i suoi rischi. Lo Yukon lo trascinava via, ed egli poteva raggiungere oppur no il Mare di Behring. La disponibilit di un po' di viveri gli dava la possibilit di lottare. Niente viveri voleva dire praticamente una pena capitale, bench anche in questo caso vi fosse una piccolissima probabilit di salvezza, in relazione alla stagione dell'anno.
Dopo aver eseguito la sentenza e veduto partire la barca di Arizona Jack, la popolazione abbandon la riva e si rec a lavorare nei propri claim - tutti, tranne Curly Jim, che gestiva l'unico giuoco di "faro" in tutto il Northland, e che a tempo perso speculava sui pozzi d'assaggio dei nuovi claim. Due avvenimenti importanti si produssero in quel giorno. Sul finire della mattina, Marcus O' Brien fece una scoperta. Ricav un dollaro, un dollaro e mezzo, e due dollari da tre scodelle successive. Aveva trovato il terreno aurifero. Curly Jim guard nel pozzo di assaggio, lav lui stesso qualche scodella, e offr a O' Brien diecimila dollari per tutti i diritti: cinquemila in polvere d'oro, e altrettanti sotto forma di partecipazione nel suo giuoco di "faro". O' Brien ricus. Era l per cavare denaro dal suolo, dichiar con calore, e non dai suoi compagni. E ad ogni modo non gli piaceva il "faro". E poi stimava la sua scoperta a un valore superiore ai diecimila dollari.
Il secondo avvenimento d'importanza occorse nel pomeriggio, quando Siskiyou Pearly accost la sua barca e l'ormeggi alla riva. Veniva direttamente dal mondo civilizzato, e possedeva un giornale vecchio di quattro mesi. Di pi aveva una dozzina di barili di whisky, da consegnare a Curly Jim. Gli uomini di Red Cow abbandonarono il lavoro. Andarono ad assaggiare il whisky - a un dollaro il bicchiere, pesato sulle bilance di Curly - e discussero le notizie del giorno. E tutto sarebbe andato bene, se Curly Jim non avesse progettato un piano nefasto, e cio di ubriacare prima Marcus O Brien, e poi di comprargli la miniera.
La prima met del piano oper splendidamente. Cominci la sera stessa, e alle nove O' Brien aveva raggiunto lo stato canoro. Si aggrappava con un braccio al collo di Curly Jim, e tentava anche d'intonare la canzone del compianto Ferguson sugli uccellini. Si considerava abbastanza al sicuro nel suo tentativo, perch l'unico uomo del campo che avesse sentimenti artistici, era stato spedito gi per lo Yukon sul seno di una corrente di cinque miglia l'ora.
Ma la seconda parte del progetto non fu, come successo, all'altezza della prima. Per quanto whisky gli versassero gi per la gola, O' Brien non riusciva a persuadersi che era per lui uno stretto dovere di amicizia vendere il suo claim. Dentro la sua testa annebbiata, tuttavia, rideva fra s. Si prestava al giuoco di Curly Jirn, e gli piaceva il trattamento che questi gli faceva. Il whisky era buono. Veniva da un barile speciale, ed era cinque volte migliore di quello degli altri cinque barili.
Siskiyou Pearly dispensava consumazioni nel bar al resto della popolazione di Red Cow, mentre O' Brien e Curly si abbandonavano alla loro orgia di affari nella cucina. Ma O' Brien era sempre grandioso. And nel bar e ne torn in compagnia di Mucluc Charley e di Percy Leclaire.
- Miei soci, miei soci d'affari - annunci, ammiccando verso di loro e rivolgendo un sorriso privo d'allegria a Curly. - Mi fido sempre del loro giudizio, mi fido sempre. Sono buoni ragazzi. Versa loro un po' d'acqua di fuoco, Curly, e riprendiamo il nostro discorso.
Questo nuovo arrivo d'invitati non era rassicurante, ma Curly Jim, facendo una rapida rivalutazione del claim, e rammentando che la scodella d'assaggio provata da lui aveva reso sette dollari, decise che la miniera valeva bene questo whisky extra, anche se nell'altra sala si vendeva a un dollaro il bicchiere.
- Non sono propenso a conchiudere - singhiozzava O' Brien ai suoi due amici nel corso della spiegazione sull'affare in contestazione. - Chi? Io?... vendere per diecimila dollari! No, davvero. Scaver l'oro per conto mio, e poi me ne andr gi nella contrada di Dio... la California meridionale... ecco il posto adatto per me, per finirvi i miei giorni al tramonto... e allora impianter... come dicevo prima, allora impianter... che dicevo che avrei impiantato?
- Un allevamento di struzzi - sugger Mucluc Charley.
- Appunto, proprio quello che intendevo impiantare. - O' Brien s'irrigid bruscamente e guard perplesso Mucluc Charley. - Come lo hai saputo? Non ne ho mai parlato con nessuno. Ma pensavo proprio questo. Tu leggi il pensiero, Charley. Beviamone un altro.
Curly Jim riemp i bicchieri ed ebbe il piacere di vedere un valore di quattro dollari di whisky sparire rapidamente, poich concorreva anche lui col suo dollaro: O' Brien pretendeva che egli bevesse tante volte quante i suoi ospiti.
- Meglio prendere subito il denaro - argoment Leclaire. - Ti occorreranno due anni per scavar l'oro dal tuo pozzo, e nel frattempo potrai invece allevare molti piccoli struzzi e spiumarne un gran numero di grandi.
O' Brien consider l'idea e fece un cenno di approvazione. Curly Jim rivolse un'occhiata di riconoscenza a Leclaire e riemp i bicchieri.
- Un momento! - balbett Mucluc Charley, la cui lingua cominciava a vagare per proprio conto. - Come tuo padre confessore... ecco, ci sono... come tuo fratello... L'inferno!
Tacque, e si raccolse per un altro principio.
- Come tuo amico... amico d'affari, direi, suggerirei, piuttosto... mi prenderei la libert, come dicevo, di menzionare... voglio dire, di suggerire che possono esservi pi struzzi... L'inferno!
Ingoi un altro bicchiere, e continu pi rudentemente:
- Quel che volevo dire... ... che volevo dire?
Si picchi la testa con la palma cinque o sei volte per scuotere le idee.
- Ci sono! - grid giubilante. - Supponiamo che vi siano pi di diecimila dollari in quel buco?
O' Brien, che apparentemente era pronto a conchiudere l'affare, cambi subito idea.
- Grandioso! - esclam. - Splendida idea. Non vi avrei mai pensato da me.
Strinse con effusione la mano di Mucluc Charley.
- Buon amico! Buon socio!
Poi si volse bellicosamente su Curly Jim:
- Ci sono forse centomila dollari in quel buco. Non vorresti derubare un vecchio amico, non  vero Curly? Certo che non vorresti. Ti conosco... meglio di quanto ti conosca tu stesso, tu stesso. Beviamo qualche cosa. Siamo tutti buoni amici, dico, tutti.
E cos continuava la conversazione, e cos continuava il whisky, e cos le speranze di Curly Jim continuavano a sollevarsi e a ricadere. Prima era Leclaire, che argomentava in favore di una vendita immediata, e quasi vinceva il riluttante O' Brien, solo per perderlo al pi brillante contrattacco di Mucluc Charley. E poi, era Mucluc Charley che presentava delle ragioni convincenti per la vendita, e Percy Leclaire che resisteva ostinatamente. Un po' pi tardi era lo stesso O' Brien che insisteva per vendere, mentre entrambi i suoi amici, con lagrime e imprecazioni, si sforzavano di dissuaderlo. Pi whisky ingoiavano, pi si sbriliava la loro immaginazione. E si convincevano l'un l'altro, con tale prontezza, che cambiavano perpetuamente le parti.
Venne il momento in cui Mucluc Charley e Leclaire furono decisamente favorevoli alla vendita, e si misero a ridurre allegramente nel nulla le obiezioni di O' Brien, con la stessa rapidit con cui egli le formulava. O' Brien era disperato. Esaur l'ultimo argomento, e rest muto a sedere. Guardava supplichevole gli amici che l'avevano disertato. Lanci sotto la tavola un calcio negli stinchi di Mucluc Charley, ma, quell'eroe perverso spieg subito un nuovo argomento, pi stringente di tutti i precedenti, in favore della vendita. Curly Jim prese carta, penna e calamaio e prepar un contratto di vendita. O' Brien era seduto con la penna in mano.
- Beviamone un altro - supplic. - Solo un altro, prima che ceda centomila dollari di valore.
Curly Jim riemp trionfante i bicchieri. O'Brien tracann il suo whisky e si curv in avanti con la penna che gli tremava nella mano, per apporre la firma. Aveva cominciato la prima lettera del suo nome, quando sussult bruscamente, sotto la scossa di un'idea che gli aveva colpito la mente. Si lev in piedi, e oscill avanti e indietro di fronte ai compagni, mentre il ragionamento si sviluppava faticosamente. Allorch giunse a una conclusione, una luce benevola gli si diffuse sul viso. Si volse verso il tenitore di giuochi, gli prese la mano, e parl solennemente:
- Curly, tu mi sei amico, Ecco la mia mano. Stringila. Non se ne fa nulla. Non vendo. Non voglio derubare un amico. Nessuno potr mai dire che Marcus O' Brien ha derubato un amico perch questi era ubriaco. Tu sei ubriaco, Curly, e non voglio derubarti. Vi ho pensato proprio ora... non mi era venuto in mente prima... non so che cosa mi sia accaduto, ma non vi avevo pensato prima. Supponi, solo supponi, Curly mio, vecchio amico, solo supponi che non vi siano diecimila dollari di valore in quel diabolico claim. Saresti derubato, No, signore; ci non accadr. Marcus O' Brien cava danaro dal suolo, ma non dai suoi amici.
Percy Leclaire e Mucluc Charley soffocarono le obiezioni del tenitore di giuochi sotto un grande applauso per un sentimento cos nobile. Si gettarono su O' Brien, uno per lato, abbracciandolo affettuosamente, e dettero l'aire a un tale diluvio di complimenti, che non udirono l'offerta di Curly, il quale proponeva d'inserire nel documento una clausola per stabilire che se non vi fossero stati diecimila dollari di valore nel claim, il venditore avrebbe restituito la differenza. Pi parlavano, e pi nobile e lagrimosa diveniva la discussione. Tutti i motivi sordidi erano banditi. Formarono un trio di filantropi, che si sforzavano di salvare Curly Jim da se stesso e dalla sua filantropia. Sostennero che egli era un altruista umanitario, pieno di amore di sacrificio. Negarono che esistesse un solo ignobile sentimento nel mondo intero. Si arrampicarono sulle pi alte vette morali e si tuffarono in mari metafisici di sentimento.
Curly Jim sudava e s'infuriava e versava whisky. Si trov con una ventina di argomenti sulle braccia, nessuno dei quali aveva a che fare con la miniera d'oro che egli voleva comprare. Pi discutevano e pi si allontanavano da quella miniera d'oro, e, alle due del mattino, Curly Jim si confess battuto. Accompagn i suoi ospiti l'uno dopo l'altro attraverso la cucina e li spinse fuori. O' Brien fu l'ultimo a uscire, e il terzetto, con le braccia allacciate per un mutuo sostegno, titub sul largo gradino della soglia.
- Sei un uomo integro e onesto, Curly - diceva O' Brien. - Devo dire che mi piace il tuo stile... bello e generoso, franco e ospitale... ospitale... ospitalit. Ti fa onore. Non c' nulla di abietto e di avido nella tua natura. Come dicevo...
Ma in quel momento il tenitore di giuochi sbatt la porta. I tre risero tutti felici sul gradino della soglia. Risero a lungo. Poi Mucluc Charley cerc di parlare.
- Strano... ridere cos forte... non  questo che volevo dire. La mia idea ... quale era? Oh, l'ho afferrata! Strano come sfuggono le idee. Idea inafferrabile... caccia all'idea inafferrabile... caccia grossa. Vai sempre a caccia di conigli, Percy, amico mio? Avevo un cane, una volta, un gran cane per conigli. Come si chiamava? Non so il nome... mai avuto un nome... dimenticato il nome... nome inafferrabile... caccia a un nome inafferrabile... no, idea... idea inafferrabile, ma l'ho ritrovata... Quel che volevo dire era... Oh, l'inferno!
Dopo questo vi fu silenzio per un lungo tempo. O' Brien scivol dalle loro braccia in una posizione a sedere sul gradino, dove si addorment dolcemente. Mucluc Charley and a caccia dell'idea inafferrabile attraverso tutti i meandri della sua coscienza offuscata. Leclaire era affascinato dal suo balbetto. Subitamente la mano dell'altro lo colp sulla schiena.
- Ci sono! - grid Mucluc Charley, con voce stentorea.
La scossa interruppe la continuit dei processi mentali di Leclaire.
- Quante once d'oro per ogni scodella? - domand.
- Niente scodelle - rispose Mucluc Charley, con collera. - L'idea... l'ho afferrata... la tengo per la gamba... l'ho inchiodata al suolo.
Il viso di Leclaire assunse un'espressione rapita, ammirativa; e di nuovo pend dalle labbra dell'altro.
- ...L'inferno! - disse Mucluc Charley.
In quel momento la porta della cucina si apr per un istante, e Curly Jim grid:
- Andate a casa!
- Toh! Strano! - disse Mucluc Charley. - Proprio questa era l'idea... la stessa idea mia. Andiamo a casa.
Raccolsero O' Brien fra loro due e partirono. Mucluc Charley si mise a inseguire ad alta voce un'altra idea. Leclaire teneva dietro con entusiasmo all'inseguimento. Ma O' Brien non gli teneva dietro. Non udiva, non sapeva, non vedeva nulla. Era un semplice automa barcollante, sostenuto con affetto, per quanto precariamente, dai due associati d'affari.
Presero il sentiero che conduceva all'argine del fiume. Le loro case non si trovavano da quella parte, ma l'idea inafferrabile s. Mucluc Charley sogghignava su quell'idea, di cui non riusciva ad impadronirsi. Giunsero al punto dove la barca di Siskiyou Pearly era ormeggiata alla riva. La corda con cui essa era legata attraversava il sentiero fino a un troncone di pino. V'inciamparono, e precipitarono tutti e tre al suolo. O' Brien sotto a tutti. Un debole lampo di coscienza gli illumin il cervello. Sent il peso dei corpi su lui, e colp pazzamente coi pugni. Poi si riaddorment. Il suo russare sommesso si lev in aria, e Mucluc Charley incominci a sogghignare.
- Nuova idea - confid. - Idea nuova di zecca. L'ho colta in questo momento... senza alcuna fatica. Mi sono avvicinato e l'ho presa per il collo.  mia. O' Brien  ubriaco... bestialmente ubriaco. Vergogna... vergogna infernale... bisogna dargli una lezione. Questa  la barca di Pearly. Mettiamo O' Brien nella barca di Pearly. Tagliamo la gomenetta. Lasciamola partire gi per lo Yukon. O' Brien si sveglia domattina... non pu remare contro corrente... deve tornare a piedi. Torner pi infuriato di un cappellaio. Mi vedrai correre verso l'albero pi alto. Ma avr imparato ugualmente la lezione.
Nella barca di Siskiyou Pearly, tranne un paio di remi, non c'era null'altro. Il suo bordo strisciava contro l'argine, a un passo da O' Brien. Ve lo rotolarono dentro. Mucluc Charley sciolse la gomenetta e Leclaire spinse la barca nella corrente. Poi, esauriti dalla grande fatica, si distesero sull'argine e dormirono.
La mattina seguente tutta Red Cow seppe dello scherzo che era stato giocato a Marcus O'Brien. Vi furono grandi scommesse su quel che sarebbe accaduto ai due autori quando la vittima fosse tornata indietro. Nel pomeriggio fu appostata una vedetta, in modo che il campo fosse informato del suo arrivo. Ma egli non venne, quantunque i suoi compagni rimanessero in piedi fino a mezzanotte. N torn l'indomani, n il giorno successivo. Red Cow non rivide pi Marcus O' Brien, e per quante congetture si facessero, nessun indizio venne mai a diradare il mistero della sua sparizione.
Solo Marcus O' Brien sapeva, ed egli non torn mai indietro per raccontarlo. Si svegli la mattina seguente fra i tormenti. Aveva lo stomaco calcinato dalla straordinaria quantit di whisky che aveva ingoiato, e la sentiva come una fornace arroventata. La testa gli doleva tutta, dentro e fuori, e peggiore di questa era la sofferenza del viso. Per sei ore consecutive migliaia e migliaia di zanzare s'erano nutrite su lui, e il loro veleno gli aveva gonfiato la faccia in maniera tremenda. Fu solo con un prodigioso sforzo di volont che riusc ad aprire gli occhi e a guardare attraverso le due fessure lasciate nella carne tumefatta. Gli accadde di muovere le mani, ed esse gli fecero male. Le guard, ma non le riconobbe, cos gonfie erano per il virus delle zanzare. Egli era perduto, o piuttosto la sua identit era perduta per lui. Non aveva intorno a s alcun oggetto familiare che, per associazione di idee, potesse ridestare la sua coscienza. alla continuit dell'esistenza. Era completamente staccato dalla vita precedente, perch non c'era nulla intorno a lui per far risorgere nel suo spirito il ricordo del passato. E poi, si sentiva cos malato e miserabile, che gli mancava l'[energia per frugare nel cervello alla ricerca di questo passato sparito.
Poi scopr una curvatura del mignolo, cagionata dalla rottura dell'osso anni prima, e allora si riconobbe per Marcus O' Brien. All'istante il passato si precipit nella sua coscienza. Quando si accorse di una ecchimosi che aveva sotto l'unghia del pollice, una ecchimosi che risaliva alla settimana precedente, l'identificazione della propria personalit fu completa, e seppe che quelle mani non familiari appartenevano a Marcus O' Brien, o, piuttosto, che Marcus O' Brien apparteneva a quelle mani. Il suo primo pensiero fu che era malato, che aveva avuto la febbre malarica. Gli faceva talmente male aprire gli occhi, che li tenne chiusi. Un piccolo ramo galleggiante urt contro la barca con un colpo forte. Pens che fosse qualcuno che picchiasse alla porta della capanna, e grid
- Avanti!
Attese un momento, e, poich nessuno entrava, aggiunse:
- Resta fuori, allora, e il diavolo ti porti.
Pure, prov il desiderio che l'estraneo entrasse, per avere qualche spiegazione sulla sua malattia.
Ma mentre giaceva cos, la notte trascorsa cominci a ricostruirsi nel suo cervello. Non era stato affatto malato, fu il suo pensiero; era stato semplicemente ubriaco, ed era tempo di levarsi per andare al lavoro. Il lavoro gli richiam l'idea della miniera, e ramment che aveva rifiutato di venderla per diecimila dollari. Si tir subitamente su a sedere e si sforz di aprire gli occhi. Si vide in una barca, trascinata alla deriva dalla corrente gonfia e bruna dello Yukon. Le rive e le isole coperte di abeti non gli erano familiari. Rimase stordito per un momento. Non riusciva a comprendere. Rammentava l'orgia della notte precedente, ma non v'era alcuna connessione fra essa e la sua situazione presente.
Chiuse gli occhi e si strinse fra le mani la testa indolenzita. Che era accaduto? Lentamente un pensiero spaventoso sorse nella sua mente. Lott contro quel pensiero, si sforz di scacciarlo, ma esso persisteva: aveva ucciso qualcuno. Questo solo poteva spiegare perch si trovava in una barca scoperta, trascinato gi per lo Yukon. La legge di Red Cow, che egli aveva cos a lungo amministrata, era stata amministrata a lui. Aveva ucciso qualcuno, ed era stato mandato alla deriva. Da chi? Frug il cervello annebbiato per una risposta, ma tutto quello che ne venne fuori fu il vago ricordo di qualcuno che gli si gettava addosso e dei colpi furiosi che aveva avventato. Chi erano? Forse ne aveva ucciso pi d'uno. Port la mano alla cintola. V'era la guaina, ma il coltello mancava. Doveva esservi stata una ragione per l'assassinio. Apr gli occhi, preso dal panico, e si mise a cercare nella barca. Non v'erano viveri, non un'oncia di viveri. Si mise a sedere con un gemito. Aveva ucciso senza provocazione. L'estremo rigore della legge gli era stato applicato.
Per mezz'ora rest immobile, sorreggendosi il capo dolorante, e sforzandosi di pensare. Poi rinfresc lo stomaco con un sorso d'acqua che prese nel fiume con il cavo della mano, e si sent meglio. Si lev in piedi, e, solo sulla vasta distesa dello Yukon udito solo dal vasto wilderness primordiale, maledisse l'alcool. Dopo questo, leg la gomenetta a un enorme pino galleggiante, che affondava pi profondamente nella corrente, e perci viaggiava con maggiore rapidi]t. Si lav il viso e le mani, si mise a sedere sulla panchetta di poppa, e riflett ancora. Il mese di giugno volgeva alla fine. Erano duemila miglia fino al mare di Behring. La barca filava alla velocit media di cinque miglia l'ora. Non v'erano tenebre in quelle latitudini, in una simile epoca dell'anno, e sarebbe stato in grado di proseguire sul fiume per ventiquattro ore sulle ventiquattro. Questo voleva dire centoventi miglia. Anche a volerne togliere venti per qualche possibile incidente, rimanevano sempre cento miglia giornaliere. In venti giorni avrebbe raggiunto il mare di Behring, e vi sarebbe giunto senza sperpero di energia, perch il fiume faceva il lavoro. Poteva giacere in fondo alla barca e risparmiare le forze.
Per due giorni non mangi nulla. Poi, giunto alle terre basse, sbarc sulle isole e raccolse uova di anitre e di oche selvatiche. Non aveva fiammiferi, e le mangi crude. Erano un po' vecchie, ma gli permisero di durare. Quando attravers il Circolo Artico, trov il posto della Compagnia della Baia di Hudson. La brigata non era ancora giunta dal Mackenzie, e il posto era completamente sfornito di viveri. Gli offrirono delle uova di anitre selvatiche; ma egli li inform che ne aveva uno staio nella barca. Gli offrirono anche del whisky, ma lo rifiut con profonda ripugnanza. Ottenne dei fiammiferi, tuttavia, e con questi poteva cuocere le uova. Verso la foce del fiume i venti contrari lo fecero ritardare, sicch il viaggio ne fu prolungato, e la dieta di uova dur ventiquattro giorni, invece dei venti previsti. Sfortunatamente, dormiva quando era passato davanti alle missioni di San Paolo e della Santa Croce. E poteva dire con tutta sincerit, come disse infatti quando si ritrov nella civilizzazione, che le voci che correvano intorno alle missioni operanti sullo Yukon erano tutte fandonie. Non c'era alcuna missione, ed egli era in grado di saperlo.
Una volta giunto sul mare di Behring, mut la dieta di uova, per una dieta di carne di foca, e non fu mai in grado di decidere quale delle due fosse pi nauseante. Nell'autunno fu soccorso da un cutter doganale degli Stati Uniti, e l'inverno successivo si trov a San Francisco, dove fece sensazione come conferenziere sulla temperanza. In questo campo, Marcus O' Brien ha trovato la propria vocazione. "Evitate la bottiglia",  il suo grido di guerra e la sua bandiera. Riesce sottilmente a dare l'impressione che nella sua vita un gran disastro sia sopravvenuto a causa della bottiglia. Accenna, anche, alla perdita di un'enorme fortuna, e dietro quell'incidente i suoi ascoltatori intravedono l'ombra del male terribile e inconcepibile di cui la bottiglia  responsabile. Ha avuto grandi successi in questa carriera, ed  divenuto grigio e rispettato nella sua ardente crociata contro l'alcool.
Ma sullo Yukon la sparizione di Marcus O'Brien  passata alla leggenda.  un mistero che non sar mai risoluto, un mistero che sta alla pari con la scomparsa dell'esploratore polare sir John Franklin.
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FINE.